Francesco Paolo Traisci

Nell’ultimo Consiglio Federale del 13 settembre sono stati approvati i principi e le linee guida per gli Statuti delle Leghe. Le Leghe sono quindi chiamate a riformare i propri Statuti alla luce delle indicazioni e dei precetti contenuti in queste linee guida. Certo, si tratta di un documento destinato a tutte e 4 le Leghe, ma indubbiamente i destinatari principali sono la Lega di Serie A e quella di Serie B, da tempo in crisi e commissariate, che non riescono a trovare una intesa che le possa portare alla nomina dei nuovi vertici.

Ed allora, se non si riesce a nominare un “capo” con le regole esistenti, perché non cambiare le regole? Ma cosa cambierà con il nuovo Statuto? Una premessa importante deve essere fatta: quelle del Consiglio Federale sono linee guida. Non entrano nei dettagli, ma indicano dei principi ai quali i futuri statuti dovranno attenersi. Sui dettagli, ed a volte anche su come seguire materialmente le indicazioni contenute nelle linee guida, sarà poi interessante vedere come questi verranno sviluppati dagli estensori dei singoli statuti che ognuna deciderà di designare.

Le novità presenti nelle linee guida

Vediamo comunque che le linee guida impongono un modello nuovo di Governance con figure e poteri nuovi ed una suddivisione di questi differente rispetto a quella attuale (per la Lega di A il riferimento è allo Statuto in vigore approvato con decreto del Commissario ad Acta del 30 luglio 2014).

Elencando gli organi delle leghe Professionistiche, vengono menzionati l’Assemblea, il Presidente, il Vicepresidente Vicario, il Consiglio Direttivo, l’Amministratore Delegato/Consigliere Delegato, il Collegio dei Revisori dei Conti. Dal confronto con l’attuale Statuto della Lega A, possiamo vedere come saranno mantenute le figure del Presidente e del Vice Presidente (che ora viene qualificato come Vicario, ma sembra un’ovvietà); è stata però aggiunta quella dell’Amministratore Delegato. Tutti siedono nel Consiglio e devono essere figure indipendenti, ossia “non possono avere alcun rapporto a qualsiasi titolo con società appartenente alla Lega interessata o ad altra”.

Queste tre figure indipendenti faranno parte di un Consiglio Direttivo, che le linee guida prevedono composto da un numero dispari di persone, da 5 a 7, ivi compresi i 3 indipendenti. Quindi al posto degli 11 dello Statuto attuale (9 consiglieri più il Presidente ed il Vice), ce ne saranno solo 5 o 7 (verosimilmente 7, per accontentare tutti). Dovendo almeno 1/3 essere indipendenti, e comunque dovendosi contare nel computo totale le 3 figure indipendenti sopra richiamate, lo spazio per i Presidenti dei club (o per i loro delegati) si riduce a 2 o a 4 poltrone.

Al Consiglio competeranno, secondo i Principi generali, le funzioni di indirizzo strategico della Lega e tutti i poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione, con una formula il cui contenuto sembra necessitare di una ulteriore specificazione al momento del suo inserimento fra le norme dello Statuto.

Più poteri all’Amministratore Delegato e meno all’Assemblea

Peraltro con la previsione di un AD che diventa uno dei componenti del Consiglio, si assiste ad una scissione di poteri tra quest’ultimo ed il Presidente: in capo al Presidente rimangono solamente i poteri legati alla rappresentanza legale della Lega, alla presidenza del suo Organo direttivo e dell’Assemblea. Mentre all’Amministratore Delegato saranno attribuite funzioni gestionali, amministrative ed economiche della Lega, necessarie ed utili per la generale, ordinaria e corrente attività di conduzione della stessa. Allo stesso saranno poi attribuiti compiti di strutturare e sovrintendere l’organizzazione generale dei servizi e degli uffici della Lega e la direzione del personale (compito attualmente è attribuito al Segretario Generale, che diventa ora una figura facoltativa e che, mentre il futuro AD siederà in consiglio con tutti i poteri di voto, partecipa solo come verbalizzante).

E’ inoltre prevista una riduzione dei poteri dell’Assemblea (in cui siedono tutti i presidenti di Serie A, o un loro delegato). Rimangono certo i poteri di eleggere e revocare i vari organi e di approvare bilanci, modifiche allo Statuto e spostamenti di sede, ma l’organo plenario perderà un’importante fetta delle attività gestionali ed economiche. Ad esempio, non è più prevista la predisposizione delle linee guida per la commercializzazione dei diritti audiovisivi ma solo la loro approvazione (lasciando intendere che qualcun’altro le dovrà predisporre), così come non è più previsto che l’Organo Assembleare provvederà all’amministrazione e l’utilizzazione delle risorse economiche collettive, comprese quelle relative dalla commercializzazione dei diritti audiovisivi, ma solo alla determinazione dei relativi criteri di ripartizione.

Lo stesso avverrà anche per i proventi delle altre attività economiche della Lega.  Fra le righe dei principi guida si può quindi leggere che dei diritti televisivi e della ripartizione dei loro proventi si occuperà l’Amministratore Delegato, a cui spetterà la direzione delle attività economiche e commerciali della Lega, da solo oppure, in virtù della generica formulazione dei poteri da attribuire al Consiglio, insieme a quest’ultimo.

In ogni caso, all’esito della riforma avremmo quindi un Consiglio Direttivo ed un Amministratore Delegato con forti connotazioni di “indipendenza” rispetto alle società, che, auspicabilmente, sapranno tenersi fuori dalle ripicche personali fra i vari Presidenti, facendo prevalere gli interessi comuni sugli appetiti dei singoli. Saranno in grado di tenere la gestione delle risorse economiche fuori dalle “beghe condominiali” che hanno contraddistinto la Lega negli ultimi anni?

Ce lo auguriamo tutti, per il bene del calcio italiano!