Francesco Paolo Traisci

Non sono ancora finite le polemiche per la triste eliminazione della nostra nazionale dalla fase finale dei mondiali che si terrà in Russia l’estate prossima. Dopo 60 anni non ci saranno gli azzurri e dalla fallita caccia al benedetto gol qualificazione si è rapidamente passati ad un altro sport: la caccia al colpevole (altro sport nazionale al pari, se non con più adepti, rispetto al calcio). Due sul banco degli imputati: il Commissario Tecnico Giampiero Ventura ed il suo main sponsor, il presidente della Federazione, Carlo Tavecchio. A chiederne a gran voce la testa (o le meno cruente dimissioni) oltre ai tifosi, tutto l’establishment dello sport italiano.

CT e Presidente della Federazione vengono messi sulla stessa barca, ma non possiamo fare di tutta l’erba un fascio; si tratta di rapporti diversi il cui scioglimento deve seguire procedure differenti. Il CT è infatti legato da quello che la legge n. 91 del 1981 definisce contratto di lavoro subordinato sportivo disciplinandone gli estremi. Non prevedendo questa legge, specifici mezzi di scioglimento del contratto, è chiaro che bisogna far riferimento ai normali mezzi previsti dal diritto contrattuale. Al contrario, il rapporto del Presidente con la Federazione è un rapporto “organico” che ha anche altri modi di scioglimento diversi da quelli del diritto contrattuale. Sicuramente i rapporti possono sciogliersi per il decorso del termine (leggasi contratto per Ventura e scadenza del mandato per Tavecchio) e per il mutuo consenso (leggasi dimissioni accettate dalla Federazione per entrambi), ma diverse sono le cause che possono giustificare la cessazione unilaterale per volontà della Federazione stessa (ossia licenziamento nei confronti del CT e sfiducia per il Presidente).

Ventura, il contratto ed un rinnovo troppo ottimistico

Per quanto riguarda Ventura, sappiamo che recentemente la Federazione gli ha rinnovato il contratto che lo legava alla panchina dell’Italia fino al periodo dei mondiali di Russia, anticipando (con malriposto ottimismo) quella che sembrava una scadenza naturale. Infatti l’incarico del tecnico, che sembrava destinato a terminare con l’esperienza mondiale, grazie alla proroga dovrebbe prolungarsi fino agli europei del 2020. Quindi, se il CT non presenterà le proprie dimissioni, sarà lui a guidare la nostra nazionale per le qualificazioni ai prossimi europei. A meno che non sia stata esplicitamente prevista, all’interno del nuovo contratto con il quale è stato prorogato quello precedente, una clausola che avrebbe subordinato il rinnovo alla avvenuta qualificazione per i mondiali. Non essendosi realizzato tale evento, qualora esistesse davvero una simile clausola come da più parti si dà per assodato, il contratto andrebbe a scadenza al termine del periodo inizialmente previsto ossia giugno 2018. Ma, in ogni caso, a meno di dimissioni, il CT rimarrà in carica sino a quella data, recependo normalmente lo stipendio pattuito, pur senza gare ufficiali da disputare.

Tavecchio e Ventura

Tavecchio e Ventura

Certo, la federazione potrebbe comunque togliergli la guida tecnica della nazionale, ma dovrebbe in ogni caso pagarlo fino alla scadenza del contratto. In questo caso si avrebbe, a carico della federazione, il pagamento di due stipendi, uno per Ventura ed uno per il suo sostituto. Ed è proprio in quest’ottica che sembrano potersi giustificare quelle voci per le quali si starebbe pensando all’affidamento temporaneo dell’incarico ad un traghettatore interno alla federazione (e quindi già stipendiato dalla stessa), per i restanti mesi, per poi procedere alla sostituzione di entrambi con un tecnico di fiducia con il quale inaugurare un nuovo ciclo, ripartendo dalle ceneri dell’attuale gestione. Ci sarebbe quindi, al fine di non appesantire il bilancio della federazione, l’idea di ritardare l’inizio di un nuovo corso con un CT che nutra la fiducia dei vertici del nostro calcio, sino all’inizio delle qualificazioni per gli europei del 2020! A meno di non trovare un accordo economico per ridurre o azzerare le mensilità ancora dovute…  Una buonuscita insomma… In questo caso si tratterebbe solo di valutazioni di tipo economico… Siamo sicuri che siano quelle giuste?

