Stefano Impallomeni

La conquista per la fase a gironi della prossima Champions League si preannuncia quanto mai incerta e appassionante. Siamo sul filo di pochi punti di differenza, con la Lazio che al momento sembra aver qualcosa in più di Inter e Roma. Per la quarta posizione con ogni probabilità sarà un duello fino all’ultimo respiro e, forse, fino all’ultimo aggiornamento. Tra Inter e Roma si sta ingaggiando una sfida inedita e abbastanza imprevista, perché si lotta per la Champions tenendo una media punti da retrocessione.

La squadra di Spalletti non vince da 8 partite (6 pareggi e 2 sconfitte), mentre quella di Di Francesco, dopo aver conquistato 3 punti dalla diciassettesima giornata (come SPAL e Verona e meglio solo del Chievo), vince a Verona interrompendo una serie horror davvero clamorosa. Due crisi simili e piuttosto complesse. La stagione è entrata nel vivo e il tempo a disposizione si assottiglia. L’impressione è che chi avrà più idee, la forza di cambiare registro e chi soprattutto manterrà maggior calma e lucidità riuscirà ad averla vinta.

Per Spalletti è necessario un cambiamento radicale

Spalletti ha deciso di invertire rotta. L’Inter, dopo un promettente avvio, si è spenta in attacco mantenendo una buona fase difensiva. Il 4-2-3-1 non sembra reggere, il gioco si arena in mezzo, la fluidità della manovra evapora velocemente e sulla fasce si spinge poco e male. E anche il 4-3-3 non dà segnali confortanti. Ecco perché, dopo l’ennesima delusione con il Crotone, è arrivato il momento di mettere in soffitta un modulo per promuoverne un altro con Rafinha al centro del rilancio. Il brasiliano non è ancora pronto (fisicamente e atleticamente indietro), ma potrebbe essere l’uomo della svolta in cui non è escluso ci possano essere altre modifiche.

Ad esempio la difesa a tre con Skriniar, Miranda e uno tra D’Ambrosio e Lisandro Lopez per liberare Cancelo e Dalbert sulle corsie laterali e con Vecino e Gagliardini a centrocampo dietro appunto Rafinha, vertice alto, trequartista dalla profondità e tecnica considerevoli, dietro la coppia d’attacco Icardi-Eder. Il cambio ci potrebbe stare soprattutto in casa. Brozovic e Candreva soprattutto a San Siro stanno vivendo una situazione antipatica, perché spesso fischiati e beccati dal pubblico. Per il resto non è solo un inserimento, quello di Rafinha, a poter risollevare il tutto.

rafinha inter

Il 3-4-1-2 può essere un azzardo per le molte varianti e i molti punti interrogativi che ha in sè, specialmente perché bisognerebbe in primo luogo convincere Icardi a “dividersi” il fronte offensivo con Eder, il quale però potrebbe avere un senso in una manovra in cui Perisic e Candreva, dopo essere stati tra i migliori, paradossalmente si sono trasformati in “ tappi” tattici e tecnici.  C’è pure chi sostiene di avanzare Skriniar davanti a una difesa a 4 (un ruolo che già recita in nazionale) con l’inserimento di Ranocchia o Lisandro Lopez a far coppia con Miranda, ma meglio non esagerare con gli esperimenti.

Spalletti comunque cambierà. Unica controindicazione. Borja Valero, Brozovic, Perisic e Candreva, i possibili grandi esclusi, come la prenderebbero? L’Inter, ad ogni modo, non riesce più a segnare e Icardi non basta. È un’Inter che va poco dentro l’area di rigore avversaria con pochi uomini. È in piena involuzione e non sa più trovare una dimensione, non copre il campo come prima, aggredisce pochino, senza prendere i vertici alti del campo, sia destri che sinistri. La manovra, insomma, si ferma a un possesso lento, non si distende più nulla, si fatica tanto ed è tutto prevedibile. Rafinha non è Pelè, ma ha esperienza, tecnica, personalità e sa abbreviare il gioco, velocizzandolo nel corto e nel lungo, ha un buon tiro, è in definitiva un calciatore di spessore. Se starà bene, potrà essere un uomo che potrebbe coniugare un nuovo corso per arrivare al traguardo prefissato a inizio stagione.

Di Francesco ha già cambiato

Di Francesco, invece, ha già deciso. L’aveva promesso dopo la sconfitta con la Sampdoria, ma nessuno se n’era accorto che lo avesse detto. La Roma non ha messo definitivamente la crisi alle spalle, ma perlomeno ha avuto l’intelligenza di sdoganare altro oltre il 4-3-3. Il 4-2-3-1 di Verona ha portato bene se non altro. L’avversario era modesto, ma in una crisi ogni avversario vale l’altro. Il modulo vecchio ha rivitalizzato le teste dei calciatori, l’ha rianimate, prima delle scorie che hanno avvilito una squadra che, dopo l’espulsione di Pellegrini, ha avuto il demerito di non proporre più gioco.

Al Bentegodi, almeno 30 minuti promettenti, prima di affievolirsi in vecchi timori e adagiarsi in un giro palla orizzontale. Di Francesco ricomincerà a battere il tasto sui primi 30 minuti, da una maggiore verticalità del gioco. Under sta crescendo, in attesa della miglior forma di El Shaarawy e Perotti, che in una valutazione complessiva, moduli a parte, restano i titolari. Fazio è imprescindibile perché sa iniziare il gioco dal basso. Nainggolan è sembrato più libero e felice, nella sua posizione di “sparo”, nel ruolo di guastatore. Il belga non deve essere jolly, ma il trascinatore riconoscibile della squadra. Il cambio di modulo ha dato una scossa psicologica più che tecnica.

Nainggolan

Non è stato risolto granchè, ma è arrivata la vittoria dopo 50 giorni. Di Francesco cambiando ha dimostrato umiltà e sensibilità. Non ha stravolto i principi di fondo e ha assecondato un retropensiero di una squadra che attendeva una mossa da parte del suo allenatore. La preparazione atletica ancora non fornisce strappi sui 20-30 metri. C’è fondo, non c’è sprint. Gli errori sotto porta sono un mistero, davvero troppi e continui. Inter e Roma hanno le stesse difficoltà a segnare, ma nell’ultimo periodo del campionato la Roma crea di più di quanto non faccia l’Inter.

Una cosa, però, sembra quasi essere certa. Chi segnerà di più tra le due conquisterà il quarto posto. Sono due squadre che segnano poco. Per andare in Champions occorre migliorare sotto porta, altrimenti conterà poco subire poche reti. Napoli, Juventus e Lazio insegnano. Con attacchi prolifici si è un bel pezzo in avanti. E, anche qui, mesi fa lo avevamo scritto. Vincerà lo scudetto la squadra con il miglior attacco. Stesso discorso per il quarto posto. Alla prossima.