Stefano Impallomeni

L’Europa ci allevia le ferite, riconsegnandoci un po’ d’orgoglio e d’immagine. Era quello che ci voleva dopo la tremenda delusione per la mancata qualificazione alla fase finale del Mondiale. L’Italia a livello di club è ben rappresentata. Si sfiora l’en plein. Avanti tutte, tranne il Napoli.

Di Francesco, l’artigiano che parla di calcio

Tra Champions League ed Europa League ottimi risultati, con la Roma che mette in fila il Chelsea, campione d’Inghilterra in carica, e fa fuori l’Atletico Madrid due volte finalista di Champions negli ultimi quattro anni. Non c’è dubbio che l’impresa della Roma, prima nel suo girone, sia stata davvero eccezionale. Di Francesco assomiglia al vecchio artigiano di una volta. È sul pezzo con entusiasmo, capacità, umiltà e intelligenza senza fare la prima donna. A Trigoria si parla di calcio, ci si confronta. Il ruolo di Monchi è fondamentale, quello di Totti non assolutamente rappresentativo.

emerson palmieri

Di Francesco e Monchi

C’è una comunione d’intenti, una diffusione di informazioni corrette all’interno del gruppo. I segnali arrivano diretti e inequivocabili. Squadra e dirigenza sono sulla stessa lunghezza d’onda, anche se è sempre un grande club a fare una grande squadra. La Roma ci sta provando – vedi questione Stadio – e anche nel caso in cui non riesca a vincere quest’anno, sarebbe uguale. La mentalità sembra cambiata ed è una buona mattonella su cui costruire i successi che così diventerebbero conseguenze e non obiettivi. Ora si spera in un sorteggio “abbordabile”.

Allegri e la scintilla che può portare a Kiev

La Juventus ha raggiunto il suo obiettivo senza grandi bagliori. La differenza la fa la sfida al Camp Nou. Il Barcellona si prende il primato del girone, la squadra di Allegri una qualificazione ad Atene con l’autorevolezza della passata stagione. Il sorteggio potrebbe decretare incontri da finale. Il PSG sarebbe da evitare, le altre non sono da meno. La Juventus a febbraio potrebbe essere diversa e più solida. Ce lo insegna la storia della passata stagione. È una squadra che può compiere qualsiasi impresa ma raggiungere Kiev questa volta non sarà una passeggiata.

Allegri e Higuain

Allegri migliora quasi tutto, si inventa sempre una cosa, fa scoccare scintille tecniche e motivazionali. Si attende il risveglio di Dybala, che non è Messi ma neanche il calciatore dimesso per cui lo vogliono far passare. L’argentino deve ritrovare calma e serenità, ripartendo dalla giocate semplici e capendo quanto siano pesanti le responsabilità. Ha l’obbligo di rendere sempre a grandi livelli, alla Juventus non esistono posizioni di comodo. Dybala uscirà dal torpore, già sabato con l’Inter la grande occasione per dimostrarlo.

Sarri: fuori dal coro e fuori dalla Champions

Il Napoli di Sarri è la grande delusione. Con Sarri, forse, abbiamo esagerato. Troppi complimenti anticipati, ma ora neanche stroncature premature. I fatti però sono sotto gli occhi di tutti, perché alcuni problemini sono abbastanza palesi. Con un pari in Olanda, contro il Feyenoord, sarebbe stato testa di serie in Europa League. È stato un grave errore mollare nel finale e non capirlo. È un Napoli senza mezze misure. Così si rischiano nell’urna avversari del calibro di Atletico Madrid e Arsenal. È un Napoli a due facce, non si scorge un sano compromesso. Due vittorie e quattro sconfitte in totale. Quattro sconfitte esterne consecutive in Champions. Dati che spiegano le difficoltà.

Mazzarri e Benitez qualche impresa l’avevano compiuta. Paulo Fonseca, allenatore dello Shakhtar, festeggia la qualificazione vestendosi da Zorro in conferenza stampa, mentre Sarri non smette i panni di Masaniello. Non è il tempo delle rivoluzioni, ma delle riflessioni. La guida partenopea è nervosa e nel post partita appare evidente. Si dichiara ottimista per il futuro, ma il campanello d’allarme è già suonato da un pezzo. Dalla partita con il Sassuolo in casa in poi, il Napoli non è più la squadra che abbiamo ammirato in questo avvio. Due sconfitte in pochi giorni aprono dubbi su una capacità complessiva di gestione.

sarri attaccanti

Sarri e Gabbiadini

Il turnover non è la specialità di Sarri che, senza i tre tenori in forma, difende male e attacca peggio. La fase offensiva scorre via lenta, a bassa velocità, i movimenti delle catene esterne sono facilmente leggibili dalle difese avversarie e dietro si torna a beccare gol sui cross dal fondo, su palla inattiva. C’è uno smarrimento generale inconsueto. Il Napoli sta vivendo un momento delicato. Ghoulam è più insostituibile di Insigne. In attacco le alternative sembrano delle condanne. Si cambia poco e male. A tempi alternati, sono stati liquidati frettolosamente Zapata, Gabbiadini e Pavoletti. Milik s’è infortunato. Mertens è un centravanti artificiale. Non esiste una concorrenza, c’è quasi sempre il solito appello per gli stessi uomini che accusano una fisiologica stanchezza. Il Napoli ha i mezzi per rilanciarsi e non rovinare tutto. A una condizione: da oggi Sarri dovrà andare incontro alla propria squadra e non viceversa. Per vincere non basta giocare bene, c’è bisogno di una gestione differente e di qualche “invenzione”.