Francesco Paolo Traisci

Mastica amaro perché con una operazione geniale, il PSG dell’emiro del Qatar gli sta soffiando Neymar, uno dei suoi giocatori simbolo, aggirando nel contempo tutta una serie di divieti apparentemente insuperabili posti dall’UEFA. Non solo quelli Fair Play Finanziario, ma anche quelli della Third Part Ownership, che già in passato abbiamo avuto modo di commentare…

Uno stratagemma geniale per portare Neymar al PSG

Andiamo con ordine. In che consisterebbe la ingegnosa costruzione giuridica ideata dai padroni del PSG per poter presentare la stella brasiliana ai propri tifosi? Dalle notizie di stampa l’operazione appare semplice: il Fondo sovrano del Qatar ingaggia O’Ney come testimonial del paese, non si sa se per semplici campagne per incrementare il turismo o anche per i mondiali che li si svolgeranno fra pochi anni (la differenza però è irrilevante). Lo farebbe a suon di milioni (pare 300), versati alla società che gestisce i diritti di immagine del campione. Con una parte consistente (ma non con la totalità) del denaro, il giocatore stesso provvederebbe a pagare al Barcellona il prezzo della clausola di recesso inserita nel contratto che lo vincola al club blaugrana, diventando quindi un giocatore libero di accasarsi presso qualsiasi club già nella stagione che sta per iniziare. “Casualmente” da giocatore libero il brasiliano sceglierebbe di giocare con la casacca del club parigino che solo “casualmente” è di proprietà del fondo qatariota, lo stesso che ha ingaggiato il giocatore come testimonial. 

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Nasser Al-Khelaïfi, presidente del PSG

Ed il gioco è fatto. Nessun esborso del PSG e quindi nessun debito in violazione del famoso Fair Play Finanziario. Nessun debito da iscrivere in bilancio che possa compromettere la parità richiesta da quel regolamento e quindi nessuna necessità di ripianarlo attraverso il finanziamento del padrone (cosa ammessa dal FPF, ma entro certi limiti, sicuramente superati nel caso Neymar). Nessuna somma esce di fatto dalle casse parigine verso la Spagna. Quindi nessuna violazione del FPF! 

Eluse anche le restrizioni sulla Third Part Ownership

Ma l’operazione ideata dal club transalpino ha un ulteriore aspetto di genialità. Se le cifre trapelate dalle fonti di stampa sono esatte, il Qatar verserebbe 300 milioni alla società che detiene i diritti di immagine del campione a fronte di una clausola di recesso fissata a 222 milioni. 222 andrebbero al Barcellona ed il resto? Il resto ai soci della società! Quindi, pur essendo formalmente un’operazione sui diritti di immagine, il costo del trasferimento di Neymar nella Ville Lumiere ammonterebbe a 300 milioni (oltre all’ingaggio del giocatore, che qui non rileva), con un eccedenza di 78 che rimarrà nelle casse della società e sarà distribuita fra i suoi soci. Questo non sarebbe potuto avvenire “direttamente” attraverso un semplice contratto di trasferimento, perché sarebbe stata una aperta violazione della normativa sulle TPO (third party ownesrhip), che impedisce a soggetti diversi dai club calcistici di guadagnare denaro dalla compravendita di un calciatore in qualità di titolari di quote di proprietà del cartellino dello stesso (è, per intenderci, il divieto per i fondi o per le società di agenti di avere una percentuale sul ricavato dal trasferimento dei propri assistiti).

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La presentazione di Neymar al suo arrivo a Barcellona

Ma la storia si ripete… Già ai tempi del trasferimento di Neymar al Barcellona, si discusse molto su di una presunta percentuale sulla vendita del giocatore trattenuta dal padre del campione. Che questa volta pare essersi fatto furbo, riuscendo ad avere legalmente il proprio tornaconto, in barba al divieto di TPO. Tutti contenti, quindi….O quasi. Perchè il Barcellona mastica amaro!