Ignazio Castellucci

Giusto poche righe, facendo seguito al pezzo già apparso sul Posticipo sulla dimensione geopolitica dei fenomeni sportivi e sulla attuale crisi politica tra i paesi del Golfo Persico, che per molti osservatori potrebbe addirittura a rischio i Mondiali del Qatar del 2022.

Abbiamo già detto di come queste tensioni nascano nella cornice dei giochi politici che coinvolgono i Paesi della regione e non solo, con l’Arabia Saudita che aspira a una posizione egemone nel Golfo e il Qatar che tende a seguire una propria agenda, controegemonica rispetto alla prima. In più c’è l’Iran, nemico giurato della monarchia saudita e dell’amministrazione Trump, verso cui un moderato disgelo pareva essersi avviato all’epoca di Obama, cui partecipava abbastanza attivamente il Qatar. Giochi complessi, in cui entrano in scena drammaticamente, sempre più spesso, le attività del terrorismo globale e quelle di contrasto al terrorismo, le accuse incrociate di favoreggiamento dello stesso tra potenze regionali e globali, e prese di posizione di ogni tipo.

È in rete il video di quanto accaduto ad Adelaide (Australia), quando all’inizio della partita di calcio Australia – Arabia Saudita, valida per le qualificazioni al Mondiale (finita 3-2 a per la squadra di casa, per la cronaca), è stato chiesto dall’annunciatore un minuto di silenzio in memoria delle vittime del recente attentato di Londra. Mentre il pubblico e la squadra di casa hanno compostamente osservato il minuto di silenzio, in piedi e fermi, i giocatori sauditi hanno tranquillamente snobbato quanto stava accadendo, continuando a prendere posto in campo per l’avvio del match.

Ancora una volta un episodio calcistico rivela la profonda dimensione simbolica e politica dello sport globale, come arena in cui si riproducono in forma rituale e sublimata le dinamiche politiche. Le accuse al Qatar di qualche giorno fa, gli attacchi dell’Isis a Teheran, l’atteggiamento dei calciatori sauditi rivelano come vi siano nella geopolitica mediorientale e globale complessità che ci riguardano, che almeno in parte ci sfuggono e che andrebbero invece scandagliate e conosciute a fondo. Di chi possiamo fidarci? Con chi possiamo avviare cooperazioni economiche strategiche, di lungo periodo, che comportano ormai sempre più spesso la (s)vendita dei nostri gioielli di famiglia?

La geopolitica e l’economia globale ci portano spesso ad avere strani compagni di letto, in politica e nello sport; troppo superficiale e rischioso intrattenersi con tutti senza un minimo di attenzione.