Stefano Impallomeni

La seconda di ritorno non è una giornata qualsiasi. In attesa della risposta della Juve, qualcuno si muove da grande. C’è un un qualcosa di importante e di diverso. La capolista tiene, il Napoli sa soffrire e difende un tragitto partito da lontano con orgoglio e responsabilità. La Lazio esagera. Inter e Roma non si fanno male. Gattuso e il suo Milan rispondono presente. Quagliarella a 34 anni impressiona.

NAPOLI, SARRI SI TRAVESTE DA ALLEGRI

A Bergamo non ci sono squilli di tromba, ma il tam tam del Napoli risulta essere stentoreo e autorevole. Si vince tirando tre volte in porta, si assumono sembianze differenti. C’è un merito oggettivo molto significativo. Si gioca per il risultato, si pensa al sodo e si specula accettando una battaglia fisica  inconsueta. Il Napoli vince superando alcuni limiti strutturali, speculando in maniera positiva. Non solo squadra di sistema, triangolare, ma complessivamente varia nell’interpretazione della gara. Vince un Napoli normale e sapiente. L’Atalanta non è più una bestia nera e dopo otto anni si riassapora una vittoria senza subire reti. Sarri, per un giorno, converte un principio di fondo. La posta è alta e l’occasione di diventare campioni d’italia è forse irripetibile.

Entra in campo un altro Napoli che annusa l’innalzamento della competitività. Il bello è bello, ma per vincere occorre percorrere altre vie alternative. È un Napoli che ottimizza il minimo con il massimo e che colpisce alzando i ritmi del gioco alla distanza. Mertens sul filo del fuorigioco rompe un digiuno che durava da oltre 900 minuti. Anche questo è un segnale importante.  È un Napoli che sorprende: più combattivo che costruttivo. È un Napoli che vince una partita fondamentale. Un Napoli fisico, attento e tecnicamente appena discreto. Sarri sostituisce Insigne che non la prende bene. È un sano nervosismo, ma bisogna far attenzione. Non ci sono analogie con il caso Dybala. Alla Juventus le soluzioni non mancano per gestire questo tipo di malumori. Insigne per il Napoli è vitale, quasi indispensabile.

LAZIO, TRIDENTE DA CHAMPIONS

È una Lazio in volo, senza più limiti. Per quattro volte in questo campionato la squadra di Inzaghi riesce a segnare almeno 5 reti in una partita. La Lazio ha un attacco eccellente, il migliore. Il segreto di questa squadra, oltre a quello che avevamo scritto in precedenza, è riconducibile alla straordinaria duttilità dei suoi giocatori alcuni dei quali assoluti campioni. Luis Alberto e Milinkovic-Savic segnano a raffica. Sono i centrocampisti più decisivi del campionato. 7 reti lo spagnolo, altrettante il serbo e Immobile 20 rappresentano il top. Si va in porta con una facilità disarmante. Con il Chievo non la miglior partita, eppure una caterva di reti. Anche qui un segnale di forza incredibile. Inzaghi sa vincere in ogni modo. La Lazio è la terza forza del campionato, non ha pressioni eccessive e si candida ad essere la mina vagante del torneo. Unico dubbio: se si fermano quei tre, si ferma mezza squadra. I Felipe Anderson e i Nani sono ottimi giocatori, ma l’impianto è ben riconosciuto. Dietro bene, ma si può far meglio. Nel recupero con l’ Udinese non è tutto scontato. Se vince, la Lazio può staccarsi da Inter e Roma e può legittimamente pensare in grande, a patto che il rendimento del tridente atipico regga. Immobile infortunato non è un problema da poco.

INTER-ROMA, Il QUARTO POTERE

La sera non porta ancora consiglio. A San Siro un pareggio, un tempo a testa e un brodino che accontenta soltanto Spalletti, il quale conserva tre punti di vantaggio su Di Francesco. Anzi a dire meglio sarebbero poi quattro  in virtù degli scontri diretti. Non tanto, ma neanche poco. La Roma promette bene, poi si sgonfia nella ripresa senza un motivo plausibile. El Sharawaay segna nell’unica occasione disponibile. Alisson fa l’uomo ragno. Spunta Vecino all’ultimo mettendo fine a un confronto che vede due squadre piene di problemi. Di Francesco dovrà trovare soluzioni profonde alla fase offensiva. La Roma tira poco in porta, si disunisce facilmente e fatica a correre per novanta minuti con una certa consistenza. Sembra in flessione fisica. Buon primo tempo, ripresa male. Non è un buon momento per la Roma che nonostante le difficoltà dimostra una forza complessiva significativa. La Roma si è autoinfilata in questa situazione e non sono gli avversari a crearle problemi. È importante non disperdere fiducia. Il recupero con la Samp va vinto, altrimenti la qualificazione per la Champions del prossimo anno diventa  una corsa affannosa e ad ostacoli. L’Inter ha dimostrato molti limiti. È riemersa nel secondo tempo, perché è uscita la Roma. Icardi non è innescato. Perisic e Candreva non sono al massimo. Gli uomini chiave sono questi e Spalletti può fare poco. Rafinha non cambierà il mondo. Può aiutare ma i migliori sono i soliti. In difesa non è più tutto certo come prima. Skriniar non può tenere questo rendimento come Miranda. Vediamo Lisandro Lopez.

GATTUSO E QUAGLIARELLA DA PODIO

Infine due note su Gattuso e Quagliarella. L’allenatore del Milan è bravo. Non è solo sangue, lacrime e sudore. I rossoneri pressano, giocano alti e hanno più personalità di prima. Merito di Gattuso che dimostra di leggere bene le partite. Kessiè è cresciuto e se è cresciuto il merito è di Ringhio. Il Milan quando sceglierà il centravanti titolare potrà scalare meglio la classifica. Quagliarella 15 reti, 8 nelle ultime sei partite, travolge la Fiorentina con una tripletta. Ha 34 anni, è il nostro secondo miglior bomber italiano dietro a Immobile. Complimenti, ma una domanda. Dov’è l’errore? È mai possibile che non ci siano in giro attaccanti giovani che sappiano segnare quanto lui?