Sandro Di Loreto

Il Brasile. Un paese unico per la bellezza dei suoi paesaggi, per l’incanto dei suoi colori, per il ritmo del suo Samba, per l’eleganza della sua Bossa Nova, per l’allegria e la follia del suo carnevale, per la magia del suo calcio, per la leggerezza dell’essere della sua gente. Per amore ho lasciato l’Italia per portare la mia vita in questa terra distante, che guardavo con incanto da bambino, quando accendevo i mie sguardi per le giocate di Pelè, Rivelino, Tostâo e poi, crescendo, di Ronaldo, Zico, Ronaldinho, Rivaldo, Romario e tanti altri poeti del calcio. Il Brasile mi ha abbracciato con il calore della sua accoglienza, mostrandomi, però, anche l’altra faccia della Luna, quella silenziosa e oscura, dove dello scintillio del carnevale non c’è traccia. E’ il Brasile contraddittorio della assurda convivenza tra il benessere sfrenato e la povertà assoluta, è il Brasile della corruzione imperante nella politica, nell’economia, nella polizia, nel quotidiano vivere. E’ il Brasile della sanità pubblica fatiscente, degli ospedali abbandonati, delle scuole inadatte, delle favelas in mano ai trafficanti, dove la vita non vale un paio di scarpe.

Gli occhi del mondo sul Brasile

Negli ultimi due anni l’attenzione del mondo si è concentrata sul Brasile perché teatro delle due manifestazioni sportive più importanti del pianeta: la Coppa del Mondo di Calcio e le Olimpiadi. Sulla carta una grande opportunità per spostare in avanti la qualità di strutture e infrastrutture, per dare nuove opportunità di lavoro e di sviluppo, per generare e distribuire ricchezza. Purtroppo anche qui, come in altre parti del mondo, questa opportunità non è stata sfruttata come sarebbe dovuto essere e nel suo cammino ha smarrito il suo perché nei meandri del malcostume, dell’opportunismo, della disonestà. Costi ingigantiti per arricchire i ricchi e soddisfare i potenti in cambio di opere progettate e mai cominciate o, se cominciate, mai terminate, impianti faraonici poi abbandonati perché costruiti in luoghi senza senso, vecchi problemi irrisolti e nuovi problemi di gestione e organizzazione.

Manè Garrincha

Lo Stadio Manè Garrincha di Brasilia.

E’ il caso, per esempio, dello stadio Mané Garrincha di Brasilia, la capitale, demolito e ricostruito al costo di 1 miliardo e 400 mila Reais (oggi equivalenti a circa 400 milioni di euro, costo più che raddoppiato rispetto a quanto preventivato) in una città che vede la sua squadra più importante giocare in quarta serie. Oggi elemosina partite del campionato brasiliano di Flamengo, San Paolo, Vasco de Gama ed altri club, ospita sporadicamente show musicali, e presta il suo parcheggio al trasporto pubblico. Secondo il Ministero dello Sport brasiliano il costo complessivo per la costruzione degli stadi della Coppa del Mondo è stato di 8,4 miliardi di Reais (circa 2 miliardi e mezzo di euro), con un aumento del 184% rispetto a quanto pianificato e la maggior parte di questi impianti può fregiarsi del poco nobile appellativo di elefante bianco o se preferite cattedrale nel deserto. Il caso più eclatante è quello dell’Arena Amazzonia di Manaus, dove l’Italia ha vinto la sua unica partita della fugace apparizione nel torneo, costato circa 200 milioni di euro, costruito in una città immersa nel cuore verde dell’Amazzonia, un porto importante, che i baroni del caucciù avevano pianificato di trasformare in una città europea, al punto che fu soprannominata la Parigi dei Tropici, umida da morire e senza traccia di calcio. Dopo la Coppa del Mondo, nel 2015, a causa dei suoi alti costi di gestione, ha ospitato solo una partita e qualche show musicale. L’Arena Pantanal di Cuiabá (150 milioni di euro) è stata più volte dichiarata inagibile a causa di seri problemi strutturali, di un’ illuminazione precaria e di condizioni igieniche inaccettabili.

