Francesco Paolo Traisci

Alzi la mano chi, vedendo i titoloni dei giornali sportivi ed i servizi televisivi sul calciomercato, non si è posto, almeno una volta, questa domanda: “Ma come fa il Milan a spendere e spandere con una campagna acquisti faraonica, senza curarsi minimamente del famoso fair play finanziario che invece pare paralizzare le mosse dei cugini interisti?”.

André Gomes, Bonucci, Biglia, Borini, Conti, Calhanoglu, Kessie, Musacchio, Rodriguez e chi più ne ha più ne metta, senza contare gli annunci sbandierati di un top player in attacco… I paperoni cinesi non badano a spese per rifondare il club rossonero, alla faccia della voragine di quasi trecento milioni di buco di bilancio aggregato degli ultimi tre anni. E soprattutto, alla faccia del fair play finanziario. Ma come è possibile? E cos’è il fair play finanziario, tanto caro ai vertici del calcio mondiale?

milan fair play finanziario

Silva con Fassone e Mirabelli durante la presentazione. Ph dal sito ufficiale del Milan

Lo abbiamo già scritto in passato: si tratta di un sistema di regole, inserite all’interno del regolamento per le licenze UEFA, in virtù del quale i club debbono impegnarsi per raggiungere la parità di bilancio (il cosiddetto break even) con risorse proprie, consentendo ai proprietari di immettere nelle casse sociali solo somme limitate (si fa per dire). Nello specifico, la parità deve riguardare il triennio di riferimento ed ai proprietari non è consentito versare più di 30 milioni per ripianare le perdite di bilancio. Un occhio di riguardo però è riservato ai club che abbiano cambiato la proprietà, in modo da consentire ai nuovi padroni di pianificare gli investimenti volti a ripianare debiti delle precedenti gestioni.

Chi sfora viene invitato a mettersi in regola attraverso un “settlement agreement”, ossia un accordo con l’organismo di controllo dell’UEFA, così come a suo tempo fecero PSG, Manchester City ma anche Roma e Inter. Nella revisione del regolamento, avvenuta nel 2015, è stato poi introdotto un ulteriore procedimento, il cosiddetto “volountary agreement”,  attraverso il quale è il club che, sapendo di non essere in regola, propone una soluzione concordata per rientrare nei parametri. A suo tempo, il Milan pur non essendo (ancora) oggetto di controlli perché l’anno precedente non ha partecipato alle competizioni europee, ha presentato un piano di rientro, che però non ha convinto l’organo di controllo dell’UEFA che ha chiesto ulteriori chiarimenti. A quel punto, temendo la bocciatura, il club rossonero ha deciso di ritirare il piano di rientro presentato ed ha annunciato un nuovo piano. Nel frattempo, non essendo sottoposto a controlli è libero di spendere come vuole.

Quindi il Milan è libero di spendere anche se, sicuramente, sarà chiamato a rispondere anche dei debiti che sta facendo oggi e che andranno ad appesantire il bilancio attuale. Ed allora perché queste spese “folli”? Perché nell’ottica rossonera non ci si può permettere di aspettare… Bisogna vincere subito! La proprietà cinese per l’acquisizione e per i vari aumenti di capitale ha contratto un forte debito con un fondo americano, debito che sconta un alto interesse e che è garantito dalle azioni stesse della società. Non dovesse riuscire a ripagare il debito, il rischio è quindi quello che la società cada nelle mani del fondo stesso o comunque che venga venduta dal fondo. Da qui la ricerca affannosa di guadagni rapidi, in una sorta di roulette russa in cui in gioco c’è proprio la società stessa!!!

berlusconi milan cinesi

L’ex numero uno del Milan Berlusconi insieme a Han Li e Yonghong Li

In questo senso devono essere letti anche la ricerca di nuove fonti di guadagno anche attraverso accordi di licensing e progetti di joint venture nel mercato asiatico. A dire la verità, simili fonti di reddito già costituivano una delle pietre miliari sulle quali si era fondato il volountary agreement appena ritirato. E proprio sulla fondatezza della previsione di queste entrate erano sorti i dubbi dell’organismo di controllo, che aveva chiesto informazioni più approfondite ritenendo troppo ottimistiche le previsioni rossonere, considerando anche che dai documenti ufficiali del governo cinese, l’operazione di acquisizione del Milan non risulterebbe fra gli investimenti considerati veramente cinesi (contrariamente al quello di Suning per l’Inter). Di recente però pare che qualcosa sia cambiato, con un primo annuncio di partnership fra il Milan ed alcuni enti cinesi. Staremo a vedere!

Un ultima domanda rimane però nella mente del lettore: e perché l’Inter no? In realtà, mentre il Milan ancora deve sottoporsi ai controlli, l’Inter sta già pagando (come la Roma, peraltro) per le violazioni passate. L’Inter si è infatti impegnata, in seguito ad un settlement agreement, a rientrare nei parametri del fair play finanziario per i debiti contratti dalle passate gestioni ed in virtù dell’impegno preso non può spendere più di quanto incassa. Perché contravvenire ai patti con Ginevra avrebbe conseguenze disastrose e sanzioni gravi!