Adriano Stabile

È solo fumo negli occhi. In Qatar si continuano a sfruttare e a schiavizzare i lavoratori impiegati nella costruzione degli stadi e delle infrastrutture per i Mondiali di calcio del 2022. È l’opinione di Amnesty International che boccia la nuova legge sul lavoro (la numero 21 del 2015), in vigore dal 13 dicembre scorso nello Stato arabo, che avrebbe dovuto interrompere lo sfruttamento degli operai migranti, perlopiù provenienti da Paesi asiatici poveri.

Amnesty International dallo scorso anno sta facendo denunce e pressioni sulla Fifa e sul governo del Qatar per migliorare le condizioni dei lavoratori impegnati per la kermesse calcistica, ma la nuova legislazione sembra aver cambiato ben poco: «È stata presentata come la legge che avrebbe posto fine allo sfruttamento – ci spiega in esclusiva Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International – noi l’abbiamo letta bene e cambiamenti significativi non ce ne sono. Lo sfruttamento continuerà. Non riesco a trovare aspetti positivi. Peraltro in Qatar c’è un grosso problema anche sui controlli sul lavoro».

Qatar 2022, sono centinaia i morti sul lavoro

Con due rapporti dettagliati (basati su indagini sul posto con interviste a vittime e a testimoni), pubblicati a marzo e a dicembre 2016 (quest’ultimo a ridosso della Supercoppa italiana giocata a Doha tra Milan e Juventus), Amnesty ha denunciato le condizioni dei lavoratori, privati della libertà personale e al limite della schiavitù, spesso pagati male e in ritardo. E non mancano situazioni ancora più tragiche: «I morti sul lavoro sono stati centinaia – continua Noury – ma i governi dei Paesi da cui provengono questi lavoratori (Bangladesh, Nepal e India per esempio) hanno uno scarso peso contrattuale nei rapporti con il Qatar. Perciò, quando muore un operaio, difficilmente ci sono lamentele ufficiali da parte del suo Paese di provenienza».

Qatar 2022 lavoro

Il Milan con la Supercoppa 2016, vinta a Doha, in Qatar

I LAVORATORI NON POSSONO CAMBIARE IMPIEGO SENZA PERMESSO
Tre i punti fondamentali ancora oggi insoluti e contestati da sindacati e organizzazioni non governative: anche con la nuova legge il datore di lavoro può negare al lavoratore la possibilità di lasciare il suo impiego per trovarsene un altro (con il lavoratore che rischia anche di essere accusato del reato penale di latitanza), può trattenere i passaporti dei lavoratori e comunque può rifiutare al lavoratore la richiesta di lasciare il Qatar.

Questo sistema di semischiavitù, conosciuto come “kafala” (o sponsorizzazione), era stato introdotto da una legge del 2009 proprio mentre il Qatar completava la sua candidatura al Mondiale di calcio, assegnatogli dalla Fifa nel dicembre 2010. «Non è stata soltanto una coincidenza temporale – spiega Noury – è chiaro che, con l’assegnazione del Mondiale, il Qatar, che già si affidava molto alla manodopera straniera (il 94% dei lavoratori totali, provenienti soprattutto da India, Bangladesh, Pakistan, Nepal e Filippine, n.d.r.), si è visto costretto ad attrarne altra. Il governo ha così varato norme molto rigide per evitare che ci fossero forme di affrancamento dal lavoro».

LA FIFA RESPINGE LE ACCUSE DI AMNESTY INTERNATIONAL
La nuova legge 21, in vigore da un mese, ha abolito la kafala, ma soltanto formalmente. «È un inganno – dice il portavoce di Amnesty International – sono cambiati i nomi, ma il concetto resta lo stesso: il rapporto tra datore di lavoro e lavoratore in Qatar è fondato sul “possesso” da parte del primo sul secondo». Sotto accusa è finita anche la Fifa, che ha assegnato il Mondiale 2022 a uno Stato che non rispetta i diritti fondamentali dell’uomo. E non è cambiato granché con l’avvicendamento ai vertici della federcalcio internazionale: «Il nuovo presidente della Fifa Gianni Infantino ha mostrato una sensibilità maggiore sul problema del lavoro in Qatar ­– ammette Noury – c’è stato un salto in avanti rispetto alla gestione di Blatter e Platini, ma aspettiamo che le parole si traducano in fatti».

Il Posticipo ha contattato l’ufficio stampa della Fifa per una replica alle accuse di Amnesty, ma la risposta, pur cortese, si è limitata a ribadire le posizioni già espresse nei mesi scorsi. «Il mondiale del 2022 è un’opportunità per migliorare i diritti dei lavoratori. Ho constatato di persona cosa è stato fatto in risposta alle denunce di Amnesty International. Siamo consapevoli delle nostre responsabilità e dei nostri doveri. Se siamo in grado di contribuire al raggiungimento di modifiche oltre il calcio, lo faremo», sono le parole di Infantino nell’aprile 2016, poche settimane dopo essere stato eletto a capo della Fifa.

Qatar 2022

Lo sceicco qatariota Al Thani e Blatter nel 2013

CAUSA PERSA IN SVIZZERA, MA IL VERSANTE GIUDIZIARIO PUÒ CRESCERE
C’è anche un versante giudiziario, che potrebbe ampliarsi. Il 6 gennaio il tribunale commerciale di Zurigo ha respinto il ricorso presentato dai sindacati di Olanda (FNV) e Bangladesh e dal cittadino bengalese Nadim Shariful Alam contro la Fifa, accusata di non preoccuparsi delle violazioni dei diritti umani in Qatar in vista dei Mondiali del 2022. Il 21enne Alam, che ha lavorato in Qatar per 18 mesi dal 2014 al 2016, aveva chiesto 11.500 dollari di risarcimento a fronte di 4.000 pagati al suo “reclutatore”. «Per noi questa sentenza è una sconfitta – ci dice Riccardo Noury – ma è un canale che rimane aperto. Immagino che ci saranno altre cause giudiziarie».

«SFRUTTAMENTO, SUDORE E SANGUE»
Nel prossimo marzo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) si pronuncerà sul caso delle violazioni in Qatar. «Stiamo a vedere – le parole di Noury – se prenderà una posizione critica sarà un altro colpo che verrà dato alla reputazione internazionale di questo Paese. È la vera arma che abbiamo: far capire che dietro a questa modernità ed eccellenza che il Qatar mostra al mondo c’è una realtà di sfruttamento del lavoro». Riccardo Noury conclude confermandoci che nei cantieri per il Mondiale di calcio 2022 c’è ancora una realtà fatta di abusi e morti sul lavoro: «Purtroppo è così – conclude amaramente il portavoce di Amnesty International – nei prossimi due anni, che saranno cruciali per la costruzione di stadi e infrastrutture, ci aspettiamo cambiamenti radicali. Altrimenti Qatar 2022 passerà alla storia come il Mondiale dello sfruttamento, del sudore e del sangue».