Adriano Stabile

Amicizie scomode e comportamenti ambigui rischiano di inguaiare Fabrizio Miccoli e Giuseppe “Pino” Taglialatela, già calciatori dal passato illustre. Per l’ex attaccante di Palermo, Juventus, Fiorentina e della nazionale la procura del capoluogo siciliano ha chiesto quattro anni di reclusione per estorsione aggravata dal metodo mafioso mentre per l’ex portiere di Napoli, Fiorentina, Palermo e Avellino il pm di Napoli Maria Cristina Ribera ha chiesto addirittura 14 anni per associazione di stampo mafioso con il ruolo di partecipe.

Fabrizio Miccoli e i contatti con la mafia

L’indagine su Fabrizio Miccoli, oggi 38enne, prese il via tra il 2010 e il 2011 da quelle sul boss Antonino Lauricella, detto “u scintilluni”, all’epoca latitante, grazie a un’intercettazione in cui il calciatore chiedeva a Mauro Lauricella, figlio di Antonino, il recupero di un credito per conto di un amico. Secondo l’accusa della procura di Palermo Miccoli avrebbe infatti incaricato Lauricella junior di recuperare con metodi intimidatori 20 mila euro da Andrea Graffagnini, gestore della discoteca “Paparazzi” di Isola delle Femmine (Palermo), per conto di Giorgio Gasparini, fisioterapista del Palermo, ex socio del locale e amico di Miccoli.

L’INTERCETTAZIONE TRA MICCOLI E LAURICELLA
«Senti una cosa Mauro – dice Miccoli a Lauricella in un’intercettazione del 22 giugno 2010 – eh… i primi di luglio poi quando vengo, dobbiamo andare a parlare con sto qua. Eh, andiamo io, tu e lui andiamo, ci andiamo a mangiare una cosa a cena e poi… poi quando ci vediamo… capito parliamo un attimo! Va bene? Allora io appena scendo a Palermo ti chiamo, noi ci vediamo da soli io e te, ti spiego un po’ come è la situazione, perché non dobbiamo parlare solo della situazione mia, c’è un’altra cosa, poi ne parliamo di persona… poi andiamo a cena con questo qua e, gli diciamo le cose come stanno! Va buo’?». «Va bene – gli risponde Lauricella – te la sbrigo io appena scendi, capito?».

L’INCONTRO IN TRATTORIA PER RECUPERARE I SOLDI
L’incontro tra Mauro Lauricella e Graffagnini (di cui Gasparini diceva di essere creditore, ma Graffagnini ha sempre negato di dovere quel denaro), alla presenza di altre persone, sarebbe effettivamente avvenuto, con metodi intimidatori, nel retrobottega di una trattoria alla Kalsa, rione del centro storico di Palermo. Dei 20 mila euro che voleva indietro Gasparini ne sarebbero stati recuperati soltanto due mila: «Riuscii a convincere Graffagnini a dare almeno 12 mila euro – ha raccontato Lauricella ai magistrati durante il processo a suo carico – poi mi fu consegnato da Rubens D’Agostino, una persona molto più grande di me che aveva interessato lo stesso Graffagnini, un plico con degli assegni che diedi a Miccoli per consegnarli a Gasparini in occasione di Milan-Palermo». Ma tutti gli assegni, tranne uno, erano a vuoto.

«IO VOGLIO BENE A MAURO LAURICELLA»
«Io voglio bene a Mauro, lo frequentavo nel tempo libero, con lui mi divertivo – ha ammesso Miccoli, ascoltato come teste nel processo a Lauricella, un anno fa – sono stato sei anni a Palermo e sono andato tre volte in discoteca, sempre con Mauro. Avendo saputo che il fisioterapista aveva qualche problema con questi della discoteca, mi è venuto spontaneo parlare con Mauro. Non sapevo di cosa si trattasse e mi sono poi disinteressato».

BARZAGLI ASCOLTATO DURANTE LE INDAGINI
Nel 2012 anche Andrea Barzagli è stato ascoltato dalla procura nella fase delle indagini preliminari in quanto ex socio della discoteca “Paparazzi”. L’attuale difensore della Juve, che ha militato nel Palermo dal 2004 al 2008, raccontò di essere a conoscenza, per via indiretta, della vicenda del debito e delle minacce.

L’INSULTO DI MICCOLI A FALCONE E LE SCUSE
In un’altra intercettazione del 2011, rimasta marginale nelle indagini, Miccoli, nel dare un appuntamento a Mauro Lauricella, aveva detto «vediamoci davanti all’albero di quel fango di Falcone» insultando la memoria del magistrato siciliano ucciso dalla mafia nel 1992. Per questa frase si scusò e fu deferito dalla giustizia sportiva nel febbraio 2014, con richiesta di una giornata di squalifica e 50 mila euro di multa, prima di essere assolto.

