Stefano Impallomeni

Il più delle volte non basta un girone d’andata per capire esattamente come andrà a finire, figuriamoci quali tipo di considerazioni si possono fare dopo appena sei giornate disputate. Eppure, nonostante questo, qualcosa appare cambiato. Il campionato ci ha offerto già una fisionomia ben precisa, sottolineando le enormi differenze esistenti tra alcune squadre. C’è una frazione marcata e non del tutto clamorosa. C’era da aspettarselo. Ci sono tre campionati in uno. La mappa delle qualità e dei difetti è abbastanza evidente, come le forze in campo. Nessuna sorpresa.

Il mondo di Juve e Napoli al momento è infrequentabile e perlopiù esclusivo. Sei vittorie nette, quasi annunciate. Dietro, la concorrenza si dà da fare e sgomita, alla ricerca di un equilibrio ancora non del tutto raggiunto. Insomma c’è un dominio in testa, c’è più o meno una regolarità (Inter, Lazio, Roma e Milan) alle spalle, poi c’è un contorno non del tutto consistente, una partecipazione attiva o passiva da parte della maggioranza a seconda degli impegni che potranno determinare i rispettivi obiettivi di partenza. A proposito di scontri, quelli diretti, finora sono stati pochini. Solo tre già in archivio, con Lazio-Milan, Lazio-Napoli e Roma-Inter. Ancora poco per stabilire davvero a che punto è un certo tipo di lotta. Si è fatto più l’ordinario che lo straordinario, ma qualcuno, come Montella, è finito già sotto processo.

MONTELLA, MAGGIORE DECISIONISMO E POCO TURN OVER

La partita di Genova con la Samp ha fatto esplodere la rabbia dei tifosi. Fassone è deluso. Il Milan non tira in porta. Bonucci non è Mago Merlino. La difesa balla, il centrocampo rappresenta numericamente una zona ma non aggredisce, “corricchia”, non crea, non supporta. Non credo sia una questione di moduli, ma di gestione e di decisionismo in generale. Il Milan ha sicuramente una rosa buona, ma non così eccellente da giocarsi uno scudetto. Può insidiare Inter, Lazio e Roma per la Champions, a patto che diventi subito squadra. Montella ha delle responsabilità relative e altrettanto rilevanti. Un discorso è inculcare un’idea di calcio quando le cose sono già chiare da tempo, un altro è invece saper costruire una squadra da zero, darle continuità nelle scelte, decidendo una formazione base che per ora sembra essere la prima priorità rispetto ai moduli.

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Montella già in bilico

Il Milan non può essere stravolto ogni volta e non può subire turn over spettacolari da offrire alla platea mediatica. Almeno nella stretta attualità, non può permetterselo. Non ha ancora un insieme complessivo di conoscenze. I calciatori sembrano disorientati: potenzialmente competitivi, ma discontinui nello sviluppo della partita. Montella ha l’obbligo di decidere almeno 8 titolari certi su 11, impegni di coppa compresi. Più giocano gli stessi, più il Milan crescerà e più le alternative saranno vere alternative e non suggestivi cambi nominali.

SPALLETTI, VITTORIA CON DOPPIONI

Anche nell’Inter il processo di crescita non sembra al top. Tiene però la classifica, si vince spesso nel finale, grazie a una volontà importante. Colpi isolati e poco altro, sebbene vincere così sia un valore aggiunto e non certo un limite. Detto questo, Spalletti non può ritenersi soddisfatto con i problemi in mezzo al campo, in cui i bocciati e i promossi di turno si scambiano il testimone giornata dopo giornata. Nessuno brilla, nessuno si staglia per merito, nessuno soprattutto riesce a convincere. C’è un palleggio costante, utile fino a un certo punto. Non esistono vie di fuga dinamiche, sacrifici essenziali. Si va in ampiezza piuttosto che in profondità, senza dimenticare il trequartista che fatica ad esistere nelle linee di competenza. Joao Mario, Brozovic, Vecino, perfino Borja Valero, ci hanno provato ma il risultato è stato pressochè identico: niente squilli di tromba, solo posizionamento.

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Luciano Spalletti, 16 punti in 6 partite

Il 4-2-3-1 non sembra essere il modulo per questa Inter abituata a non aggredire gli spazi, ad essere non continua nei movimenti senza palla, a non avere un assalitore dietro Icardi, che con il Genoa non ha effettuato alcun tiro in porta. Dalbert a sinistra spinge con timidezza e la sua fase difensiva preoccupa. A centrocampo anche Borja Valero rallenta spesso il gioco in uscita. Il solo Perisic dà l’impressione di poter essere il jolly vincente di una squadra che sta deludendo parecchio le aspettative. Punti tanti, ma idee e gioco pochi. La sensazione, seppur nelle oggettive differenze, è che Spalletti abbia parecchi doppioni a centrocampo e nessuno in grado di strappare palloni agli avversari, di fare allunghi, di dettare il passaggio al portatore di palla con un movimento.

