Francesco Paolo Traisci

L’allarme è stato lanciato dal numero uno dell’UEFA, Ceferin che ha espresso tutta la sua perplessità per la solidità finanziaria del nuovo Milan cinese. Spese folli, campagna acquisti estiva faraonica, fiumi di denaro garantiti da un fondo di investimento americano ad un uomo d’affari dal nome cinese. E fiumi di inchiostro sono già stati versati sul punto. Ma concentriamoci sulle dichiarazioni di Ceferin. Due le possibili chiavi di lettura.  La prima: il forte indebitamento del Milan con il Fondo di investimenti che ne ha finanziato l’acquisto creerebbe preoccupazione per il futuro stesso del club, che rischierebbe il default qualora non fosse in grado di saldare il debito con il fondo. Default che a lungo andare significa insolvenza e poi fallimento. La seconda riguarda invece il possibile mancato rispetto delle regole del Fair Play Finanziario. Su questo versante forti dubbi sono sorti sin dall’inizio, malgrado i vertici italiani della società ostentassero una tranquillità che molti hanno giudicato eccessiva.

Come funziona il Fair Play Finanziario

Tralasciando per il momento il problema della solidità finanziaria degli azionisti cinesi e la loro prospettiva di restituire al fondo quanto ricevuto maggiorato degli elevati interessi pattuiti, vediamo rapidamente a che punto siamo con il Fair Play Finanziario. Che cos’è e come funziona lo abbiamo spiegato più volte. Andiamo per punti. Essenzialmente, i criteri del FPF si realizzano con il raggiungimento di due obiettivi fondamentali: da un lato il rispetto della parità di bilancio, ossia a fine dell’anno contabile le uscite debbono essere compensate dalle entrate. Dall’altro questo break-even deve raggiunto senza eccessivi aiuti da parte degli azionisti: i ricavi debbono essere ricavi dall’attività del club e non i soldini che il patron mette nella cassa per continuare a far girare il suo giochino.  Il tutto con dei margini di elasticità (possibile uno sforamento sino a 5 milioni per della parità e possibilità di immettere sino a 30/45 milioni da parte degli azionisti) e di tempistica.

Le due cose paiono ovviamente legate ma non lo sono necessariamente. Ad esempio, il PSG è nel mirino della Commissione Fair Play non perché ci sia un serio pericolo di insolvenza ma perché si vuole evitare che il buco di bilancio generato dall’affare Neymar sia colmato con giri di denaro provenienti dal padrone, lo sceicco Al-Khelaifi, magari mascherati da sponsorizzazioni o diritti di immagine.

Il caso del Milan: il Voluntary Agreement

Nel caso del Milan, il pericolo (concreto, a sentire gli stessi vertici dell’UEFA), è invece lo sforamento di bilancio ed addirittura la prospettiva di insolvenza (e qui si ricollegano le due possibili letture del pensiero espresso da Ceferin). In realtà, per tranquillizzare i capi dell’organismo europeo, il Milan aveva da tempo intrapreso la strada del cosiddetto Voluntary Agreement ossia una procedura, negoziata con lo stesso Comitato Fair Play, volta a convincerlo che la situazione debitoria sia sotto controllo e che ci sia un piano serio per ridurre i debiti (di bilancio, non quelli dell’azionista verso il Fondo) nei limiti previsti. Quindi oggi ho speso tot, ma nel giro di qualche tempo recupererò le perdite attraverso i seguenti introiti. Di solito quindi si conta sui futuri introiti dei diritti televisivi, ma soprattutto sui premi per la partecipazione e le vittorie nelle competizioni nazionali ed europee.

Il Milan quindi sta proponendo di rientrare delle spese estive con i premi guadagnati in Europa League e grazie al piazzamento in Campionato. E se i risultati (e quindi i soldi) non dovessero arrivare? Semplice, si attuerebbe il piano B, ripianando le perdite con la vendita di alcuni dei pezzi pregiati! Il tutto secondo stime verosimili, sia in termini di risultati, sia in quelli dei ricavi dal sacrificio di alcuni dei migliori giocatori. Sicuramente le stime debbono essere non eccessivamente positive, fatte con un ottimismo che non deve avvicinarsi all’incoscienza. Forse è questo il punto critico messo in evidenza dall’UEFA: alcune stime sono troppo ottimistiche. Ed allora a rischio il raggiungimento dell’accordo con l’UEFA.

E si aprirebbe allora (nei modi e nei termini previsti dal Regolamento sul Fair Play Finanziario) una fase sanzionatoria, con eventuale patteggiamento della sanzione attraverso il cosiddetto Settlement Agreement. Ma questa è un’altra storia, che per il bene del Milan e dei suoi tifosi speriamo non vada mai in scena!