COSA RESTA DELLE OPERE PUBBLICHE IN BRASILE
Delle 82 opere pubbliche pianificate inizialmente nella Matrice di Responsabilità della Coppa del Mondo, circa 40 sono state ritirate perché non sussistevano mai i tempi tecnici e i fondi per essere realizzate. Delle restanti, soltanto 22 sono state ultimate e consegnate alla popolazione.
Sono stato in San Paolo, il mese scorso e mentre andavo in taxi dall’aeroporto in città, guardavo scorrere rotaie e ponti al lato della strada, fino a vedere tutto questo improvvisamente morire nel nulla della foresta. Sarebbe dovuto essere il trasporto veloce di superficIe per collegare l’aeroporto alla città. Un’opera immensa e utile per un area metropolitana popolata da circa 20 milioni di persone. Doveva essere pronta per la Coppa del Mondo. Nessuno sa quando sarà terminata. Anche l’Olimpiade di Rio de Janeiro, straordinaria per fascino, bella agonisticamente e incantevole per la sua cerimonia di apertura, ha lasciato non poche polemiche alle sue spalle. In accordo con quanto stabilito dal Comitato Olimpico Internazionale, il 40% del costo complessivo degli investimenti è sostenuto con denaro pubblico, il restante 60% con iniziativa privata. Quindi dei 39 miliardi di reais previsti (circa 11 miliardi di euro), 15 sono usciti dalle casse pubbliche. In questi costi non sono inclusi quelli per ammobiliare il villaggio olimpico (62 milioni di reais), quelli per presentare e sponsorizzare la candidatura (circa 90 milioni di reais). I progetti di politica pubblica legati ai Giochi Olimpici sono stati 27, con l’obiettivo migliorare il trasporto e l’ambiente. E’ il caso di:

• BRT Transolimpica, estensione del già esistente BRT Transporte, con 17 stazioni e 26 km di lunghezza.
• VLT (Veicolo Leggero su Rotaia)con 28 km di lunghezza e 32 stazioni per collegare la regione del porto al centro e all’aeroporto.
• PORTO MARAVILHA, 70 km di urbanizzazione, per rivitalizzare le regione del porto.
• LINA 4 del metrò, 16 km per servire circa 300.000 persone al giorno nel tragitto Barra da Tijuca-Ipanema.
• COMPLEXO ESPORTIVO DEODORO, il centro olimpico che ha ospitato 11 discipline, già pronto al 60% prima dell’Olimpiade perché ha ospitato i Giochi Panamericani nel 2006 e i Giochi Mondiali Militari nel 2001.

Singolare il caso del progetto VLT, aperta solo 4 giorni prima dell’inizio dei Giochi e il cui funzionamento è stato sospeso immediatamente dopo la conclusione delle Olimpiadi, per eSsere sottoposta a test di sicurezza (non era il caso di farli prima?). Per fare queste opere circa 2.600 famiglie sono state espropriate della propria casa e della propria terra. Di non tutte le pratiche di esproprio si conosce l’esito ufficialmente.

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IL BRASILE OGGI
Oggi il Brasile vive un momento difficile, pagando il prezzo di una politica corrotta, dissennata e sprecona, e di una cultura consumista che porta le famiglie a spendere più di quanto guadagnano. E’ un Paese che non redistribuisce la ricchezza, lasciando ampie aree urbane nella povertà assoluta, spesso in intima convivenza con aree ricchissime, generando malcontento, criminalità, disagio, insicurezza. La gente comincia a scendere per le strade per manifestare il suo dissenso e pretendendo un Paese moderno, equo, solidale, con scuole e ospedali che funzionino, con opportunità per tutti, sicuro. Il problema del Brasile, come di ogni altro posto nel pianeta, non è in una Olimpiade o in una Coppa del Mondo di calcio, ma in come un’opportunità per molti si trasformi in un’opportunità per pochi, in come tutto sia mercificato e asservito a logiche di potere, di guadagno facile e marcio, in come un cammino potenzialmente virtuoso si trasformi in un cammino vizioso che lascia alle sue spalle opere inutili o mai concluse, persone sfruttate, ingannate e un labirinto impenetrabile di mazzette e debiti esorbitanti che pesano sui bilanci sociali, soffocando ogni possibilità di sviluppo. Oggi tutto è valutato e scelto in funzione di ciò che è conveniente o no, dimenticando di porci la domanda se questo sia giusto o sbagliato. Peccato che molto spesso quello che è giusto fare… non conviene.

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La cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Rio 2016.