LE FREQUENTAZIONI PERICOLOSE DELL’EX CALCIATORE
Miccoli, secondo gli investigatori, all’epoca della sua permanenza palermitana ebbe alcuni contatti con Francesco Guttadauro nipote del superboss Matteo Messina Denaro, e figlio di Filippo, il messaggero dei pizzini con cui comunicavano il boss ricercato e l’ex padrino di Cosa Nostra, Bernardo Provenzano. Nel 2013 venne inoltre trovata su Facebook una sua foto con Giacomo Pampillonia, condannato a 8 anni in un processo per mafia due anni più tardi.

LA CONDANNA A LAURICELLA PER VIOLENZA PRIVATA
Mauro Lauricella, già processato in un altro filone dell’inchiesta con rito ordinario, è stato condannato a un anno per violenza privata aggravata dal metodo mafioso, ma assolto dall’accusa di estorsione, la stessa per cui è andato a giudizio Miccoli. «Non ho preso soldi, non c’è stata nessuna estorsione – ha spiegato in tribunale il figlio del boss “u scintilluni” nel corso del processo a suo carico – volevo fare un favore al mio amico Fabrzio Miccoli che a sua volta stava cercando di dare una mano a un fisioterapista».

«Miccoli, rispetto a questa vicenda, è estraneo perché lui ha iniziato un’attività di recupero credito per conto di altri assolutamente lecita, che poi successivamente è degenerata per colpa di Lauricella che avrebbe agito in maniera piuttosto violenta nei confronti di Graffagnini per recuperare i soldi», sostiene Giovanni Castronovo, uno dei due avvocati difensori di Miccoli, secondo cui inoltre l’ex calciatore non conosceva le connivenze malavitose del padre di Lauricella.

Il PROSSIMO 7 OTTOBRE LA SENTENZA
Nel corso delle indagini il sostituto procuratore Maurizio Bonaccorso aveva chiesto l’archiviazione del fascicolo riguardante Miccoli, ma il Gip Fernando Sestito, di parere contrario, ha invece disposto l’imputazione coatta dell’ex calciatore, che è stato rinviato a giudizio nello scorso novembre. Così si è arrivati, nel processo con rito abbreviato davanti al gup Walter Turturici, alla richiesta di condanna a quattro anni da parte del pm Francesca Mazzocco. La prossima udienza del processo all’ex attaccante è in calendario il 7 luglio mentre la sentenza dovrebbe arrivare il 6 ottobre.

Taglialatela rischia 14 anni di reclusione

Diversa e più grave la posizione processuale di Pino Taglialatela, che rischia qualcosa in più rispetto a Miccoli. L’ex portiere del Napoli è accusato, nel processo cosiddetto “Crash”, di associazione di stampo camorristico con il ruolo di partecipe e intestazione fittizia di alcuni autoveicoli, reati per i quali l’accusa, rappresentata dal pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli Maria Cristina Ribera, ha chiesto 14 anni di reclusione.

Taglialatela mafia

Giuseppe “Pino” Taglialatela nel 2002 con la maglia della Fiorentina

CINQUE AUTOMEZZI DELL’EX PORTIERE A DISPOSIZIONE DI UN CLAN
Secondo un’informativa del Gico (Gruppo d’investigazione sulla criminalità organizzata) della Guardia di Finanza Taglialatela, oggi 48enne, sarebbe stato una “testa di legno” di un presunto affiliato al clan di camorra Mallardo di Giugliano in Campania, Mauro Moraca, che aveva in uso alcuni veicoli intestati all’ex calciatore (uno scooter Tmax e quattro automobili). Secondo l’avvocato Giuseppe Pellegrino, difensore di Moraca, i veicoli erano intestati a Taglialatela solo per beneficiare del fatto che lui è residente nell’isola di Ischia.

IL MISTERO DELLE FERITE DA ARMA DA FUOCO
Nel corso del processo è emerso anche un episodio che avrebbe visto l’ex portiere prodigarsi per far curare in una clinica privata una persona ferita da colpi di arma da fuoco, ma sulla vicenda non sembrano esserci riscontri sufficienti.

IL VIDEO AL MATRIMONIO DEL CLAN MALLARDO
Nei giorni scorsi è stato inoltre diffuso un video del 27 giugno 2009, girato durante il matrimonio tra la figlia del boss Feliciano Mallardo (morto in carcere nel 2015 in regime di 41  bis) e il già citato Mauro Moraca (per il quale sono stati chiesti 24 anni di carcere nel processo “Crash”), in cui Taglialatela arriva in chiesa con i figli di Feliciano Mallardo, Carlantonio e Antony. Dietro di loro si vede anche Anna Aieta, moglie di un altro noto boss, Francesco Mallardo (detto “Ciccio ‘e Carlantonio”), anche lei arrestata nel novembre scorso. Taglialatela a sua volta è nipote di Flora Taglialatela Scafati, vedova di Feliciano Mallardo.
«Per colpa di una parentela scomoda si è trovato coinvolto in una vicenda assurda, tirato in ballo da un pentito» disse un anno fa il legale dell’ex calciatore, Luca Capasso. Negli ultimi dodici mesi però la posizione del suo assistito sembra essersi aggravata. Lo scopriremo davvero a conclusione del processo “Crash”.