Stefano Impallomeni

La Juventus perde male e si complica la vita da sola. A Genova contro la Samp becca tre reti e ondeggia sui soliti errori difensivi che sembrano essere cronici e preoccupanti. Sczcesny non dà sicurezze, il reparto pecca nei posizionamenti, si prendono reti che non si possono subire. Il bilancio è quasi anonimo, non da Juve: 14 gol subiti in 13 partite 9 dei quali giunti fuori casa e squadra sotto nelle ultime due partite disputate testimoniano più che un disagio un trend oggettivo sul quale riflettere.

Allegri, che fai?

La Juventus ha snaturato la sua dimensione. Non è né carne, né pesce. È innegabilmente forte, ma discontinua e distratta. Per gli avversari (alcuni avversari) è diventata vulnerabile, non è più una montagna impossibile da scalare e non dimostra di avere più le reazioni caratteriali di una volta. Senza difesa non si va lontano e in attacco ci si sveglia tardi e male. Allegri, però, questa volta ci mette del suo. Va bene il turn over in ottica Champions, ma Dybala tenuto in panchina è una scelta discutibile, un lusso eccessivo considerando la partita e l’avversario. Bernardeschi è ancora acerbo per certi livelli e a Douglas Costa va riconosciuta la titolarità per capire chi è davvero e per sapere a cosa sia servito il suo acquisto. La Sampdoria ha vinto grazie alle scelte di Allegri, che con un’altra formazione avrebbe potuto tenere il passo del Napoli. La Samp ha tirato quattro volte in porta e ha preso coraggio sugli errori difensivi bianconeri. Non ha vinto la Samp, ha perso la Juve.

Il ragionier Sarri

Il Napoli liquida il Milan non senza difficoltà. Insigne, ignorato in azzurro da Ventura, trascina una squadra che non mulina azioni travolgenti come nel recente passato. Il Napoli, però, è strutturato e sa vincere meglio rispetto allo scorso campionato quando questo tipo di partite le avrebbe pareggiate. È un segnale importante, di crescita e di stabilità. La testa della classifica si difende in questo modo. Gli scudetti si vincono così anche se la strada è lunga e né la Juve, né l’Inter, né la Roma molleranno la presa.

La spallata di Icardi

Spalletti sta trovando quel che cercava. Icardi mette a posto le cose. Due “testate” dell’argentino legittimano la vittoria sull’Atalanta che si disunisce per le amnesie di Palomino. L’inter ha 15 punti in più dello scorso anno, ma servono almeno altri 4 giocatori forti per vincere lo scudetto. Gimenez in difesa e Pastore in avanti darebbero una spinta sensazionale verso l’impresa.

Di Francesco, Monchi, Totti: la Roma degli uomini di campo

La Roma è senza dubbio la squadra che sta facendo meglio. Di Francesco ha creato un gruppo unito. Un gruppo in cui le individualità sono ancora più forti e decisive di prima. Ognuno è migliorato, ognuno gioca per il compagno e ognuno ha una sua dignità. Gerson e Juan Jesus sono gli esempi eclatanti. De Rossi e Naingolann sono i due leader maturi. A Trigoria nessuno pensa allo scudetto, ma tutti lavorano per vincerlo, sin da subito. La Roma è migliorata a livello di club grazie anche all’arrivo di Monchi e alla presenza di Totti, due dirigenti ma soprattutto due uomini di campo, accettati e stimati dai calciatori. È un’empatia che fa la vera differenza. Si parla di calcio, si capiscono meglio gli umori dello spogliatoio. C’è un carisma complessivo da grande squadra. Poi viene il resto, con Di Francesco che cura ogni dettaglio e che è un allenatore che allena tutti e che non sceglie per simpatie. E soprattutto che non ha alcun pregiudizio.

Lazio dipendente dai titolarissimi

Il derby è stato giocato con grande umiltà, rispettando la Lazio, quella Lazio che resta forte e competitiva ma che sembra essere troppo dipendente da Milinkovic-Savic e da Immobile. Senza Immobile pochi gol. C’è Caceido ma con lui è un altro mondo, un altro gioco, un’altra Lazio costretta a ripiegarsi su stessa. La Lazio ha bisogno di una profondità dell’organico per mantenersi lì in alto con gli altri. Infine, un pensierino sul Benevento che fa tenerezza con 13 sconfitte e uno zero storico assoluto. Non si va in serie A così, anche se le contestazioni dei tifosi, almeno si spera siano pochi, non si comprendono davvero.