Francesco Cavallini

Come ogni 24 giugno, è d’obbligo prendersi del tempo da dedicare a una cosa importante. È un giorno speciale, è il compleanno di un calciatore per certi versi unico. Un sinistro fatato, una facilità di calcio che fa impressione. Tecnica allo stato puro, ma anche concretezza nonostante un fisico non proprio statuario. Trequartista, esterno, regista, seconda punta, la sua visione di gioco sopraffina gli permette di esprimersi bene in ogni ruolo dalla metà campo in su. Nel suo palmares ci sono coppe, campionati, le copertine dei migliori videogame calcistici e addirittura un asteroide a lui intitolato. E il 24 giugno questo ragazzo compie 39 anni. No, non 30, non si tratta di un refuso. Sono proprio 39. Perchè, nonostante le similitudini, non stiamo parlando di Leo Messi. Tanti auguri a Shunsuke Nakamura, stella nipponica sui campi d’Europa.

Un giapponese a Reggio Calabria

Per la generazione cresciuta a pane e Holly&Benji, Nakamura è la summa del calciatore giapponese. Eleganza, talento e soprattutto un piede sinistro spaventoso, capace di lanci millimetrici e di traiettorie imparabili. Il pallone sembra telecomandato e finisce sempre esattamente dove vuole lui. Come tutti i giovani calciatori del Sol Levante (i cartoni animati in questo senso sono il verbo assoluto) guida la sua squadra alle finali del torneo nazionale delle scuole medie, del quale è addirittura eletto miglior giocatore. Ma la scuola finisce, ed è ora di fare il grande salto, verso gli Yokohama Marinos. È il periodo di massimo splendore mediatico della J. League e con la maglia dei marinai Nakamura fa la conoscenza di figure importanti del calcio mondiale. A guidarlo nella stagione 2000, della quale risulta MVP con cinque reti e undici assist, è addirittura Osvaldo Ardiles, la stella dell’Argentina degli anni Settanta. Le aspettative per il calcio nipponico sono alte, soprattutto per il mondiale casalingo previsto nel 2002. Ma Shunsuke la Coppa del Mondo 2002 la vede dal divano di casa. Troussier, francese prestato al mondo del calcio emergente, non lo convoca. La delusione è molta. E allora per brillare, Nakamura fa le valigie.

Atterra a Reggio Calabria, sulla spinta di un assegno da 3,5 milioni di euro staccato dalla Reggina ai Marinos. Sulle prime il pubblico amaranto è diffidente. Quel ragazzo magrolino sembra un turista, magari arrivato in città per vedere i Bronzi di Riace e giunto al Granillo per caso. E qualcuno ha anche avuto il pessimo gusto di dargli la maglia numero 10, probabilmente ha visto un po’ troppi cartoni animati. La diffidenza però dura poco. Molto poco. Dura poco perchè Shunsuke innegabilmente ci sa fare. Non è velocissimo, ma recupera con un ubriacante dribbling nello stretto. Controlla spesso la palla con la suola e gioca a testa alta. E poi sui calci piazzati non ce n’è per nessuno. Alla seconda di campionato, la prima in casa, c’è l’Inter di Vieri e Recoba. Segna Bobone, poi, al minuto 89, rigore per la Reggina. Nessuna paura, nessun timore reverenziale. Nakamura parte, palla sulla sinistra di Toldo, che intuisce ma non può arrivarci mai nella vita. Il penalty è preciso e fulmineo, e regala al giapponese la prima delle dodici esultanze con la maglia della Reggina.

Con il Como mette a referto la seconda rete consecutiva, sempre dagli undici metri, poi al Granillo arriva il Brescia. Non è una partita come le altre, non può esserlo. Dall’altra parte, con la sua storica fascia da capitano, c’è Roby Baggio. Che è l’idolo, la leggenda per ogni ragazzo cresciuto a cavallo tra anni Ottanta e anni Novanta, ma che per i fan nipponici raggiunge quasi lo status di divinità, tanto da apparire, neanche a dirlo, in un episodio di Holly&Benji. E davanti al Pallone d’Oro 1993 Nakamura affronta il suo personalissimo esame di maturità. Argomento della prova pratica, la specialità della casa (dell’uno e dell’altro). Reggina in svantaggio, minuto 83, guarda caso l’anno dell’esordio del Divin Codino nel calcio dei grandi. Punizione dal limite. Parabola non perfetta, un po’ centrale, il portiere la sfiora, ma la palla termina in rete. Promosso, anche se non a pieni voti. Arigatō, Shunsuke-kun.

