Adriano Stabile

Ciro Esposito è stato ferito a morte a pochi metri da un automezzo blindato e da un’autocivetta della polizia. È la verità sotto gli occhi di tutti, ma finora trascurata, emersa nel processo d’appello per l’uccisione del tifoso napoletano, colpito dagli spari della pistola Benelli in mano al romanista Daniele De Santis, il 3 maggio 2014 a Roma.

La conferma viene dalla testimonianza dell’ispettore di polizia Franco Fratini e da un video agli atti del processo, denominato “Azzarelli”, al cui inizio si vede per qualche istante il blindato blu, poco oltre l’ingresso del Ciak Village, dove De Santis ha esploso i quattro colpi fatali, ferendo Ciro Esposito (morto dopo 53 giorni in ospedale), Alfonso Esposito e Gennaro Fioretti.

LA TESTIMONIANZA DI UN ISPETTORE DI POLIZIA
Nell’udienza dello scorso 13 aprile a Roma, davanti alla prima sezione della Corte d’Assise d’Appello, la testimonianza dell’ispettore Fratini, che ha raccontato di aver visto il blindato della polizia e un’autocivetta al momento degli scontri, è stata fortemente contestata dai legali di parte civile della famiglia Esposito, gli avvocati Angelo e Sergio Pisani, e dallo stesso padre del tifoso napoletano ucciso, Giovanni Esposito. Quest’ultimo, che ha accusato ad alta voce Fratini di non aver svolto correttamente il proprio compito (causando indirettamente la morte del figlio), è stato allontanato dall’aula a forza dai carabinieri, salvo poi rientrare dopo una ventina di minuti, ad acque calme.

«C’ERANO UNA PUNTO IN BORGHESE E UN BLINDATO»
L’ispettore Fratini quel 3 maggio 2014 si trovava a presidiare il cavalcavia di via del Foro Italico (conosciuta anche come via Olimpica), sopra a viale Tor di Quinto, a poche decine di metri dal luogo in cui Ciro Esposito è stato ucciso. «C’era una macchina della polizia (una Punto) in borghese, un blindato e poi tra i 15 e i 20 pullman (pieni di tifosi del Napoli, n.d.r.)» ha raccontato Fratini otto giorni fa alla Corte d’Assise d’Appello di Roma, nel descrivere lo scenario davanti ai suoi occhi tre anni fa.

«Tutti i video che abbiamo visto testimoniano che non c’erano auto della polizia nel raggio di 100-150 metri dal posto» ha replicato stizzito l’avvocato Angelo Pisani, legale della madre di Ciro Esposito, mentre lo stava interrogando. «La macchina era all’inizio della carovana dei pullman, che si è fermata là davanti (al luogo degli spari, n.d.r.) – ha insistito deciso Fratini – era la scorta (dei pullman, n.d.r.). Non scherziamo, ero là e glielo dico io cosa è successo».

PROSSIMA UDIENZA L’11 MAGGIO A ROMA
Nella Punto in borghese della polizia c’era il vicequestore Irene Di Emidio che, subito dopo gli spari, ha soccorso Alfonso Esposito, ferito alla mano destra da un proiettile esploso da De Santis. La Di Emidio e due agenti in servizio sul blindato erano stati ascoltati come testimoni durante il processo di primo grado a Rebibbia, ma evidentemente non era ancora emersa la vicinanza temporale (e fisica) tra blindato, Punto della polizia e spari. Alla luce della testimonianza dell’ispettore Fratini e del video “Azzarelli” cade quindi l’idea che quel 3 maggio 2014 la zona di Tor di Quinto fosse priva di controllo da parte delle forze dell’ordine.

Il processo d’appello per la morte di Ciro Esposito riprenderà l’11 maggio, a Roma, nelle aule della città giudiziaria di piazzale Clodio. Sarà il momento delle conclusioni delle parti (accusa, parti civili e difese) e sicuramente si tornerà a parlare della presenza o meno delle forze dell’ordine in quel maledetto giorno di tre anni fa.