Stefano Impallomeni

Luci, lampi e soprattutto una notte da lupi. La botta fragorosa arriva dall’Olimpico. È la Roma la miglior squadra italiana in Champions. La vittoria sul Chelsea ha qualcosa di epico, di storico. Di Francesco diventa il miglior allenatore giallorosso di sempre per quanto riguarda la fase a gironi della massima competizione europea. Non si è vinto nulla, ma è innegabile che rappresenti una sorta di impresa.

Roma, show e sostanza

La Roma in Europa non aveva mai vissuto una partenza simile. È una Roma imbattuta, con due vittorie in un girone che sembrava proibitivo e già segnato. Tutto ribaltato, tutto meritato, in attesa della vidimazione di una qualificazione che ora non deve sfuggire. La Roma evidenzia grandezza. Di Francesco non è il pivello di turno e dimostra di essere un ottimo allenatore. Non ha manie di grandezza e ha l’umiltà dei più forti. Usa la vecchia ricetta. Sa chi allena e sa come distribuire le energie; non è mai un metro avanti e né dietro la squadra. La sa accompagnare, la sa valorizzare al meglio. Si rivela un abile gestore.

di francesco roma

La retroguardia è un bunker, il pressing e il fuorigioco migliorano, il turnover è sempre strumentale e non di facciata. C’è una rivalutazione dei Gerson e dei Juan Jesus, che all’inizio sembravo essere opache alternative. E in attesa di Schick, tranne Kolarov, la campagna acquisti ancora non è stata del tutto testata. È un insieme che fa una differenza straordinaria, aspettando le verifiche nel lungo periodo. È una differenza enorme, appurati i 13 infortuni muscolari.

Juventus, Higuain sostiene Dybala

Della Juventus che pareggia a Lisbona contro lo Sporting c’è poco da dire. I bianconeri non disputano la partita della vita e rischiano di perdere. Higuain salva baracca e burattini. Il bomber sta prendendo confidenza con se stesso e le sue inconfutabili qualità. Di contro, Dybala è in leggera flessione. Niente di preoccupante. Allegri sa riprendersi i punti cardinali del suo gruppo. L’organico ha una profondità unica rispetto alle altre contendenti per lo scudetto. Non credo che in Europa ci possa essere spazio per sognare una vittoria finale ma mai dire mai.

higuain serie a

Il Barcellona pareggia in Grecia contro il Panathinaikos, il Real Madrid ne becca tre a Londra dal Tottenham. Tengono botta il Bayern, il City e lo United ma a novembre non si decide un bel niente, anche se in difesa si concedono occasioni troppo facili agli avversari e questo atteggiamento non è certo da Juventus. Il resto, che non è poco, va più che bene. Si segna molto e con continuità. In avanti si arriva bene davanti alla porta. C’è una staffetta di leadership, forse la più corretta.

Higuain si riprende il suo ruolo, Dybala resta il leader tecnico, ma difficilmente lo diventerà fuori dal campo. La Joya non brilla, va a corrente alternata, ma non si può non prescindere dal suo talento. Douglas Costa deve svegliarsi. A centrocampo Matuidi, specialmente in Europa, sarà decisivo senza dimenticare Marchisio, che potrà tornare utile soprattutto in campionato. La Juventus, insomma, conserva una rotta significativa, in linea con le aspettative.

Napoli, la lezione di Peppino

A volte un gesto tecnico, un comportamento, un cambio, una scelta, ti può far capire come andrà a finire una partita. In Roma-Chelsea, ad esempio, nel primo tempo il tunnel di Kolarov a Pedro ha spiegato uno stato d’animo, una forza, una voglia di portarsi a casa un risultato. Quel tunnel è valso come una carezza: una carezza alla vittoria, è stato l’abbrivio verso una notte trionfale.

Al San Paolo, al contrario, la rete di Insigne non ha avuto gli stessi effetti. La prodezza di Ederson su Callejon sul 2-2 ha fatto il resto, contraendo previsioni ottimistiche. Il Napoli, intendiamoci, ha fatto la sua partita ma non poteva dare di più, andare oltre i suoi limiti. Guardiola ha saputo costruire dei robot applicati al gioco del calcio. Delph, terzino sinistro, ragiona da mezzala. Ederson, portiere, deve giocare bene con i piedi piuttosto di pensare a parare. De Bruyne regista a tuttocampo è praticamente immarcabile. 

ederson guardiola

Il City sfocia in mille rivoli, è un fiume in piena travolgente, ha un obiettivo: primeggiare prendendoti la palla senza fartela mai vedere, senza perderla una volta conquistata. Il City ti toglie il fiato e il pensiero fino in fondo. Gli ultimi 5 minuti dell’incontro sono da far vedere a chi un giorno vorrà cimentarsi nella professione di allenatore. Dal minuto 85 fino al fischio finale è stato uno show. Con il risultato ancora in bilico si è pensato a un possesso di palla forzato esercitato persino nella propria area di rigore.

Roba da pazzi, ma è soltanto il Guardiolismo che sembra una corrente presuntuosa e invece è un pezzo della storia del calcio mondiale. Guardiola è davvero fenomenale. Sa entrare come nessun altro nelle menti dei calciatori, prima di un modulo, di una scelta strategica. Con lui il pallone deve essere un amico fedele, in ogni istante della partita, e bisogna trattarlo bene, sempre e ovunque. Ecco perché il Napoli non poteva fare altro che perdere. 

Il Napoli ha perso con onore, il City ha vinto con valore. Sarri esce dalla doppia sfida con Guardiola come doveva uscire: senza infamia e senza lode. L’infortunio di Ghoulam sarà una grave perdita. Il Napoli dovrà reagire e il suo allenatore dovrà inventarsi qualcosa di nuovo e di diverso. Prenda spunto da Guardiola. La lezione di “Peppino”, la rappresentazione del City al San Paolo fa male, ma potrà essere utilissima nel breve periodo. È da una sconfitta così che si può davvero immaginare come vincere un titolo, come scrivere la storia.