Stefano Impallomeni

Montella, è ora di cambiare?

Più che piccolo sembra davvero un povero Diavolo. Montella e il Milan naufragano nel test più significativo e vengono spediti all’inferno nella maniera più brutale possibile. Niente cose formali, stavolta, ma soltanto cose brutte. Il poker dell’Olimpico apre il fronte delle critiche e solleva dubbi di vario genere. La Lazio ed Immobile sfaldano presunte certezze. I rossoneri non sono ancora una squadra e il capitombolo fa malissimo. Il Milan è una squadra apparsa allo sbando e non priva di contraddizioni, non ancora pronta per ambire a un podio Champions. Borini e Cutrone denunciano imbarazzi quando il livello della competizione sale. In mezzo al campo Biglia e Montolivo ( tra i pochi a salvarsi) sono lenti e non complementari per caratteristiche. Kessie è bravo, ma ancora grezzo e poco smaliziato. In difesa Bonucci, discorsi iniziali a parte, non è il Braveheart annunciato, disperdendosi in equilibri difensivi inesistenti.

mati fernandez scommessa montellla

Vincenzo Montella, al Milan dalla scorsa stagione

L’ex difensore è incapace di unire e creare meccanismi importanti come nella Juve, scoprendo il duro percorso che porta a una vera leadership. Ai suoi lati Calabria e Rodriguez sono insufficienti. Non funziona quasi niente. Il Milan delude e scivola in una catena di vizi che nessuno immaginava di vedere, sebbene colpisca la pervicacia di Montella che continua a “stirare” il suo Milan su un 4-3-3 poco dinamico e prevedibile. Non sappiamo se l’allenatore cambierà, ma sembrerebbe arrivato il momento giusto per farlo. Questa squadra può crescere se le viene vidimata un riconoscimento di attitudini ben delineate. La difesa a 3 potrebbe aiutare a trovare meglio il resto sia a centrocampo che in attacco, dove bisogna scegliere un 9 certo. Cutrone è stata una piacevole sorpresa, ma un Kalinic o un Silva non possono fare apprendistato.

Lazio, Inzaghi è il nuovo Maestrelli

Simone Inzaghi, al contrario, semplifica e gestisce senza grandi difficoltà. Il paragone con Tommaso Maestrelli è senza dubbio ardito, ma Inzaghino raccoglie molto dai suoi calciatori sotto ogni punto di vista. Specialmente sotto il profilo umano. L’esultanza da “tifoso” di Verona nella vittoria con il Chievo e la sua attenzione nei confronti di titolari e riserve non sono di facciata. Rappresentano un modo di essere. Inzaghi è e si sente laziale fino al midollo. E’ uno che lega le parti con Peruzzi e la supervisione di Tare. La Lazio è un gruppo e in campo si vede. Il calcio di Inzaghi non propone molto, ma sa essere superlativo quando risulta essere oggettivo. Juve, poi Milan, la Roma nello scorso anno: tutte battute di “riflesso”, con arguzia e umiltà, senza dimenticare le notevoli potenzialità disponibili.

Inzaghi e Milinkovic esultano dopo il gol vittoria contro il Chievo

Immobile, al di là dei gol, incarna alla perfezione il suo ruolo. E’ il più forte attaccante italiano in circolazione con 18 reti su 21 partite disputate nel 2017. E’ leader consapevole della sua forza, ormai maturo, il capolavoro di Lotito che lo acquistato per appena 10 milioni di euro. E’ una sorta di Karl Heinz Rummenigge nostrano. Punta mobile, completa e acrobatica come il tedesco. Il resto della squadra cresce. Luis Alberto non è più un oggetto misterioso. La Lazio resta competitiva anche senza Keita e Felipe Anderson. Non un dettaglio per far capire alla concorrenza che per la Champions ci sarà battaglia. Inter, Roma e Milan dovranno fare i conti con questa Lazio “tutta orgoglio e cuore” per il podio più prestigioso.

Tre in vetta, ma la Juve è la vera capolista

In testa nessuna novità, tranne l’Inter che fa il tris di vittorie consecutive ma non è ancora brillante nel gioco. Con la Spal la coppia Icardi-Perisic timbra la vittoria e regala speranze ai tifosi che però non comprendono il mercato. Dalbert esordisce senza punti esclamativi. D’Ambrosio non gioca una grande partita. In attesa di Cancelo, gli esterni difensivi lasciano qualche perplessità e in prospettiva qualche preoccupazione. Gagliardini, a sorpresa, entra nel vortice delle critiche. Il centrocampista non conquista San Siro. Vecino sembra il serio candidato a sostituirlo. Spalletti, però, è fiducioso. Candreva, Perisic e Icardi crescono. Borja Valero va bene, anche se rallenta e non esalta spesso la transizione offensiva. 9 punti comunque sono un buon viatico per vederla positivamente nel futuro.

sarri napoli anti-juve

Allegri e Sarri

Juve e Napoli vanno avanti a suon di gol. Sarri supera la sindrome delle piccole. A Bologna vince soffrendo. Mertens è insostituibile come il suo metodo di gioco. Il Napoli è l’unico esempio in cui un sistema di gioco pareggia le enormi individualità presenti, anche se per vincere alla lunga resiste la formula della miglior gestione. Allegri, nonostante le critiche, va avanti come un treno ed è la Juventus la vera capolista dopo tre giornate. Da parte di Allegri, moduli a parte, le rotazioni e le trasformazioni dei ruoli le cose più utili in questo momento. Pjanic s’è preso la Juventus. Il bosniaco è più “dentro” la partita, rischia, detta i tempi, arretra alla “Bonucci” avviando il gioco. E’ l’uomo in più di una squadra che sta scoprendo ogni giorno di più Dybala, fenomeno ancora tutto da verificare e da esplorare. L’argentino è fortissimo ed è un vero piacere vederlo giocare. In questo momento gli riesce tutto. A Cardiff e in nazionale un po’ meno. Viene paragonato a Messi. Un paragone sbagliato e forzato. Dybala è un campione. Uno bravo a capire come rendere al massimo in un club importante come la Juve. Passare da 9 a 10 è stata una bella trasformazione, un bel passo in avanti per diventare un futuro leader, anche se la strada è ancora lunghetta. Al momento è uno splendido ispiratore e goleador. E ancora non basta per governare nel mondo dei più grandi in cui Messi è ancora il numero uno, insieme con Cristiano Ronaldo.