Adriano Stabile

Va verso un probabile sconto di pena Daniele De Santis, l’ex ultras romanista condannato in primo grado a 26 anni di reclusione per l’assassinio di Ciro Esposito, tifoso del Napoli ferito a morte dai suoi spari il 3 maggio 2014 a Roma, prima della finale di Coppa Italia Napoli-Fiorentina. Stamattina, nella terza udienza del processo davanti alla prima sezione della Corte d’Assise d’Appello di Roma, il procuratore generale Vincenzo Saveriano ha chiesto per De Santis una condanna a 20 anni per omicidio volontario, chiedendo anche di non riconoscere, rispetto alla più pesante sentenza di primo grado, l’aggravante dei futili motivi e di assolvere l’imputato dall’accusa di rissa «perché il fatto non sussiste». Chiesta inoltre l’assoluzione per gli altri due imputati, Gennaro Fioretti e Alfonso Esposito, tifosi del Napoli, che in primo grado erano stati condannati a 8 mesi di reclusione ciascuno per rissa e lesioni nei confronti dello stesso De Santis.

COCAINA E PROSTITUTE PRIMA DEGLI SPARI A CIRO ESPOSITO
Nella sua conclusione il procuratore generale Saveriano ha ricordato i precedenti da stadio di De Santis (tra i quali c’è una pena patteggiata) e come l’ex esponente della Curva Sud della Roma avesse fatto uso di cocaina insieme a due prostitute la notte precedente all’omicidio di Ciro Esposito. Il magistrato della pubblica accusa ha poi sottolineato il fatto, provato da un video (il cosiddetto “video Azzarelli” negli atti di indagine), che Ciro Esposito non ha avuto il tempo materiale per aggredire realmente De Santis, essendo entrato nella scena del delitto per soli 8 secondi (prima di essere ferito a morte) di cui alcuni impiegati per percorrere i 51 metri che lo separavano da De Santis stesso.

L’AGGRESSIONE AL PULLMAN NAPOLETANO CON DUE PETARDI
La ricostruzione del p.g. Saveriano di quanto accaduto a Tor di Quinto in quel maledetto 3 maggio 2014 è analoga a quella scritta nelle motivazioni della sentenza di primo grado: De Santis avrebbe assaltato, lanciando due petardi, un pullman bloccato nel traffico, pieno di napoletani diretti allo Stadio Olimpico, prima di essere fermato dal gruppo di tifosi di cui faceva parte Ciro Esposito. Le testimonianze raccolte durante il processo di primo grado e in quello d’appello sembrano dimostrare come De Santis abbia tentato di scappare correndo, elemento che escluderebbe una precedente e violenta aggressione da parte di altri napoletani e quindi la “scriminante” per l’imputato della legittima difesa al momento degli spari. Soltanto dopo i colpi di arma da fuoco, secondo l’accusa, De Santis è stato selvaggiamente aggredito da altri tifosi del Napoli tanto da riportare la quasi amputazione della caviglia destra e altre gravi ferite.

NON CI FURONO COMPLICI NÉ PREMEDITAZIONE
Nell’escludere l’aggravante della premeditazione dell’omicidio, il p.g. Saveriano ha sottolineato come non ci siano tracce di telefonate di De Santis, nei giorni precedenti, per organizzare un agguato ai napoletani e come è probabile che non abbia avuto spalleggiatori né complici. Le persone che erano intorno a lui, viste da svariati testimoni, erano probabilmente soltanto curiosi provenienti dal vicino circolo sportivo, la Boreale, dove viveva De Santis. L’assenza degli spalleggiatori farebbe cadere così l’accusa di rissa. Esclusi dall’accusa anche i futili motivi.

Parzialmente soddisfatti i legali di De Santis, gli avvocati Tommaso Politi e David Terracina, che, alla luce di quanto esposto dall’accusa, si sarebbero aspettati una richiesta intorno ai 14 anni di reclusione per omicidio volontario, comprese le attenuanti generiche già concesse in primo grado. Felici, ma ancora prudenti, gli avvocati difensori di Alfonso Esposito e Gennaro Fioretti, ormai a un passo dall’assoluzione.

La sentenza d’appello per i tre imputati è prevista per il 27 giugno, verosimilmente nel tardo pomeriggio, dopo  le conclusioni degli avvocati di parti civile di Pasquale Esposito, Alfonso Esposito, Gennaro Fioretti e dei due legali a difesa di De Santis.