DIFRA E INZAGHI, BUONE SENSAZIONI

A Roma le cose non vanno poi così male. Di Francesco e Inzaghi escono con buone sensazioni dai rispettivi impegni. La Roma vince ancora e migliora le conoscenze. Bene la riconquista alta del pallone, il pressing alto. Sale il livello della condizione atletica, migliorano le uscite del gioco, si arriva negli angoli alti del campo con naturalezza e velocità, solo le letture difensive non convincono. La Roma però sta salendo di tono. A San Siro contro il Milan il vero test per saperne di più. El Shaarawy si ritaglia uno spazio importante, Dzeko non è soltanto gol. Il bosniaco è il regista avanzato di una squadra che attende con intelligenza il vero salto di qualità. Mancano ancora alcuni automatismi nella fase di non possesso, ma Di Francesco ha sotto controllo la situazione.

Di Francesco

La Roma di Di Francesco ha già più punti di quella di Spalletti

Come Inzaghi, che a Verona passeggia con uno straordinario Immobile, sempre più in versione “Rummenigge”. Il suo secondo gol ricorda le realizzazioni del tedesco: stesse movenze, stessa potenza e concretezza invidiabile. Ma la Lazio è anche altro. Bene Marusic, bene quasi tutti, nonostante le tante assenze in difesa. La squadra di Inzaghi sa quello che vuole. Da due scontri diretti, con Milan e Napoli, è già uscita con 3 punti all’attivo. Un dato significativo per la lotta ai posti Champions, dove la Roma conserva un leggero vantaggio in virtù di un organico superiore e completo.

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Ciro Immobile, miglior bomber italiano

JUVE E NAPOLI, CORSA SENZA OSTACOLI

In vetta le solite vittorie, ma stavolta il punto esclamativo è della Juve che nel derby fa vedere cose strabilianti. È la Juventus la vera capolista del campionato. Il poker è completo. La Juve ha una potenza atletica notevole. Tecnicamente è inarrivabile. Higuain va in panchina, ma nessun caso. All’argentino farà bene l’esclusione. Ci pensa Dybala, 10 reti, bomber inconsueto del campionato, che illumina la scena, avviando un successo reso più facile del previsto dall’espulsione di Baselli. Il Torino gioca a viso aperto e si fa subito male. La nota positiva per Allegri arriva da Matuidi, che sembra giocare alla Juve da tre anni e non da tre mesi. È lui il calciatore fondamentale della squadra che sulle vie esterne avrà pochi rivali. Il francese si trova a meraviglia in un centrocampo in cui Pjanic fa il salto di qualità. Il bosniaco è cresciuto, è lui il nuovo allenatore in campo di Allegri, il Pirlo 2.0.

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Pjanic, uno dei migliori della Juventus

Sarri a Ferrara vive un brivido imprevisto. La SPAL a dieci minuti dal termine è ancora viva. Ghoulam si traveste da Mertens e segna una rete decisiva. Il Napoli, lo scorso anno, questo tipo di partite non le avrebbe mai vinte. Sì il bel gioco, ma anche la capacità di soffrire. È un segnale di crescita, di una nuova mentalità. Con questa Juve se la può giocare, ma dipenderà più dai bianconeri. Il Napoli si dovrebbe inserire negli eventuali passaggi a vuoto di Dybala e compagni, facendo la differenza negli scontri diretti.

Ma andiamo per gradi, c’è tempo per vedere come vanno le cose e intanto abbracciamo idealmente lo sfortunato Milik, al secondo stop grave della sua carriera. L’assenza del polacco nella lotta per il titolo è pesante e si farà sentire. Il calcio è sempre uguale. Si vincono i campionati con tutti, specialmente con i secondi titolari. Chi ne ha di più e bravi, di solito, non sbaglia l’obiettivo finale. In attacco la coperta è corta. Inglese, dal Chievo, arriverà soltanto a gennaio. Per il Napoli saranno tre mesi tosti, in cui il saper gestire le risorse sarà fondamentale.

Sarri e De Laurentiis durante il ritiro estivo di Dimaro

Infine una menzione ai migliori gesti della settimana. Premiamo i gol più belli: 1) Chiesa 2) Dybala 3) Immobile. La rete del viola è fulminea, ben pensata e preparata. Una fiondata eccezionale al limite dell’area dopo uno stop eccellente. Quella della Joya, la prima, è davvero unica. Equilibrio in una piega del corpo straordinaria, quasi da slalomista alla Tomba. Il secondo centro di Immobile fa rivivere le marcature di un tempo. Azione caparbia, gioco veloce di piedi e tiro “sentendo” la porta, da bomber vero, il migliore assoluto del campionato per rendimento con 8 reti e 3 assist.