Adriano Stabile

«Ghirardi era ben a conoscenza, nel corso degli eventi, della difficile situazione finanziaria del Parma che si andava man mano deteriorando» così come c’era «piena consapevolezza da parte del Leonardi della situazione finanziaria del Parma FC, fin dalla sua entrata nella società, progressivamente e gravemente deficitaria». Le pesanti motivazioni della Corte Federale d’Appello della Federcalcio, che lo scorso 10 novembre ha radiato Tommaso Ghirardi e Pietro Leonardi per il fallimento nel 2015 del Parma, contrastano non poco con le giustificazioni dei due di qualche giorno fa. «Non ho nulla di cui vergognarmi: mai rubato o distratto un euro dalla società. Non l’ho fatto fallire io il Parma», ha raccontato una settimana fa a “Repubblica” Leonardi, ex amministratore delegato del club emiliano. «Il Tribunale di Bologna, la prima e per ora unica autorità giudiziaria che ha valutato le cause del dissesto della società, ha individuato il momento dell’insolvenza solo nel novembre 2014», le parole dell’ex presidente del Parma Ghirardi, martedì scorso, attraverso un comunicato dei suoi legali. 

Il ruolo di Ghirardi e Leonardi nel vecchio Parma

La verità raccontata dal Tribunale Federale Nazionale, nel giudizio di primo grado, e dalla Corte Federale d’Appello sembra diversa: i segnali di dissesto risulterebbero già dal bilancio di giugno 2012 (seguito da quelli, sempre in rosso, del 2013 e del 2014), da numerosi verbali delle riunioni del consiglio d’amministrazione, tra il 2012 e il 2014, e dai verbali di ispezione della Co.Vi.So.C., Commissione di vigilanza sulle società di calcio,  tra il 28 gennaio 2013 e il 18 dicembre 2014.

«Il Parma FC di fatto era esclusivamente gestito dal Presidente Ghirardi Tommaso e dall’Amministratore Delegato Leonardi Pietro, i quali avevano ruoli primari, vasti e concreti poteri operativi e deleghe assai ampie» spiega la corte giudicante. Ghirardi, che è stato a capo del Parma fino al 27 dicembre 2014, è accusato, tra le altre cose, di aver compiuto operazioni «per occultare la reale situazione di grave disavanzo patrimoniale», di «non aver tenuto con regolarità le scritture contabili» e di «aver utilizzato lo strumento dell’incentivo all’esodo allo scopo di rinviare nel tempo ingenti debiti verso tesserati (come dimostra il caso di Hernan Crespo)».

Ghirardi Leonardi Parma

Una contestazione dei tifosi del Parma il 23 novembre 2014

Da parte di Ghirardi emerge un atteggiamento ambiguo, che avrebbe penalizzato il Parma, a vantaggio della società controllante Eventi Sportivi Srl, di cui era amministratore lo stesso presidente degli emiliani. È accaduto per esempio in occasione della mancata concessione al Parma della licenza Uefa nel 2014, allorché Ghirardi non ha dato esecuzione alla delibera del cda che prevedeva che Eventi Sportivi srl procurasse il necessario supporto finanziario al club per evitare l’esclusione dalle coppe europee. Precedentemente, nel 2012-13, aveva effettuato rimborsi dal Parma al solo creditore Eventi Sportivi per una cifra di 2,6 milioni di euro, peraltro penalizzando gli altri creditori. Nello stesso periodo il club emiliano ha ceduto il marchio Parma e il contratto degli spazi pubblicitari dello Stadio Tardini alla società Parma Brand, poi assorbita da Eventi Sportivi, con l’effetto di sottrarre al club calcistico (e ai suoi creditori) le preziose risorse derivanti dal marchio e dal contratto stesso e con la conseguenza di aumentare l’attivo, ridurre i debiti e recuperare i crediti di Eventi Sportivi srl, anch’essa, come detto, amministrata da Ghirardi.

RETRODATATE LE PLUSVALENZE DI PAROLO E ROSI
Ghirardi e Leonardi sono inoltre accusati di non aver contabilizzato nell’autunno 2014 il debito di 2,3 milioni relativo all’acquisto dal Napoli dell’attaccante Camillo Ciano, che a Parma non hanno mai visto, essendo stato immediatamente girato in prestito al Crotone.
Presidente e amministratore delegato hanno inoltre contabilizzato, retrodatandole illecitamente al 30 giugno 2014, le successive plusvalenze per le cessioni dei calciatori Marco Parolo alla Lazio e Aleandro Rosi al Genoa, per una cifra di 6,6 milioni di euro al fine di tamponare il profondo rosso di bilancio.

LEONARDI SI RADDOPPIA LO STIPENDIO DA SOLO
Risulta inoltre che Ghirardi avrebbe erogato in più tranches, tra settembre 2009 e marzo 2012, 1,2 milioni di euro a Leonardi, non previsti dal contratto depositato negli uffici della Lega Serie A, prorogando nel tempo la data di scadenza del rimborso, nonostante la crisi del Parma. In quel periodo Leonardi, secondo la Corte Federale d’Appello, era «perfettamente consapevole della grave situazione finanziaria» della società, ma prese ugualmente quei soldi e inoltre, il 1° luglio 2012, «operando in conflitto di interessi e senza i necessari poteri» ha «sottoscritto con sé stesso un nuovo contratto di lavoro indicando una retribuzione più che doppia rispetto a quella prevista dal precedente contratto». Con il nuovo stipendio raddoppiato, Leonardi è così rientrato quasi completamente del debito di 1,2 milioni con la società emiliana, che però praticamente, in questo modo, si è restituita i soldi da sola. Inoltre il dirigente, pur nel dissesto finanziario del Parma, ha utilizzato somme di pertinenza del club per spese personali e della propria famiglia per complessivi 119 mila euro. 

Il quadro delineato dai giudici sportivi è talmente disastroso da portare alla squalifica a vita di Leonardi e Ghirardi, che possono tentare un ultimo ricorso alla Collegio di Garanzia del Coni, la Cassazione dello sport italiano.