Stefano Impallomeni

Alla settima giornata, ecco la nuova capolista. Il Napoli è in cima alla classifica. Da solo, con merito e a punteggio pieno anche se è presto per le celebrazioni. Il momento però va sottolineato. Sarri è diventato il nuovo simbolo del calcio italiano, il punto di riferimento, il profeta di un movimento originale e virtuoso. Il suo gioco è senza dubbio straordinario, molto intenso e tecnico, alla City, alla Guardiola. È un belvedere di meccanismi perfetti in cui si sanno fondere alla perfezione talento e organizzazione. Tempismi e distanze giusti tra i reparti, individualità che esaltano lo schema. Tutto bello, tutto fila liscio.

Sarri raccoglie i frutti di un lavoro pluriennale

È innegabile che gran parte del merito vada attribuito all’allenatore toscano, ma non va dimenticato il percorso effettuato negli anni precedenti. I percorsi di Mazzarri e, perché no, anche di Benitez che, tra discontinuità varie, sono risultati essere guide vincenti. Sarri attende il suo turno, non ha ancora vinto, ma nell’immaginario collettivo è come se lo avesse già fatto. È un tipo che conquista, a prescindere. Si tifa per lui: il bel gioco, oltre le vittorie anche se sono quest’ultime a scrivere la storia. Finora la grande piccola impresa: abile a convincere, capace di un proselitismo che non si vedeva dai tempi di Sacchi. Credo sia un merito anche questo, successi personali a parte.

Sarri ha dimostrato intelligenza. Ha saputo raccogliere bene il lavoro dei predecessori, modificare una rosa, migliorando intese di un gruppo di calciatori che giocano assieme da diverso tempo. E soprattutto ha fatto svolgere una preparazione estiva senza fare giri del mondo supplementari. È questo il vero vantaggio del Napoli rispetto alle altre contendenti per lo scudetto, Juve esclusa. Il resto lo sappiamo. La formazione del Napoli si elenca quasi a memoria, come un tempo. Giocano quasi sempre gli stessi. Non ci sono novità sostanziali, si va sul sicuro. Con i soliti noti. C’è una gestione vecchio stampo, chissà quanto produttiva nel lungo periodo. La sfida del Napoli si sviluppa su livelli esigenti, si rischia un logorio che può essere determinante.

Napoli squadra sistemica

Giocare sempre con gli stessi è senza dubbio un valore aggiunto, ma anche un maledetto limite. Milik è infortunato, la rosa in attacco è risicata. E per ora si va che è un piacere. Si va d’inerzia, a incastri, a ritmo. Triangoli formati in ogni dove. Uno, due tocchi. Profondità, ampiezza, tagli. Senza dimenticare estro e velocità di esecuzione. Tutti sono vicini e sono utili. Il tridente offensivo è il pezzo forte della casa. Senza sarebbe un problema. Senza sarebbe un’altra squadra, un’altra storia, un altro campionato. È un tridente difficilmente sostituibile e replicabile. Mertens nato per caso centravanti è stata l’invenzione della svolta, Callejon il vero cuore di tattiche e strategie, Insigne il genio e la sregolatezza di una squadra cresciuta in ogni reparto.

I dati parlano chiaro. Il Napoli è la squadra migliore del campionato in quasi tutto. Nel possesso di palla, nei passaggi riusciti. E ora anche in difesa, l’anello più debole della catena, si eccelle. Si concedono meno tiri agli avversari (51 contro i 65 di Juve e Milan). Il Napoli segna e tira in porta più di tutti, è il più preciso e Koulibaly è addirittura il più bravo della serie A nei passaggi riusciti. Un florilegio di virtù, insomma, in cui Hamsik con il gol messo a segno contro il Cagliari fa meglio anche di Maradona.

Ma la Juventus resta favorita

Eppure, nonostante tutto, il Napoli è primo nominalmente ma resta ancora secondo a questa Juventus, frenata a Bergamo da se stessa e da un errore di Dybala dal dischetto. Allegri non si preoccupa, perché sa come e quando tirare la volata decisiva. È ancora tutto aperto. Roma-Napoli e Juve-Lazio ci diranno un po’ di cose in più, ma non decideranno granchè. Anche se il Napoli dovesse aumentare il vantaggio. La squadra di Sarri non è la prima volta in questi anni che trova la testa della classifica. Lo scarto è impercettibile. Sarà importante restare in alto il più tempo possibile e non perdere punti negli scontri diretti.

Il Napoli può vincere questo campionato. È cresciuto, è più maturo, ancora più forte degli anni passati. Ma non credo sia abbastanza per essere davanti alla Juventus, che ha una rosa più profonda e che sa masticare bene le pressioni. Le carte in più per vincere sono ancora in mano ai bianconeri, abituati a tensioni diverse e soprattutto abituati alla normalità della vittoria.  C’è stato un cambio al banco. Il Napoli merita il primo posto, ma il difficile comincia adesso.