Stefano Impallomeni

È un pareggio che profuma di trionfo. E un trionfo che poteva essere un’impresa, perchè lì in Inghilterra, almeno in Champions, nella caselle vittorie c’è uno zero che ancora dà fastidio. La cifra della sfida, alla resa dei conti, è però ampiamente rotonda. La Roma non si mette paura, ma fa paura agli altri. E fa paura ad avversari di livello come il Chelsea, che rischia di perdere un confronto tirato e quanto mai spettacolare. L’esame d’inglese si trasforma in uno slang giallorosso, molto caratteristico ed espressivo. C’è quasi tutta Roma e poco Chelsea. Lo Stamford Bridge è come se fosse lo Stadio Olimpico. Si occupa la scena tutti insieme, come se si stesse a casa. Tifosi e squadra si fondono in un corpo unico nella notte quasi perfetta.

Spirito “testaccino” nella notte di Londra

La partita è una tempesta di emozioni, di imprecazioni, di gioie e di docce fredde. C’è un agio imprevedibile, non ci sono soggezioni, c’è un inedito furore, ci sono un cuore “testaccino” e trame di gioco sublimi, fraseggi di palleggio consistenti, una mentalità nuova di zecca. Niente timori reverenziali e nessun salto nel buio, soltanto luci e qualche erroruccio in occasione dei tre gol subiti. È una somma finale che ci può stare nel suo complesso, sebbene vada sistemata qualche cosa e a patto che la notte di Londra non rimanga un’istantanea virtuosa e isolata. Il test comunque è stato superato a pieni voti: la Roma dimostra di avere un’energia fuori dal comune, mettendo alle corde il Chelsea, accettando a viso aperto la gara e giocandosela fino in fondo colpo su colpo come un pugile di razza.

La Roma c’è, e se vuole, sa essere grande

È una Roma bella e tosta. Una Roma capace di danzare sul ring dello Stamford Bridge con eleganza e carattere, brava a mantenere una tenuta mentale e fisica notevole. Esce fuori una prestazione rotonda, di sostanza e di alto livello contro un avversario esperto e abituato a vincere. È una prestazione che resterà a lungo nella memoria del club e dei tifosi, perché l’altalena delle emozioni è stata da finale, da atto conclusivo. Tutto molto intenso, quasi epico. La Roma si fa sorprendere, abbassa la guardia, incassa colpi bassi, ma poi reagisce con l’astuzia dei grandi restituendoli con gli interessi. Si finisce sulla “capocciatina” di Hazard, si accetta il verdetto ai punti, uscendo tra rimpianti e applausi.

A Londra c’è stata una scintilla, un messaggio stentoreo di presenza. A Londra la Roma ha ruggito le sue potenzialità che sono ancora al 50%. E a Londra c’è stata sicuramente una risposta: la Roma, se vuole, sa essere grande e parecchio competitiva. Detto questo, non possiamo sapere ancora che Roma potremmo attenderci nelle prossime uscite. Cresce la fiducia, ma meglio non farsi travolgere dall’entusiasmo. Non sappiamo se si è trattato della svolta piscologica, tattica o tecnica di una squadra che finora è stata difficilmente giudicabile per l’incompletezza della rosa e per una preparazione atletica non del tutto rifinita e, forse, soltanto appena cominciata. Si attendono verifiche, a iniziare da Torino.

Non è una svolta, ma un punto di partenza

Di Francesco, al contrario, è sicuro: quale svolta, il pareggio con il Chelsea è un punto di partenza. La Roma non svolta, dunque, e neanche riparte. Ma parte per una prima volta, per cercarsi un’altra dimensione, la sua dimensione. Stamford Bridge, dunque, nuova stazione di un nuovo viaggio. Un viaggio che si preannuncia migliore grazie a una personalità del gioco emersa per la personalità di alcuni calciatori chiave. Le congiunzioni non arrivano mai a caso. Il destino dei risultati dipende sempre dai calciatori e da che tipo di calciatori. È stata la notte di Dzeko che segna due reti spettacolari. È stata la notte di Kolarov sempre più leader di una squadra che sa combattere, correre in avanti, essere più fisica nei contrasti. Di una squadra intelligente a trovarsi gli spazi, abile nel creare sempre e comunque gioco come non aveva mai fatto fino ad oggi.

La Roma, al di là del risultato, ha dato un risposta eccezionale. È come se avesse fatto di colpo tre passi avanti rispetto alla partita giocata e persa con il Napoli. E molti passi in avanti in più rispetto alle altre partite vinte ma mai interpretate così dall’inizio alla fine. È stata la notte dei grandi riscontri e delle note liete. Di Francesco sembra essersi preso la Roma e anche altro. Come Gerson che non sfigura e come Gonalons che sfodera esperienza. Ma è stata soprattutto la notte in cui la Roma ha finalmente mostrato un gioco bello a vedersi fino in fondo, un gioco ancora da perfezionare, ma un gioco finalmente da grande squadra.