Tavecchio, la sfiducia ed un commissariamento quasi impossibile

Diversa è la situazione del Presidente Federale, la cui testa è stata richiesta (fra gli altri) dallo stesso Presidente del CONI. Anche in questo caso, il termine del mandato può avvenire per la sua scadenza, dopo quattro anni, o anche per il mutuo consenso di entrambe le parti. Ma, essendo appena iniziato il mandato e non sembrando in alcun modo esserci l’intenzione del Presidente di rassegnare le dimissioni, rimarrebbe l’ipotesi del risoluzione del mandato per volontà unilaterale della Federazione ovvero di altri enti che la controllano (ossia del CONI). Diciamo subito che non riteniamo praticabile la strada del Commissariamento della Federazione, con la conseguente coattiva rimozione del Presidente e la sua sostituzione con un Commissario nominato dal CONI. Il commissariamento delle Federazioni rientra nei poteri del Consiglio Nazionale del CONI, ma può avvenire (ai sensi dell’art. 5 e ter dello Statuto) solamente in caso di “gravi irregolarità nella gestione o di gravi violazioni dell’ordinamento sportivo da parte degli organi direttivi, ovvero in caso di constatata impossibilità di funzionamento dei medesimi, o nel caso in cui non siano garantiti il regolare avvio e svolgimento delle competizioni sportive nazionali”. Nessuna di queste ipotesi pare tuttavia riconducibile al mancato raggiungimento dei risultati sportivi, cioè ciò che si è verificato nel nostro caso!

tavecchio figc

Il presidente della Figc Carlo Tavecchio

D’altra parte sempre secondo la lettera dello Statuto del CONI, la FIGC, come tutte le Federazioni, è “un’associazione senza fini di lucro con personalità giuridica di diritto privato” (art. 20, comma 1), che pur svolgendo “l’attività sportiva e le relative attività di promozione, in armonia con le deliberazioni e gli indirizzi del CIO e del CONI, anche in considerazione della rilevanza pubblicistica di specifici aspetti di tale attività”, si vede riconosciuta, nell’ambito dell’ordinamento sportivo, “l’autonomia tecnica, organizzativa e di gestione, sotto la vigilanza del CONI” (art. 20, comma 4). E la scelta del CT appare proprio rientrare in tale margine di autonomia! Non si tratta peraltro nemmeno di attività a valenza pubblicistica, essendo il novero di queste ultime limitato alle “attività delle Federazioni sportive nazionali relative all’ammissione e all’affiliazione di società, di associazioni sportive e di singoli tesserati; alla revoca a qualsiasi titolo e alla modificazione dei provvedimenti di ammissione o di affiliazione; al controllo in ordine al regolare svolgimento delle competizioni e dei campionati sportivi professionistici; all’utilizzazione dei contributi pubblici; alla prevenzione e repressione del doping, nonché le attività relative alla preparazione olimpica e all’alto livello, alla formazione dei tecnici, all’utilizzazione e alla gestione degli impianti sportivi pubblici” (art. 23, comma 1).

Le dimissioni non possono essere imposte al Presidente Federale

Ed ancora possiamo aggiungere che non è stata commessa alcuna violazione del Codice di Comportamento Sportivo tali da giustificare la conclusione del mandato del Presidente della Federazione. E’ vero però che il Presidente Federale, ai sensi dell’art. 24 dello Statuto della FIGC, ha “la responsabilità generale dell’area tecnico‐sportiva ed esercita le funzioni apicali di programmazione, indirizzo e controllo relative al perseguimento dei risultati agonistici a livello nazionale e internazionale”. Ed è nell’adempimento di tali funzioni che, fra le altre cose, il Presidente nomina i Direttori tecnici delle squadre nazionali (quindi anche Ventura), anche se può farlo solo dopo aver consultato “il CONI e sentito il Consiglio Federale”. In sintesi, come dice la stessa norma, “il Presidente ha la responsabilità generale del buon andamento della Federazione”. E, proprio in considerazione di una gestione ritenuta deficitaria dell’area tecnico sportiva e della scelta di un Direttore Tecnico della Nazionale (Ventura) dimostratasi sbagliata, Tavecchio sarebbe incorso in tale responsabilità.

Nulla però che ne possa determinare la rimozione del Presidente dalla sua carica. Per questo i suoi detrattori gli chiedono un volontario passo indietro, la rassegnazione delle dimissioni. Una assunzione di responsabilità che lo stesso Presidente ha già ampiamente dichiarato di rifiutare, anche per proseguire nella propria gestione che lui, malgrado le tristi vicende della nazionale, continua a ritenere proficua. A leggere le sue stesse dichiarazioni, il Presidente rimarrebbe in sella per completare le riforme di mondo del calci,o che fanno parte del programma tecnico sportivo che la Federazione ha iniziato, come quelle che stanno coinvolgendo le varie Leghe! E qui sorgerebbe un ulteriore questione: qualora Tavecchio dovesse rassegnare le dimissioni da Presidente della Federazione, quale sorte avrebbe Tavecchio, Commissario della Lega di Serie A?

Al di là di tali dubbi, nessuno strumento giuridico può quindi costringere il Presidente della FIGC a rassegnare le dimissioni; solo pressioni politiche… che lui dall’alto del suo passato di politico sembra proprio essere in grado di non sentire.