Marco Piccari

“ No no non so più a che credere… tutti dicono le stesse bugie..” così cantava qualche anno fa Biagio Antonacci, un brano che non passa mai di moda e che dedichiamo ad un protagonista del calcio italiano: Keita Baldè Diao. La mancata convocazione in occasione della finale di Supercoppa italiana è stata la ciliegina sulla torta di questa tumultuosa estate. Non rinnovo, rimango, al Milan non ci vado, i tweet del suo procuratore Calenda ecc.. ecc… In un mese in casa Lazio il giocatore ex Barcellona ha fatto vedere il meglio di se o anzi il peggio, ma del resto quando ti manda via un club come il Barcellona due domande te le devi fare. Il ragazzo è un ottimo talento, ma la testa e chi gli sta vicino non lo aiutano. Lui non è più credibile e quando dopo la mancata convocazione ha tirato in ballo i danni psicologici ha toccato il fondo. Chi vi scrive si scusa con chi ha veri problemi psicologici. Ma attenzione, anche la Società Lazio non è esente da colpe, in questa vicenda non ci sono vincitori e vinti. La storia era chiara da maggio, il ragazzo non ha mai mostrato la voglia di rimanere e la società non doveva aspettare la vigilia della finale per metterlo alla porta. Gli screzi della passata stagione erano più di un indizio. Invece, all’apertura del mercato, è partito il solito balletto sul contratto, il rinnovo, il Milan. Parole, parole e solo parole. Mai un segnale chiaro. Perché, ad esempio, non operare sul mercato e prendere subito il sostituto, soprattutto alla vigilia di una stagione così importante? Perché arrivare sempre alla scadenza del contratto e poi inscenare film già visti? Perché sempre questi contrasti tra la Lazio e i giocatori di qualità? Calciatore e società sempre gli stessi attori, sempre la stessa trama. E’ ora di cambiare strategia e creare dei rapporti più distesi, basta battaglie e continue sfide che non aiutano nessuno. Troppo facile adesso scagliarsi contro un protagonista di questa vicenda. “ Non so più a chi credere, io dico NO, io non credo… tutti dicono le stesse bugie”

 

“ Come te non c’e nessuno tu sei l’unico al mondo..” Potrebbe sembrare un’esagerazione, ma attualmente Simone Inzaghi è veramente unico soprattutto nel mondo Lazio. Arrivato quasi per caso in prima squadra, anzi grazie alle follie del Loco Bielsa, ha saputo costruire un gruppo solido e sempre pronto a lottare. In un anno ha riportato entusiasmo e risultati fino ad arrivare alla vittoria di Supercoppa contro la Juve.

 

Un successo figlio della sua determinazione. La sua Lazio contro i campioni d’Italia non ha mollato un centimetro, linee vicine, aggressione e grande concentrazione. La difesa a 5, in fase di non possesso, è stata un muro impenetrabile. A centrocampo Leiva è sembrato l’Almeyda della Lazio campione. Il brasiliano ha recuperato tanti palloni e ha lottato come un leone, mentre Milnkovic e Luis Alberto hanno dato qualità e imprevedibilità; davanti Immobile ha fatto il resto devastando la difesa bianconera. Il tutto mentre Inzaghi correva e urlava a bordo campo. Simone non ha mai mollato i suoi: un martello. Un modo di fare che spesso ha fatto pensare ad Antonio Conte. La strada è lunga, ma Inzaghi promette molto bene: con grinta, applicazione e magari con l’aiuto della società può continuare a crescere. “ Come te non c’è nessuno, nessuno, nessuno…”