Stefano Impallomeni

Il Milan non sa più neanche sgomitare per uscire dalla crisi. Bonucci si trasforma nel manifesto del parziale fallimento. Il capitano, che avrebbe dovuto trascinare la truppa verso la terra promessa della Champions, spacca il viso di Rosi ed esce di scena lasciando in 10 una squadra che senza di lui fa meglio, ma non quel che basta.

BONUCCI VENDE L’ANIMA AL DIAVOLO, MONTELLA AL BIVIO

Il Milan è in una crisi più profonda di quel che dicano i risultati e dell’ultimo pareggio senza reti, il secondo consecutivo dopo quello in Europa League con l’Aek Atene. C’è una fragilità diffusa, un caos pericoloso e soprattutto una realtà aumentata. Montella difende Bonucci, ma sbaglia. La gomitata, VAR o non VAR, del Leo nazionale è evidente e andava punita con il rosso. La difesa dell’allenatore non è corretta e rischia di non risolvere. Si scivola nel vittimismo comune, quello al quale il Milan non si è mai aggrappato vista la sua gloriosa storia vincente. La questione è complessa e va affrontata con lucidità. Il Milan ha speso 220 milioni di euro, ma non si scorgono due-tre campioni di rilievo. Ci sono buoni calciatori, ottimi prospetti, ma forse la cifra totale non fa una vera differenza.

bonucci

Bonucci, un momentaccio per lui

La fascia di capitano a Bonucci non è stata una genialata. Bonucci non è il maggior responsabile del momento no rossonero, ma uno come lui, dal passato juventino, non avrebbe dovuto accettare il grado più alto per rappresentare quel che per il club non può rappresentare. Montella, infine, ci sta mettendo del suo. Non si nota la sua opera riformatrice. E al di là dei moduli, non si capiscono fino in fondo le sue dichiarazioni. Il Milan può tirarsi fuori da questa situazione, ma lassù in classifica c’è di più e di meglio. Basta rendersene conto, fin da subito.

SCUDETTO, È CORSA A QUATTRO?

Nonostante ci siano soltanto tre punti di differenza tra le prime quattro della classifica, il duello alla lunga sarà tra Juventus e Napoli. Le differenze sono però minime e il campionato sembra incerto, più entusiasmante del previsto. Con in più la Roma da non sottovalutare. La vittoria della Juventus è senza dubbio il fatto da sottolineare maggiormente. C’è stata la reazione della squadra di razza, della squadra che sa vincere in modo diverso rispetto alle altre pretendenti per lo scudetto. A Udine si va oltre gli oggettivi problemi difensivi, che vanno messi a posto al più presto. Si straripa alla distanza con tutta la rabbia possibile.

Khedira, non segnava una tripletta dal 2008 con l’Under 21 tedesca, si porta a casa il pallone, ma è Higuain il migliore in campo. Buffon, decisivo in alcuni interventi, lo sottolinea a fine partita e si dice orgoglioso di averlo come compagno. Gli scudetti si costruiscono negli spogliatoi, più che in panchina. In 10 per l’espulsione di Mandzukic (giusta), con il “protestante” Dybala che si lamenta per la sostituzione, la Juventus sfodera il vecchio carattere, si rivede la struttura di un club abituato a vincere e a tenere i ritmi che servono per piazzare gli allunghi importanti in classifica.

dybala

Dybala al momento del cambio

La Juventus con le sei reti all’Udinese diventa il migliore attacco del torneo e chissà se quest’anno non potremmo assistere al classico trend che vede trionfare alla fine chi subisce meno reti. Lazio, Roma, Milan e Inter ci sono riuscite nel recente passato, nel terzo millennio non secoli fa. Può quindi succedere, non è da escludere anche se il Napoli sta mantenendo numeri significativi. La squadra di Sarri pareggia contro un’Inter solida facendo la partita. Non è un passo falso, è un passo in avanti con cinque occasioni create e Handanovic paratutto. Se la Juve fa meglio di chiunque altro in attacco, Napoli, Inter e Roma sono le regine della difesa.

È un aspetto da considerare, com’ è da considerare questa Lazio che non conosce stop. La squadra di Inzaghi vince le partite che deve vincere. È cresciuta, ha perso con il Napoli perchè ha avuto la difesa fuori uso all’improvviso, ha battuto la Juventus, ha Immobile capocannoniere del campionato, sa gestire l’emergenza e ha una duttilità poco riscontrabile altrove. Non nomi roboanti, ma gente umile che sa interpretare più ruoli. Aggiungiamoci le assenze come quella di Felipe Anderson e notiamo come la Lazio possa ritenersi una seria candidata alla Champions.

Immobile festeggia con i tifosi della Lazio

Lazio bene, ma bene anche Inter e Roma. L’Inter sta sbocciando in personalità. Spalletti sta legittimando fortuna e alcune decisioni arbitrali a favore. Su questo vantaggio sta nascendo un valore che è quello di aver saputo costruire una squadra forte in uscita, nei ribaltamenti di fronte. Si sta migliorando il possesso-palla, ma l’Inter si esprime bene quando sa azionare i vari Perisic e Candreva negli spazi. Più spazi riesce a trovare in avanti, più campo ha a disposizione, più sa far male agli avversari.

Ma la Roma non molla di un centimetro

La Roma, invece, sa conquistarsi i punti in mille modi. Che convinca o meno sul piano del gioco, vince mostrando una mentalità da grande squadra. A Bergamo, Milano e Torino sono arrivate vittorie simili. Sono state vittorie differenti, ma sono state vittorie di genere: la mentalità è la stessa in ogni occasione. La Roma è tosta, cerca la vittoria in ogni maniera. Non ha mai preso gol da palla inattiva, ha inanellato la quarta vittoria esterna senza subire alcuna rete. È in continua emergenza e ancora il mercato estivo non è stato del tutto svelato (Schick e Karsdorp).

Kolarov è senza dubbio l’uomo del momento, ma colpisce in senso positivo la gestione dell’organico da parte di Di Francesco. L’allenatore governa bene i suoi, li fa sentire tutti utili e importanti, inviando messaggi positivi e non facendo scelte rimediate. Si sostituisce per ruolo. Non ci si inventa De Rossi centrale difensivo come in passato. Si dà fiducia, com’è giusto che sia. Moreno è l’ultimo esempio della serie. Il messicano gioca con autorevolezza la sua prima da titolare. Non fa rimpiangere un Fazio o un Manolas. Moreno non partecipa, contribuisce alla vittoria di Torino con interventi decisivi. Così si torna in alto. Con Napoli, Inter, Lazio e Juventus c’è anche la Roma.