Stefano Impallomeni

È stata la settimana del riscatto. È un’Italia che sfiora l’en plein in Europa. Vincono tutte, tranne l’Atalanta che pareggia in Francia sdoganando la Papu dance anche oltralpe. Ora Fekir, tronfio e arrogante alla vigilia della partita, saprà chi è Gomez. Nel calcio vale sempre la regola non scritta: meglio non parlare a vanvera. Arriva da Lione, quindi, il risultato più significativo con l’epilogo più giusto. Bergamo è alta e tosta. Il Papu silenzia la presunzione francese. Dopo la vittoria con l’Everton, un punto d’oro che vale di più dei tre conquistati dal resto della compagnia, perché Feyenoord, Qarabag, Olimpiacos, Rijeka e Zulte Waragem si sono rivelati interlocutori non irresistibili.

C’è un pieno di punti, ma anche un vuoto di sostanza nelle prestazioni. Nessun monologo preannunciato e parecchi fastidi di vario genere da parte degli avversari. Strakhosha nella Lazio risulta il migliore in campo. La Roma gioca e vince la sua partita nei primi 15 minuti, soffrendo oltre misura e oltre il previsto. Il Milan fatica e gioisce in pieno recupero. La Juve non è così brillante e sicura come ci si poteva immaginare, mentre il Napoli sfrutta gli orrori difensivi olandesi nel miglior modo possibile. Cali di tensione diffusi e qualche meccanismo imperfetto da limare. Ci sta a questo punto della stagione. Tutto nella norma, ma settimana europea soddisfacente. Ecco i tre post dedicati, che non riguardano soltanto le partite delle italiane, ma anche il clamoroso esonero di Ancelotti.

Higuain, il ritorno alla normalità

Si parla di rinascita, di reazione, di un ritorno dopo una crisi. Non credo si tratti di tutto questo. Non ci sono mai state crisi, né pericoli di involuzione da parte del bomber argentino. Higuain è e resterà un attaccante insostituibile nel suo genere. I tentativi di trovare soluzioni alternative legittime, ma Mandzukic nel ruolo di centravanti non vale l’argentino, che resta più forte del croato. Il ritorno al gol di Higuain è una non notizia e non mi lascia stupito. Stupisce, al contrario, chi si stupisce. Il Pipita resta il miglior cannoniere possibile del nostro campionato e della Juventus, anche con qualche chiletto di troppo. Il gol farà parte sempre di se stesso. Gli manca però un’assistenza migliore.

Gonzalo Higuain, alla Juventus dal 2016

È cambiato un po’ lo sviluppo del gioco in avanti, ma Higuain supererà anche quest’anno le 20 marcature stagionali, se Allegri gli restituirà la serenità che merita e soprattutto se non lo renderà più un precario lasciandolo in panchina. L’allenatore bianconero farebbe bene a non disperdere le sue qualità con soluzioni alternative. Higuain non è per definizione un’alternativa. Non è normale che sia fuori dal campo. È un titolare. Quindi dentro, dal primo minuto. Higuain, nell’economia di una squadra e non solo di un campionato, vale un Dybala. A presto per le conferme.

Milan, la “Cutronella” di Montella

Altro personaggio di questa settimana che merita una menzione particolare è ancora una volta il sorprendente Patrick Cutrone, che in pieno recupero regala la vittoria al Milan e strappa un mezzo sorriso a Montella, sempre più nel vortice delle critiche. Il Milan dalle cose formali è passato alle cose eccezionali. Il mercato dei mille volti e delle tante ambizioni si trasforma in uno sfondo neanche a tinte forti. Il primo piano è un altro ed emana una luce diretta, senza riflessi. Il primo piano con dettagli è praticamente di questo ragazzo che merita soltanto lodi e che gioca con tutto l’entusiasmo possibile. Questo ragazzo è davvero forte e possiede altre qualità, che vanno oltre le sue caratteristiche tecniche e agonistiche. È il nuovo e inedito esempio di uno spirito di squadra che ogni giocatore rossonero, magari più esperto di lui, dovrebbe avere e dovrebbe trasmettere ai più giovani.

Patrick Cutrone, nuova e inaspettata stella del Milan

Qui accade l’inverso e si capovolge un mondo. Cutrone trascina, non è trascinato. Il ragazzo ha non solo grandi prospettive, ma soprattutto una spiccata personalità per resistere a platee importanti e impegnative. Gioca a San Siro come se stesse nel giardino di casa. Il suo gol è da veterano e non banale. Cutrone sta dimostrando solidità e una maturità precoce. Il carattere è quello giusto, da campioncino. Kalinic e Silva segnano, e lui rilancia la sua candidatura ogni volta che viene chiamato in causa facendo lo stesso. Cutrone non è più un primavera, un esperimento. È un titolare aggiunto. E di più: è lui l’antidoto ai guai. La “Cutronella”, la nuova pianta giovane, il repellente più forte per allontanare le punture fastidiose di critica e tifosi, le “zanzare” assillanti di Montella che con la Roma si gioca non i punti ma una certa credibilità e un sostegno considerevole del pubblico.

Bayern, ma cosa combini?

Parigi non val bene una messa. Carlo Ancelotti non è Enrico IV e cede il trono tra pugnalate a tradimento e comportamenti meschini. Il Bayern Monaco perde male, anche se il Psg non è il Circo Barnum. I francesi andranno molto lontano in questa Champions League. Giocano un calcio d’attacco poco sostenibile dalle difese avversarie. Se i parigini sono in giornata possono infliggere umiliazioni rilevanti. Il tridente offensivo Neymar, Mbappè e Cavani è da finale. Rumenigge e Hoeness non pensano a questo, ma di più al campionato, dove il Dortmund capeggia con un vantaggio non così marcato. La scelta era nell’aria già prima del via ufficiale della stagione. In Baviera era il segreto di Pulcinella che sapevano tutti, compreso Ancelotti, il quale ha dovuto lavorare sempre sotto esame e sotto pressione.

Il Bayern di Ancelotti è stato fermato dall'Hoffenheim di Nagelsmann

Carlo Ancelotti sulla panchina del Bayern

È un fatto davvero incredibile e senza senso. Perché decidere ora così? Perché non decidere in estate? La liquidazione e l’esonero improvvisi lasciano esterrefatti. Si licenzia la pratica sommariamente, senza stile e senza approfondire, consegnando la testa dell’allenatore ai calciatori più rappresentativi. Muller, Ribery e Robben sarebbero stati i promotori della rivolta. Se così fosse, sarebbe molto deludente. Una squadra come il Bayern stavolta si comporta come un piccolo club di provincia. A settembre non si decide un bel niente. Sia in caso di vittorie che di sconfitte. Ancelotti non deve dimostrare nulla nella sua carriera. Ha vinto tutto da calciatore e da allenatore. E, se non si annoierà, continuerà a vincere forse altrove. Ha perso il posto, ma non la faccia. È un esonero che non scalfisce niente, ma solo l’immagine del Bayern che non ha capito bene contro chi ha perso e che capirà nel tempo che tipo di allenatore ha perso.