Stefano Impallomeni

Non era tutto scontato come pensavamo. Le frenatine di Napoli e Inter ravvivano la testa della classifica. La Juve sale al secondo posto e se Roma e Lazio dovessero vincere i rispettivi recuperi con Sampdoria e Udinese avremmo cinque squadre in soli due punti. Lotta serrata e inimmaginabile ai nastri di partenza. La via dello scudetto è più che mai aperta ad ogni soluzione. C’è un traffico insolito, ma c’è una regina che è sempre la Juventus, anche se quest’anno gli arrocchi della concorrenza potrebbero essere non soltanto parziali. È comunque una lotta che appassiona e che giornata dopo giornata rischia di alterare i giudizi. Una partita a scacchi in cui chi sbaglierà le mosse negli scontri diretti scivolerà in basso e in cui sarà decisivo l’aspetto mentale più del resto.

La Juventus è ancora la squadra da battere

Detto questo, la Juventus resta la squadra da battere, sfida con il Benevento a parte. La squadra di Allegri ha tutto per confermarsi. Ha mentalità, esperienza, capacità di reggere le pressioni e una profondità di organico straordinaria. La difesa non è più impenetrabile come una volta, ma in attacco si va in rete con una facilità disarmante. Higuain trascina, in attesa di ritrovare il miglior Dybala, che dalla prima giornata alla settima ha segnato dieci gol e dalla settima alla dodicesima è in flessione evidente: solo due assist, un gol, tanti nervosismi, due rigori decisivi sbagliati e poco altro.

Dybala si riprenderà presto e sarà uno degli uomini chiave di Allegri. Credo che sia giunto l’anno dell’eccezione. Alla fine vincerà il titolo chi farà più gol. Ecco perché la Juventus è avvantaggiata. Non è una convinzione, per carità, ma la sensazione che possa accadere è forte. Mai come quest’anno, infatti, la proposta di gioco sarà premiata rispetto a stratagemmi tattici in cui c’è davvero poco da scoprire. Chi rischierà di più avrà la meglio. L’ultimo atto prima della sosta ci ha regalato emozioni e sorprese clamorose.

Gerson e Di Francesco illuminano la Roma

Gerson, da esodato a protagonista assoluto, merita la copertina. Il brasiliano segna due belle reti e fa decollare una Roma che a Firenze migliora la fase offensiva. Di Francesco ha il merito di aver saputo rivalutare tutto e tutti. Gerson adesso è un calciatore utile e funzionale e non una sagoma di buoni propositi. Il lavoro dell’allenatore, che ha cambiato 13 formazioni su 15, è stato finora unico. Infortuni muscolari a catena, esordio assoluto in una piazza difficile e una serenità nel far ruotare i suoi con cognizione di causa e non per grazia ricevuta.

Di Francesco si è dimostrato una sorta di taumaturgo. Fa miracoli dando chances importanti ad ognuno, soprattutto a chi si poteva sentire una riserva cronica. Gerson o Gonalons per citare due esempi, ma anche Pellegrini, sono interpreti di partite importanti e non comparse di avvenimenti minori. Si gioca dal primo minuto contro il Chelsea e contro la Fiorentina in due trasferte delicate. È questo il segreto della Roma, al di là dei moduli e al di là di una filosofia di gioco. Di Francesco ha costruito dal “basso” la sua sfida sfruttando ogni risorsa. E’ lui l’uomo della settimana al quale va riconosciuto un valore aggiunto sostanziale nella conduzione in generale.

Napoli inceppato, Inter discontinua

Sarri, al contrario, si incarta. A Verona con il Chievo pochi barlumi. Il Napoli è una squadra di sistema. Perso un ingranaggio, perso parecchio. L’infortunio di Ghoulam peserà tantissimo. L’algerino è una delle fonti esclusive del gioco. E il guaio è che insostituibile per caratteristiche e per il mantenimento di un’idea che può perdere efficacia nel prosieguo del campionato. Il Napoli ha tirato molto, ha corso oltremisura, come l’Inter che è stata irretita da un Torino sapiente e umile. Il punto conquistato è d’oro. La prestazione dell’Inter non ha convinto. Quella nerazzurra è una squadra discontinua nell’applicazione delle intenzioni del suo allenatore che vuole un gioco che non è ancora il suo. Una volta gioca come vorrebbe l’allenatore, l’altra si appiattisce ai vizi delle passate stagioni. Si va un po’ cosi, si attacca irregolarmente, si sviluppano trame di gioco prevedibili. Si attende per contropiedi prevedibili e confusionari. Spalletti, comunque, sta facendo il suo.

Milan, buoni calciatori e nessun fenomeno

Da ultimo, la “rimontella” del Milan che vince contro il Sassuolo. Tre punti doverosi, un obbligo e non un riscatto. Per altro, molto altro, attendiamo fiduciosi. Il Milan merita una storia diversa e un percorso diverso. Non è la squadra dei sogni tanto sbandierata in estate, ma neanche una squadra di brocchi che qualcuno vuol far credere. La vittoria di Reggio Emilia, classifica a parte, non aggiunge granchè. Il Milan può risalire, ma il Milan non era una grande squadra prima del Sassuolo e non lo è anche adesso dopo il Sassuolo. Il Milan potrà fare un campionato importante quando capirà veramente la propria identità: un’identità costituita da tanti buoni calciatori e nessun fenomeno.