La stagione termina con 7 reti e la salvezza conquistata, seppure in uno spareggio thriller contro l’Atalanta. Nakamura è addirittura uno dei capocannonieri della squadra e sulle tribune del Granillo campeggiano ormai striscioni con il suo viso e tante bandiere giapponesi. Il destino però non è clemente con il Samurai dello Stretto. Le due annate successive sono rovinate dagli infortuni e nel giugno 2005 arriva l’addio a Reggio, dove comunque Shunsuke è a tutt’oggi ricordato con profondo affetto. Ma il viaggio nel vecchio continente del ragazzo di Yokohama non è ancora terminato. Alla Reggina arrivano telefonate e offerte da tutta Europa. In Spagna ci sono il Deportivo La Coruña e l’Atletico, si sono interessati da Dortmund, forse persino da Monaco di Baviera. Alla fine l’aereo atterra in Scozia, a Glasgow.

In Scozia la terra promessa

Un giapponese tra gli Higlanders forse è addirittura più fuori luogo che in Calabria, ma Nakamura non si pone minimamente il problema. Ha tutte le capacità che possono far felici i fan della sua nuova squadra, il Celtic. Sacrificio, gioco di squadra e propensione alla fatica. Poi, questione da non sottovalutare, è anche un gran calciatore. A Celtic Park se ne accorgono alla prima di campionato, rete e uomo partita. A fine anno arrivano la Scottish Premier League e la Coppa di Lega. Ok, ma il campionato scozzese è semplice. Obiezione respinta, perchè nella stagione successiva la stella del Sol Levante brilla anche sotto i riflettori della Champions League. Esordisce in un campo non propriamente semplice, l’Old Trafford di Manchester. Timbra anche il cartellino, guarda un po’, su calcio di punizione. È il primo giapponese a segnare nella massima competizione continentale. Primo gol, non sarà l’ultimo. Ci rimette, di nuovo, lo United, che nel match di ritorno è trafitto da un’altra punizione che permette ai biancoverdi di raggiungere la fase a eliminazione diretta.

In campionato le giocate da stropicciarsi gli occhi arrivano a grappoli. Un cucchiaio al portiere del Dundee United è il gol della stagione e con il secondo titolo consecutivo arriva anche il premio come miglior calciatore del torneo. A Glasgow arrivano parecchie chiamate. Nakamura ha una clausola rescissoria. Si fa avanti il Liverpool, ma la risposta del calciatore è un secco no. La Scozia è ormai una seconda casa. Però manca qualcosa all’apoteosi. Quel piccolo grande gesto che cementa per sempre un calciatore nel cuore dei tifosi del Celtic. Manca un segno durante un Old Firm, una rete, possibilmente decisiva, agli odiati Rangers. E che problema c’è? Flash-forward al 16 aprile 2008, match che può indirizzare la Scottish Premier League verso sezione protestante della città. Ma dalla parte dei cattolici ci mette il sinistro fatato il buddista. Tiro al volo da trenta metri, McGregor neanche la vede. Celtic Park sì, e per poco non viene giu. Gli Hoops vincono la partita e, qualche settimana dopo, il terzo titolo consecutivo. Adesso sì che il nipponico è ufficialmente uno dei Bhoys. Gli manca solo il kilt. Saluta Glasgow l’anno successivo, 166 presenze e 34 reti con la maglia cerchiata.

Una breve esperienza all’Espanyol, perchè giocare nella Liga è un altro dei grandi sogni del giovane Shunsuke, poi si torna a casa. Non solo in Giappone, ma più precisamente a Yokohama. Nel 2010, a trentadue anni, Nakamura indossa di nuovo la maglia dei Marinos e l’anno successivo mette al braccio la fascia da capitano. Sei anni tra gioie (la Coppa dell’Imperatore) e dolori (un campionato gettato alle ortiche nella stessa stagione), poi a fine 2016 la scelta di lasciare. Il calcio? Macchè, i Marinos, dove i nuovi proprietari stanno mettendo un po’ troppo bocca sulle scelte tecniche dell’allenatore. A 38 anni il Samurai non ha alcuna voglia di appendere gli scarpini al chiodo e quindi si trasferisce agli Jubilo Iwata. Dribbling, assist e punizioni. Quella contro il Kashima Antlers vale il premio di gol del mese. Insomma, tutto nella norma.

Un talento, quello di Nakamura, che avrebbe meritato palcoscenici ben più alti, con tutto il rispetto per Reggio e per i Celtic. Il fisico esile e la velocità non eccelsa lo hanno penalizzato oltremisura. In un calcio moderno troppo poco attento ai fondamentali, la classe e il tocco di palla del giapponese sono passati quasi inosservati, almeno al grandissimo pubblico. Eppure, complice il ricordo di due tifoserie fedeli come quella calabrese e quella scozzese, la leggenda del giapponese con un piede sinistro così preciso da poterci aprire una scatola di fagioli (mutuando il commento di un’opinionista inglese ai Mondiali 2010), è ancora viva e vegeta. E allora, nel giorno del suo trentanovesimo compleanno, sia lode a Shunsuke Nakamura da Yokohama, fulgido esempio di campione sottovalutato. E stasera, attenzione ai festeggiamenti. Il Samurai potrebbe decidere di mettere alla prova il suo chirurgico sinistro facendo saltare con una punizione delle sue le decorazioni in cima alla torta. Non sarebbe neanche la prima volta.