Francesco Paolo Traisci

Il mondo del calcio è sempre più sul piede di guerra contro il razzismo, una piaga purtroppo ben radicata nella cultura sportiva di alcuni paesi. I vertici della FIFA sono preoccupati per i prossimi mondiali. Sicuramente le campagne di sensibilizzazione sui media e sui social stanno giocando la loro parte, ma è sulla repressione immediata durante le gare che i vertici del massimo ente di governo del calcio mondiale contano per evitare gli episodi di razzismo, che ancora oggi avvengono durante le manifestazioni calcistiche.

La repressione contro calciatori e club…

La repressione è sicuramente prevista nell’art. 58 del Codice Disciplinare della FIFA nella sua versione approvata nel Consiglio del 9 marzo 2017 prevede che il calciatore che, “con parole o atti discrimina o  denigra una persona o un gruppo di persone, in un modo che leda la dignità umana in ragione della sua razza, colore della pelle, lingua, religione o origine sia squalificato per almeno cinque giornate”, con un’ulteriore divieto di accedere allo stadio ed un ammenda di almeno 20.000 Franchi Svizzeri. Se l’autore è invece un dirigente la sanzione minima viene portata a 30.000 Franchi. Se lo stesso comportamento è poi tenuto da più persone, (dirigenti o giocatori) dello stesso club o di una stessa federazione nazionale, la squadra può vedersi togliere tre punti alla prima infrazione, sei al momento della seconda e la retrocessione in caso di perduranti comportamenti. Se invece i comportamenti si svolgono durante una competizione senza classifica (il caso della partita amichevole) la squadra sarà esclusa dalla competizione.

Pugno duro della FIFA quindi contro dirigenti e calciatori. Il tutto in linea con i vari codici di comportamento sportivo, sia relativi allo sport in generale sia in relazione al mondo del calcio.

…ma come funziona con i tifosi?

E per i tifosi? Il Codice ne ha anche per loro. Lo stesso art. 58 al n. 2 prevede che “qualora durante una partita i supporter di una squadra violino le norme antidiscriminatorie, la squadra nazionale o il club riceveranno una sanzione di almeno 30.000 Franchi svizzeri”, e ciò, specifica la norma “anche in assenza di colpa a essi imputabile”. In caso di infrazioni gravi, la norma prevede inoltre la possibilità di comminare ulteriori sanzioni supplementari, come ad esempio l’obbligo di partite a porte chiuse, la sconfitta a tavolino, la decurtazione di punti o l’esclusione dalle competizioni. Il tutto con divieto di accesso agli stadi per i tifosi riconosciuti colpevoli. E ciò anche grazie ad un sistema di videosorveglianza dei tifosi all’interno degli stadi sia durante le gare di qualificazione ai mondiali che in quelle dei mondiali stessi.

Lo stesso sistema sanzionatorio deve poi essere contenuto nei vari regolamenti nazionali di modo che la repressione e le sanzioni siano applicate in modo uniforme anche durante le gare delle competizioni nazionali. Peraltro confermato il modo di operare durante le gare: tre le fasi previste: il richiamo dell’arbitro anche con l’ausilio degli altoparlanti; sospensione della gara in caso di reiterazione ed infine annullamento della stessa con conseguente sconfitta a tavolino per la squadra i cui tifosi si danno alle intemperanze razziste.

Nazionali e club diventano però ricattabili

In realtà, quindi oltre alla punizione individuale per i tifosi autori dei cori o dei gesti razzisti, il sistema sanzionatorio agisce con forza anche nei confronti del club o della nazionale di appartenenza dei tifosi che violano le regole contro il razzismo. E ciò in virtù di un meccanismo di responsabilità oggettiva ben specificato nello stesso articolo 58, che mette in evidenza proprio che la sanzione può colpire il club o la nazionale, “anche in assenza di colpa imputabile” alla sua dirigenza o a quella della federazione nazionale.

Di qui il problema della “ricattabilità” delle squadre da parte di frange di tifosi che, minacciando comportamenti che potrebbero portare a sanzioni anche nei confronti della squadra, cercano di tenere in scacco la sua dirigenza ed di ottenere vantaggi illegittimi (somme di denaro, biglietti da rivendere o altro…). È giusto tutto ciò? È giusto il meccanismo sanzionatorio che prescinde da qualsiasi colpevolezza del punito e che non gli dà nemmeno la facoltà di provare ad evitare la sanzione dimostrando di aver fatto tutto in modo corretto? Non proprio, tant’è vero che questo meccanismo della responsabilità oggettiva è presente solamente nell’ordinamento sportivo e non in quello ordinario (civile o penale che sia)!

Questo lo sanno tutti; ma in realtà è tutta una questione di scelte e di obiettivi. Conta più la lotta alla discriminazione o l’affermazione del principio della responsabilità personale? Si colpisce solo l’autore del comportamento vietato o chi non si è comportato in modo da evitarlo? E ciò va chiesto anche quando si tratta di punire una Federazione per le intemperanze dei tifosi della nazionale!