Francesco Paolo Traisci

Violazione dei doveri di lealtà sportiva e atti discriminatori. Violazione dell’art. 1 bis (che parla genericamente di obbligo di lealtà sportiva) e dell’art. 11 del Codice di Giustizia Sportiva della FIGC che punisce ogni comportamento discriminatorio definito “ogni condotta che, direttamente o indirettamente, comporti offesa, denigrazione o insulto per motivi di razza, colore, religione, lingua, sesso, nazionalità, origine etnica, ovvero configuri propaganda ideologica vietata dalla legge o comunque inneggiante a comportamenti discriminatori”.

La Nord chiusa, sanzione contro la società, non contro i tifosi

Queste, in buona sostanza, le accuse formulate dalla procura federale della FIGC nei confronti del presidente della Lazio Lotito per le note vicende avvenute in Curva Sud, in occasione della gara interna contro il Cagliari. I fatti sono noti e non meritano ulteriori specifiche. Ma qualche precisazione andrebbe fatta, in un’ottica esclusivamente giuridica, libera da valutazioni morali ed etiche che attengono al sentimento di ciascuno. In un’ottica giuridica appare necessario distinguere la posizione personale del Presidente Lotito da quella della Società. Della vicenda dell’apertura della Curva Maestrelli, solitamente chiusa, e della vendita dei biglietti ai tifosi che normalmente siedono in quella opposta, abbiamo già parlato e non abbiamo cambiato idea.

La sanzione della chiusura della Curva Nord per la recidiva nei cori razzisti è una sanzione comminata in virtù del meccanismo della responsabilità oggettiva ed è stata scontata. Per punire i singoli tifosi questi avrebbero dovuto essere identificati e puniti individualmente con il divieto di accesso (il famoso DASPO). Ma, in assenza di DASPO a nessuno non può essere precluso l’accesso allo Stadio. Né, in assenza di specifico provvedimento di chiusura (in virtù di una sanzione, come quella relativa alla Curva Nord, o di un provvedimento a tutela della sicurezza urbanistica) si può impedire all’organizzatore della manifestazione di beneficiare della maggior capienza possibile del proprio stadio.

In realtà si punta a punire i tifosi per gli adesivi

In realtà quello che si vorrebbe punire sono i fatti avvenuti successivamente, visto il comportamento dei (o di una parte dei) tifosi che, pur avendo formalmente aderito alla campagna contro il razzismo lanciata dalla società, con l’acquisto del biglietto, hanno proseguito nel lanciare i messaggi di odio razziale nelle forme ormai note a tutti. Poteva la società (e quindi Lotito) prevedere che alcuni tifosi (pochi, tanti, la maggioranza, non lo so e qui non rileva) avrebbero continuato ed anzi sfruttato l’occasione per un ulteriore messaggio ancora più deplorevole? Non riusciamo e non vogliamo crederlo; se invece la prova dei fatti dovesse smentirci, allora sì che si potrebbe, anzi, si dovrebbe parlare di slealtà sportiva e di comportamenti discriminatori per i rappresentanti della società che avrebbero agevolato il comportamento razzista dei tifosi o addirittura, in un disegno più ampio e partecipato ad esso.

Prossima gara a porte chiuse?

Diverso il discorso per quanto riguarda la responsabilità oggettiva della società per i medesimi comportamenti. Si tratta di un meccanismo che, come ormai tutti sanno, colpisce la società per i comportamenti illeciti dei propri tifosi. E per la vicenda degli adesivi di Anna Frank in maglia giallorossa, non sembra esserci modo di evitare la sanzione: i meccanismi della responsabilità oggettiva non consentono di sfuggirvi. E purtroppo per la Società biancoceleste, i cui tifosi sono plurirecidivi, non è difficile prevedere una mano pesante del giudice. La curva Nord deve ancora scontare un’ulteriore giornata di squalifica per i fatti precedenti. Quale sarà questa volta la sanzione? A rischio la gara a porte chiuse. Ed una punizione per tutti i tifosi, anche per quelli (quasi tutti) che disprezzano il razzismo in generale e l’antisemitismo in particolare!