Francesco Paolo Traisci

Lunedì 9 ottobre sarà la data storica per la Catalunya che tutti si aspettano? Il Parlamento è pronto a proclamare la secessione e l’indipendenza. Ci riuscirà? Sarà guerra con Madrid o si troverà una soluzione? Lo vedremo presto! Non ci crediamo appieno ma divertiamoci comunque ad ipotizzare alcuni scenari.

Cosa succederebbe alla Nazionale e ai giocatori?

Grande fermento nel mondo sportivo per le possibili conseguenze: che ne sarebbe della Nazionale, qualora fosse privata dei suoi giocatori catalani? E che ne sarebbe delle squadre catalane, in primis il Barça, impegnate nei campionati nazionali? E giù illazioni a gogo e fake news. Sgombriamo subito il campo dal primo equivoco. Purtroppo (per noi italiani) la Spagna, che ha conquistato (meritatamente) la qualificazione per Russia 2016, potrà in ogni caso partecipare alla fase finale della Coppa del Mondo, direi pure con motivate speranze di vincere.

Non si ripeterà certo il caso della ex Yugoslavia del 1992, perché in quel caso la Serbia fu squalificata come sanzione per l’invasione del Kosovo e comunque per una guerra civile che all’epoca stava insanguinando la penisola balcanica. Si tratta di uno scenario che, a prescindere da qualche accenno di violenza, non è assolutamente (per fortuna) ipotizzabile. Il Regno di Spagna rimarrebbe il Regno di Spagna anche senza la Catalogna e la Federazione Spagnola, avendo conquistato con la propria squadra nazionale il diritto di disputare la fase finale del mondiale, potrà farlo.

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La Nazionale Spagnola

Un ulteriore discorso riguarda i giocatori che potrebbe schierare. Tutti si domandano infatti dove andrebbe la Roja senza i vari Piqué, Busquets e gli altri campioni del Barcellona, partendo però dal presupposto (a mio avviso, per nulla scontato) che i vari Piqué, Busquets ecc., posti dinnanzi alla scelta fra la cittadinanza catalana di nuova istituzione e quella spagnola che legittimamente possiedono, deciderebbero in blocco di restituire il proprio passaporto spagnolo. Rinunciando oltretutto a tutti i vantaggi derivanti dallo status di comunitario, che difficilmente sarà riconosciuto ai catalani (in tal senso l’Europa ha già messo le mani avanti), per acquistare quello catalano, la cui nazionale non è riconosciuta dagli organi ufficiali del calcio.

Per poter difendere i colori della nazionale conta, ai sensi dell’art. 15 del Regolamento FIFA, il possesso permanente della nazionalità, e mi sembra assolutamente irragionevole ritenere (anche in seguito alle dichiarazioni degli interessati) che i giocatori della rosa della nazionale spagnola rinuncerebbero al passaporto iberico, quanto meno nell’immediato. Per giocare nella nazionale catalana ci sarà eventualmente tempo, qualora questa riuscisse a farsi riconoscere dalla FIFA e dall’UEFA. In questo caso, potranno farlo ai sensi dell’art. 15, comma 2, che consente a chi perde la vecchia cittadinanza per acquistarne una di un paese “nuovo”, di giocare per quello nuovo, in deroga alla regola sui cambi di cittadinanza (che vieta a chi ha giocato gare ufficiali con una nazionale maggiore di scendere in campo con la maglia di un’altra rappresentativa nazionale).

E quale destino attenderebbe le squadre di club?

E per quanto riguarda le squadre di club? A quale campionato nazionale parteciperebbero le squadre catalane? Non ipotizzando (quantomeno nell’immediato) la creazione di un campionato nazionale catalano (soprattutto in assenza di riconoscimento da parte della Federazione Internazionale), il Barcellona e le altre dovrebbero essere ospitate da una campionato estero. Ma come funziona? Sappiamo di squadre che giocano in campionati stranieri. In virtù di quale regola possono farlo? In apparenza dipende dallo Statuto di ogni Federazione nazionale. Cominciamo a distinguere caso per caso.

Da noi la squadra di San Marino è l’unica rappresentante della Federazione SanMarino Gioco Calcio ad essere autorizzata a partecipare al Campionato organizzato da una Federazione estera (la FIGC). In realtà il club era nato proprio per questo, ossia come rappresentativa della piccola Repubblica del Titano, che ancora non aveva un campionato proprio. Il fatto che successivamente sia intervenuto il riconoscimento da UEFA e FIFA per la Federazione e che questa abbia organizzato un campionato interno, non hanno cambiato la situazione della squadra: continua con alterne fortune a navigare fra la Lega Pro e la LND del nostro campionato.

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La carica del Monaco prima del match contro il City

Situazione diversa per il Monaco, spesso protagonista in Ligue 1 francese. Non esiste una Federazione monegasca, non è mai esistita, e quindi nemmeno una nazionale del Principato, tanto che i giocatori con cittadinanza monegasca sono equiparati (dall’art. 68 del Regolamento generale della FFF) ai francesi. In verità lo sarebbero anche quelli cittadini di Andorra, proprio in virtù della medesima norma, ma Andorra ormai ha una Federazione, una nazionale che sta disputando (senza grande fortuna, per la verità) le qualificazioni per la fase finale dei mondiali ed anche un campionato nazionale con una prima ed una seconda divisione. Al quale però non partecipa la squadra più importante del paese, il serbatoio della nazionale, l’Andorra F.C., che tradizionalmente milita nei campionati della Federazione Spagnola.  Ci sono poi i casi di alcune squadre inglesi che militano nel campionato scozzese e viceversa, oltre allo Swansea che milita nella Premier inglese (ci sono circa una decina di squadre gallesi, tra cui il Cardiff ed il Wrexham, che militano nei vari campionati inglese).

In tutti i casi, più che a ragioni tecniche, la permanenza in campionati stranieri è dovuta a ragioni storiche, fra cui, di solito, l’assenza di un campionato nazionale o di competitori validi fra i compatrioti, che aveva costretto il club a chiedere ospitalità al campionato della nazione vicina. E, una volta nato il proprio campionato nazionale, l’impossibilità o la mancanza di volontà di iscrivervisi per l’ostilità dei club connazionali, oppure per la mancanza di stimoli per la manifesta superiorità nei loro confronti, hanno fatto sì che il club in genere abbia preferito rimanere “ospite” presso una Federazione straniera. Per essere ospite è quindi, al di là delle carte ufficiali, spesso, lacunose o comunque modificabili, è necessario un invito.

Chi inviterà il Barcellona? La Francia, anche per ragioni storiche, si candida… Ma anche la Spagna potrebbe dire la sua…per non perdere una delle sue attrattive principali. Ponti d’oro quindi al Barcellona, in caso di secessione. Ma non credo che tutto ciò accadrà …