Stefano Impallomeni

Il Napoli fa sul serio e mette a segno una vittoria che vale doppio, ma soprattutto dimostra di essere inedito nella mentalità. A Roma passa senza il suo gioco scintillante, avendo la meglio sulla squadra di Di Francesco, limitata nelle soluzioni a disposizione e in piena emergenza. Si fa il pieno in trasferta peggiorando sensibilmente l’estetica. E per certi versi sembra un paradosso, perché il Napoli giocava meglio lo scorso anno.

Un Napoli più concreto rispetto agli anni scorsi

Nelle due sfide contro Lazio e Roma un pizzico di fortuna non ha guastato. Una fortuna che ha saputo soffiare bene su un merito complessivo che resta indiscutibile. Non si vincono a caso otto partite in fila se non si è solidi, sebbene nei due scontri diretti non siano mancate difficoltà evidenti. Alla lunga però tutto torna e torna in maniera diversa. Il Napoli ha imparato a tararsi bene sempre su ogni sfida, sull’avversario di turno. C’è un’attenzione e un’applicazione in più rispetto al passato. Non si ostenta più del dovuto, si calibrano gli sforzi e si capisce principalmente che per vincere uno scudetto non basta essere bravi e belli, ma utili e continui. Cinque punti di vantaggio sulla Juve sono un bel passo in avanti per sperare che sia l’anno buono.

Già, sperare, perché siamo agli inizi e perché la squadra di Allegri è capace di ogni cosa, nonostante il ritardo in classifica. Sabato prossimo, intanto, Il Napoli avrà un’ulteriore occasione per dare un’altra spallata al nuovo intruso di turno, l’Inter. Contro Spalletti, che ha vinto un derby spettacolare all’ultimo minuto, se ne saprà di più. Ci saranno da valutare tenuta mentale, capacità di reggere il comando e pressioni in considerazione del fatto che si arriverà dalla super sfida con il City di Guardiola in Champions, mentre l’Inter vivrà una settimana senza straordinari. Una sfida al vertice inimmaginabile, insomma, che ravviva un campionato in cui la Juve incappa in distrazioni fatali.

È Inzaghi l’uomo del momento

I bianconeri perdono in casa dopo oltre due anni. Il capolavoro di Inzaghi è la notizia non del week end, ma di questo avvio di stagione. L’allenatore della Lazio merita la copertina. È lui l’uomo del momento, meglio anche di Sarri. La sua squadra è cresciuta in personalità. Si riceve e si gioca il pallone senza paura. Si pensa a vincere, non si specula su nulla. Non è il Napoli ma la Lazio la vera sorpresa del campionato. Stupisce il controllo complessivo del pallone, la tecnica è più visibile. Nella fase di uscita è tra le migliori squadre del torneo. Gioca bene e gioca bene anche senza Nani e Anderson. Fa sempre la partita, combattendo, proponendo e traducendo il lavoro della squadra con la qualità di Luis Alberto e la bravura di Immobile.

La Juve resta la più forte, ma deve riprendere a marciare

La Juve, al contrario, si sta sfilacciando. È un’usura legata al tempo che passa più che all’abbondanza di vittorie. In difesa i maggiori scricchiolii. Si difende lunghi, le distanze tra i reparti è poco da Juve. Ci sono alterazioni tattiche, dettagli in negativo che impediscono di vincere facile come prima. E affiorano nervosismi plausibili. Quando sei campione d’Italia per sei volte consecutive e non riesci ad esprimerti capita di non rendere come vorresti e di perdere lucidità. Allegri deve intervenire al più presto. Questo campionato non è quello della rimonta di due anni fa, quando dopo 10 giornate la Juve aveva conquistato 12 punti e la vetta era distante ben 11 lunghezze. Allora c’era un’alternanza gelatinosa con in vetta a turno Roma, lo stesso Napoli, l’Inter e addirittura la Fiorentina. Un comando irregolare che non sembra assomigliare al prepotente e odierno allungo napoletano. La Juve è ancora la squadra più forte del campionato. Ha gli uomini migliori e la rosa più profonda.

La Roma non riesce ancora ad esprimersi a pieno

La Roma invece stecca un altro degli scontri diretti, che alla fine faranno la vera differenza di un campionato in cui i passi falsi ci saranno, ma saranno pochi. La squadra di Di Francesco è in ritardo specialmente per una preparazione atletica non certo esaltante. Gli infortuni a catena sono una zavorra pesantissima. È per certi versi una squadra ingiudicabile, non esplosa nei suoi effettivi, sebbene abbia saputo spesso vincere e perdere soltanto due volte. Due sconfitte con Inter e Napoli che bruciano e che possono pesare alla resa dei conti. La Roma è una squadra competitiva, ma incompleta, al 45% delle proprie potenzialità. Può succedere ancora di tutto. È un campionato strano in cui salirà di più in classifica chi perderà meno uomini chiave e meno scontri diretti, quel mini torneo nel torneo che sarà, come mai in precedenza, decisivo per lo scudetto e per la Champions.