Stefano Impallomeni

La differenza è sempre più marcata e lo scudetto sarà una lotta a due. Non è una sentenza, ma poco ci manca. Venti giornate sono abbastanza per sbilanciarsi. Durante le feste, Napoli e Juventus non si ingolfano di panettoni e portano a casa nove punti. È un pieno florido, la classifica si sgretola. L’Inter arranca, la Roma sprofonda e la Lazio, sette punti in tre partite, regala calcio spettacolare con Immobile che torna re del gol.  In attesa degli scontri diretti sembra un azzardo restringere la corsa scudetto a Napoli e Juventus, la strada è ancora lunga ma gli exit poll, come in politica, di rado sbagliano le previsioni. I dati delle rispettive forze sono già emersi prepotenti.

L’abitudine alla vittoria fa pendere la bilancia sul bianconero

La squadra di Sarri è in testa ma l’impressione è che la Juventus abbia qualcosa in più per lo Scudetto. A Cagliari il Var condiziona la sfida. Calvarese e Banti (Var) non convincono, ma Allegri è il termometro di un valore assoluto che va al di là degli episodi. La Juventus è tornata tremendamente flessibile, perché a seconda degli avversari riesce sempre a giocare una partita utile e intelligente. Le gioca in mille modi grazie a interpreti diversi e con una mentalità vincente sostanziale. Se non marcano Dybala e Higuain, ad avviare la giostra ci pensano Bernardeschi e Douglas Costa. Allegri ha saputo recuperare ogni tassello e ha dimostrato abilità nella variazione di temi da proporre, al netto della massiccia qualità della rosa che ha a disposizione. È questo il merito maggiore del club che ha saputo vincere sei Scudetti in fila e il merito di un allenatore capace di reinventarsi e di reinventare. Negli anni della sua gestione, Allegri ha offerto una soluzione interna sempre vincente sdoganando un calciatore simbolo o un modulo appropriato alla bisogna del momento. Allegri allena in profondità, dialoga, discute, a volte litiga con qualche calciatore, ma costruisce, aggiunge e alla fine sa come e con chi vincere.

Sarri, nonostante sia al comando, sarà l’ennesimo outsider di turno, essendo alle prese con un’impresa assai difficile da compiere. Il Napoli può vincere lo Scudetto, a patto che la Juventus fallisca clamorosamente. Appare una condizione ineludibile, quasi fatale. Perché esiguo vantaggio a parte, il Napoli sta traendo il massimo da se stesso, mentre la Juventus è un mare immenso di soluzioni in ogni reparto e ancora non del tutto in forma. Con il Verona la sblocca Koulibaly, poi la definisce Callejon tornato a segnare e a chiudere il compasso proverbiale su assist di Insigne. Si rivedono alcune trame, ma non le danze tecniche a due-tre tocchi. Per vincere lo Scudetto servirà uno sforzo immenso. Sarri ci fa sapere che il Napoli ha due teste: una forte per il campionato, l’altra più debole per le coppe. È un’ammissione del limite che demarca la vera differenza. La Juventus non molla nulla e si agita per tutto, non disperando mai. Ha un’abitudine alla vittoria unica e ancora difficilmente raggiungibile.

Sorpasso Capitale, la Lazio straborda e la Roma è in confusione

Dietro, più giù, si ribaltano alcune posizioni. C’è un sorprendente sorpasso capitale. La Lazio cala una cinquina strepitosa e balza al quarto posto. Primo poker in serie A per Immobile. L’attaccante biancoceleste ha partecipato a 53 gol ( 43 assist,  10 assist) in 54 partite giocate con la Lazio. Immobile non è solo uno splendido finalizzatore, dà un senso a tutto, legittimando il grande lavoro di Inzaghi, di Tare e il talento eccellente di Luis Alberto ( rete da cineteca) e Milinkovic Savic. Peruzzi è  l’altro segreto di questa Lazio. Non è una figura rappresentativa. Esiste, parla, ma non si sente spesso al di fuori da Formello. Peruzzi coniuga una linea societaria, la valorizza con discrezione e sapienza.

Nella Roma, al contrario, si rovescia il mondo. Un solo punto conquistato in questo periodo festivo. Un passo indietro pauroso e preoccupante. È una crisi di gioco e di risultati. Si fa fatica a trovare il gol, si giocano le partite senza viverle pienamente. C’è un senso di smarrimento generalizzato e il caso Nainggolan c’entra poco e nulla. Il problema, anzi i problemi sono vari e di difficile lettura. La sosta capita a pennello. La confusione è abbastanza grave, ma risolvibile. Sarebbe imperdonabile invalidare un percorso di crescita e le cose buone fatte fino a questo momento. La Roma ha saputo cogliere vittorie significative interpretando le partite con umiltà e abnegazione. Può ripartire da qui, anche se la fase offensiva è farraginosa. Occorre una maggiore velocizzazione nella trasmissione della palla che non si riesce più a controllare. Sono davvero misteriosi gli errori tecnici in serie a questi livelli, senza dimenticare che gli uomini vengono prima dei moduli. Di Francesco sembra optare per scelte definitive. L’importante sarà mostrare polso sia nel bene che nel male. E non guasterebbe anche qualche invenzione, non soltanto relativa al modulo.

Il 21 gennaio si va a San Siro. C’è l’Inter di Spalletti col fiato corto, che ha scucito un punto vitale a Firenze. Sarà una sfida da cuori forti per mille motivi. Alla Roma serve vincerla più dell’Inter che si è aggiudicata il primo round all’andata. Il gioco si fa duro. È il primo grande appuntamento da non fallire. Nainggolan e De Rossi, i simboli della squadra assenti per motivi diversi contro l’Atalanta, non dovrebbero deludere le aspettative. Da loro si attendono le reazioni giuste. Spalletti si aggrappa al vecchio Icardi e al nuovo Cancelo, gran bel giocatore. È un crocevia fondamentale per il futuro di entrambe le squadre. Si tratterà dello scontro tra la terza e la quinta in classifica, anche se al momento sembra essere la Lazio la terza forza del campionato in cui la Juventus saprà dire la sua quando conterà sul serio.