Francesco Paolo Traisci

Eravamo partiti con grandi aspettative… Purtroppo, così come molti, anche noi ci siamo dovuti ricredere. Il VAR non è la panacea di tutti i mali del calcio! L’uso della moderna tecnologia non ha eliminato gli errori arbitrali, perché in definitiva è l’uomo ad usare la tecnologia! È l’uomo che decide quando e come avvalersi della tecnologia e con quale scopo. E questo non va bene! Sono necessarie regole chiare, che determinino quando l’uomo deve, e non semplicemente può, utilizzare la tecnologia. Perché se può farlo, ma anche non farlo, siamo da capo con la discrezionalità, che l’uso della macchina cerca di limitare.

Quando si può fare ricorso al VAR?

E, quando queste regole sono chiare e tassative, che siano conosciute da chi le deve usare! Ecco questo è il secondo problema: la conoscenza delle regole sull’uso del sistema VAR da parte degli arbitri in campo e di quelli che manovrano gli strumenti tecnologici, ossia del VAR e del cosiddetto AVAR. Che, evidentemente, sino ad ora non sono sempre stati all’altezza della situazione. Ma quando è che l’arbitro deve far ricorso alla VAR? Secondo il regolamento, l’arbitro può (e non deve) farne uso, e comunque ha l’ultima parola in 4 casi:

1) Nel caso sia da valutarsi la regolarità di un gol, e quindi anche in caso di fuorigioco dubbio.

2) In caso di assegnazione ed esecuzione di un calcio di rigore.

3) Nel caso di espulsione solo per rosso diretto e non per le ammonizioni (nemmeno seconde).

4) Per correggere un errore nell’identità di un calciatore ammonito o espulso.

Le immagini televisive nel caso Immobile sono chiare: un rigore invocato dai giocatori della Lazio, sul quale l’arbitro ha deciso di non ricorre all’ausilio del VAR. In questo caso ha sbagliato (perché il rigore c’era), ma poteva farlo perché è lui che decide, anche quando viene chiamato dal VAR, se rivedere l’episodio incriminato o meno. È quindi lui a chiamare il VAR se ha un dubbio, è lui a tacitarlo e rifiutarsi di rivedere le immagini se è convinto della propria decisione. Quindi l’arbitro ha sbagliato (per presunzione di aver visto bene)! Ma è sulla successiva espulsione di Immobile che si sono scatenate le polemiche…

Anche qui le immagini sono chiare e non le commentiamo. Leggiamo semplicemente la pronuncia del giudice sportivo che commina una squalifica di 1 giornata all’ariete biancoceleste:

Premesso che al 47 del primo tempo l’arbitro sanzionava con l’espulsione il calciatore della Soc. Lazio Immobile Ciro, dopo un diverbio con un calciatore avversario verificatosi all’interno dell’area di rigore torinista; … Rilevato che sulla base del referto arbitrale, e della precisazione formulata dal direttore di gara interpellato da questo giudice, la condotta sanzionata si è tradotta in un contatto avvenuto di striscio non connotato da violenza comunque senza alcuna conseguenza fisica per il calciatore avversario; […] ritenuto pertanto che la condotta dal calciatore Immobile pur certamente antisportiva, non assuma i connotati di particolare gravità, alla stregua anche della scarsa intensità del contatto effettivo e dell’assenza di qualsivoglia conseguenza.

I comportamenti punibili con l’espulsione

Quindi l’errore arbitrale sta a monte, nell’espulsione del giocatore per un comportamento antisportivo che, anche qualora fosse realizzato, avrebbe dovuto essere sanzionato semplicemente con un cartellino giallo. Non rientra infatti fra quelli sanzionabili con il cartellino rosso che avvengono quando un calciatore:

• nega alla squadra avversaria la segnatura di una rete o un’evidente opportunità di segnare una rete, toccando intenzionalmente il pallone con le mani (eccetto un portiere all’interno della propria area di rigore);

• nega la segnatura di una rete o un’evidente opportunità di segnare una rete ad un avversario il cui movimento complessivo è verso la porta di chi commette un’infrazione punibile con un calcio di punizione (a meno che non si verifichi quanto sotto riportato) ;

• è colpevole di un grave fallo di gioco

• sputa contro un avversario o qualsiasi altra persona

• è colpevole di condotta violenta

• usa un linguaggio o fa dei gesti offensivi, ingiuriosi o minacciosi

• riceve una seconda ammonizione nella medesima gara”.

La stessa norma precisa che per condotta violenta si intende quando:

Un calciatore si rende colpevole di condotta violenta quando usa o tenta di usare vigoria sproporzionata o brutalità contro un avversario in mancanza di contesa per il pallone, o contro un compagno di squadra, un dirigente, un ufficiale di gara, uno spettatore o qualsiasi altra persona, a prescindere dal fatto che si concretizzi o no un contatto. Inoltre, un calciatore che, in mancanza di contesa per il pallone, colpisce intenzionalmente con le mani o le braccia un avversario o qualsiasi altra persona sulla testa o sul volto è colpevole di condotta violenta, a meno che la forza usata sia irrilevante.

Giacomelli non poteva utilizzare il VAR

Ed allora dalla lettura del referto, così come riportato dalla pronuncia del giudice disciplinare, appare palese l’assenza di violenza ed, addirittura, di gravità del comportamento… E quindi, mancando la violenza, mancavano i presupposti per l’espulsione! E di ciò l’arbitro si è reso conto durante la gara, dal momento che lo ha inserito nel referto stilato subito dopo il fischio finale.  Perciò l’arbitro ha sbagliato già nell’applicazione del regolamento! Peraltro in assenza di violenza, è precluso anche l’uso del VAR, tanto su richiesta dell’arbitro quanto su sollecitazione di chi è dietro lo schermo. E quindi anche se erroneamente chiamato in causa, l’arbitro avrebbe potuto correggere la sua decisione (di lasciar proseguire il gioco) solo se avesse individuato un episodio di violenza nello scontro “di striscio” fra Burdisso ed il giocatore laziale! Ma lui stesso lo ha smentito nel referto. Ed allora?

Allora doppio errore di Giacomelli all’Olimpico! E tutto ciò condito da invocazioni al VAR, utilizzate solo a fine di scarica barile…