Francesco Paolo Traisci

È tempo di calcio mercato, è tempo di formare e completare le rose delle squadre di serie A. Leggiamo un po’ dappertutto che quel direttore sportivo non può acquistare il giocatore X perché è extracomunitario o deve acquistare il giocatore Y perché calcisticamente formato in ItaliaPerché? A quali restrizioni vanno incontro gli uomini mercato nella composizione delle rose? 

Iniziamo subito a sgombrare il campo da un equivoco: una cosa è il tesseramento, ossia la creazione di un rapporto di lavoro, in virtù del quale il calciatore professionista si impegna a svolgere la propria attività sportiva a favore di un solo club (oltre che, eventualmente, della propria nazionale), un’altra la possibilità di farlo scendere in campo nelle gare ufficiali. Limiti al tesseramento sussistono solamente con riguardo ai calciatori extracomunitari, ossia non in possesso di passaporto di uno dei paesi membri dell’UE, mentre limiti all’elenco di giocatori da utilizzare nel corso della stagione riguardano giocatori di tutte le nazionalità.

douglas costa

Douglas Costa, tesserato dalla Juventus come extracomunitario

Iniziamo con i primi, ossia il limiti al tesseramento, riservati ai giocatori extracomunitari. Come ormai tutti sanno, a partire dalla sentenza Bosman degli anni 90, infatti, non ci sono più distinzioni nel tesseramento fra giocatori nazionali e stranieri, ma fra coloro che hanno un passaporto comunitario e quelli che non lo hanno. In quella famosa sentenza della Corte di Giustizia Europea, la limitazione per l’ingresso di calciatori stranieri se in possesso di passaporto comunitario è stata infatti giustamente inquadrata come un ostacolo alla libera circolazione dei lavoratori all’interno dello spazio europeo, che invece è fortemente tutelata dal Trattato stesso. E le Federazioni, tanto legate alla limitazione degli stranieri nei propri campionati giustificate con la necessità di proteggere i vivai e le rappresentative nazionali, hanno dovuto farsene una ragione. Le barriere sono state quindi alzate nei confronti di coloro che non avevano questo diritto di lavorare ovunque: gli extracomunitari.

Oggi, il tesseramento di questi atleti è regolato dall’art. 40 n. 7 delle NOIF che demanda al Consiglio Federale il compito di emanare ogni anno le norme in materia di tesseramento per società professionistiche di calciatori cittadini di Paesi non aderenti all’U.E. In realtà il Consiglio Federale si limita spesso a confermare sostanzialmente quanto già deciso in precedenza. E così di recente ha confermato per la stagione prossima quanto deciso nel novembre 2014 relativamente all’annata 2015/2016. In particolare ha stabilito che ogni squadra di serie A non può tesserare più di 3 extracomunitari. Se una squadra ne ha già più di due, potrà tesserarne altri due purché uno vada a sostituire un calciatore che si trasferisca all’estero, oppure che nel frattempo abbia acquisito il passaporto comunitario oppure che abbia risolto consensualmente il contratto con il club, mentre l’altro deve avere disputato un numero minimo di gare con la propria nazionale. Se ne ha meno di due potrà liberamente tesserarne fino a 3; se ne ha già due può tesserarne uno liberamente ed uno che ne sostituisca uno trasferitosi all’estero oppure che sia scadenza di contratto o ancora che abbia acquistato il passaporto comunitario. È però consentito il tesseramento senza limiti come giovani di serie per i giocatori minorenni.

Mahrez del Leicester tra gli attesi protagonisti della Coppa d'Africa

Mahrez, algerino con passaporto francese, è liberamente tesserabile

Diverso è il discorso per i limiti numerici imposti alle rose. Non parliamo più di tesseramento in quanto, salvo limitazioni riguardanti il tesseramento di giocatori extracomunitari di cui sopra, ogni club è libero di tesserare quanti giocatori vuole. Però la domenica l’allenatore può scegliere chi mandare in campo solamente all’interno di una lista “ufficiale” limitata ad un numero massimo di giocatori, che all’inizio del campionato è stata inviata alla Lega e non può essere modificata, se non in base ad alcune regole. Lo stesso criterio poi vale per le competizioni europee (per le squadre che vi partecipano), anche se le due liste possono non coincidere. È però evidente che, pur essendo libera di tesserare quanti giocatori vuole (salvo, ripetiamo, per gli extracomunitari), la squadra cercherà di non avere troppi giocatori in soprannumero, perché non potrà utilizzarli nelle gare di campionato. Da qui il famoso fenomeno degli esuberi e degli “esodati”, dei giocatori al margine del progetto, di cui i direttori sportivi cercano di disfarsi cedendoli in prestito o vendendoli al miglior offerente, con il rischio di doverli mandare in tribuna tutto l’anno (oppure fino alla riapertura della lista)!

Per quanto riguarda le caratteristiche di questa lista, possiamo dire che deve contenere non più di 25 nomi di calciatori regolarmente tesserati per la squadra, di cui almeno 8 debbono essere formati “localmente” (per riprendere la terminologia utilizzata nei vari Regolamenti delle competizioni UEFA. Di questi 8, almeno 4 debbono essere formati nel club, ossia debbono essere stati fra i 15 ed i 21 anni tesserati per il club per un periodo di almeno 36 mesi o tre stagioni agonistiche (anche se non continuativamente). Questo per quanto riguarda una lista A, alla quale può aggiungersi una lista B formata dai giocatori Under 21 senza alcun limite di numero. Quindi se il club ha dei giovani Under 21 formati al suo interno o nei vivai di club italiani, può inserirli per completare l’elenco A (qualora non abbia il numero minimo di formati localmente (rimanendo però sotto il  numero di 25 totali) oppure inserirli progressivamente nella lista B. 

under roma

Il romanista Cengiz Ünder, extracomunitario e Under 21

La Lista A deve essere comunicata ufficialmente alla Federazione, entro il giorno precedente la prima gara di campionato e può essere variata solo entro le ore 24 del giorno successivo alla chiusura del primo periodo di calciomercato, dopo di che si può procedere solo con una integrazione (con atleti tesserabili anche in periodi al di fuori di quelli di calciomercato) sino a 25 nel caso in cui la lista iniziale contenesse un numero inferiore di nomi, oppure con sostituzioni in alcuni casi specifici. Sono infatti ammesse: la sostituzione del portiere con un altro portiere; la sostituzione di un giocatore proveniente da un campionato straniero che non abbia ottenuto il transfert dalla federazione di provenienza; quella di un calciatore al quale sia stato revocato il tesseramento o che abbia risolto consensualmente il proprio contratto con la società. È ammessa infine la sostituzione di altri calciatori, per un massimo di 2 una sola volta nella stagione.

Chi non è presente nell’elenco non può prendere parte alle gare di campionato, pena la sconfitta a tavolino della squadra che lo ha schierato (come peraltro è avvenuto nella stagione precedente ai danni del Sassuolo nella gara interna contro il Pescara). 

È chiaro che questi due tipi di limitazioni debbono essere (e di fatto vengono) tenuti in grande considerazione dagli uomini mercato. E spesso conoscerli ci aiuta a capire il perché di alcune scelte altrimenti inspiegabili.