Matteo Muoio

Nel mondo del calcio da quasi trent’anni, è stato tra i più giovani procuratori italiani della storia. Agente di Gattuso per diciassette anni, ha portato Toldo all’Inter, seguito Del Piero – suo testimone di nozze – e portato in Italia gente come Biehroff, Helveg e Nuno Gomes. Tra i primi ad intuire le potenzialità del mercato estero per gli italiani, curò il trasferimento di Vialli al Chelsea, quindi Porrini e Amoroso ai Rangers di Glasgow, poi Cannavaro a Dubai, per chiudere con i più recenti Donadel e Giovinco in MLS. Miglior procuratore italiano dell’anno nel 2014/2015 e svariati altri premi. Andrea D’Amico non si ferma mai, noi siamo riusciti a rintracciarlo in uno dei pochi momenti liberi.

 

INTERVISTA ESCLUSIVA AD ANDREA D’AMICO

 Vorrei partire da Giovinco, che a Toronto continua a fare meraviglie. Ci sono possibilità di un ritorno in Italia?

“No, ha ribadito più volte di voler continuare la sua esperienza, di vita e di gioco, lì”.

Alla nazionale ci pensa? Ventura non l’ha mai chiamato ma davanti le gerarchie non sembrano così definite.

“E’ normale pensarci dopo due anni così, lui fa il suo, poi l’allenatore della nazionale farà le scelte che ritiene più opportune. Quest’anno sono arrivati in finale di MLS, lo scorso anno è stato MVP del campionato e capocannoniere. Ha una media di oltre 20 gol a stagione con più di 50 assist all’attivo. Più di questo cosa deve fare?”.

Tra i suoi assistiti figurano anche Criscito e Bocchetti, entrambi in Russia. Criscito in estate era stato accostato all’Inter, Bocchetti se non sbaglio va in scadenza a giugno.

“Sì Salvatore è in scadenza. Stiamo parlando con lo Spartak e altre società ma per ora niente di nuovo”.

Vorrebbe tornare in Italia?

“Guarda lui è uno con la mente molto aperta. Non contano i confini ma il progetto professionale”.

Bocchetti in Azzurro

Mercato cinese, alla ribalta da un anno a questa parte per le cifre astronomiche investite. Ora pare il governo voglia mettere dei paletti, si vedrà. Che prospettive ha questo calcio?

“Qui si parla di un investimento di Stato, e se uno Stato come la Cina fa un investimento sullo sport per creare un nuovo prodotto, interno e internazionale, gli investitori privati non possono competere. La differenza con le altre nuove realtà di mercato è che in questo caso, uno Stato comunista, non dimentichiamolo, ha deciso di intervenire in maniera pesante sul calcio, visto come veicolo importante su più fronti, da quello sportivo a quello d’immagine, dal business alla stabilizzazione sociale. Poi la Cina non la scopriamo con i trasferimenti milionari, di fatto è il maggior finanziatore del calcio italiano avendo acquisito Infront con la società Wanda, quindi pensiamo al peso specifico che ha nel nostro calcio”.

Pensa che la Super League cinese possa diventare, magari nel giro di un quinquennio, un campionato veramente competitivo? Ormai sono diversi i grandi o buoni giocatori sparsi per tutto il campionato, qualcuno addirittura nella seconda serie, più qualche allenatore importante.

“Sai per fare un campionato importante non bastano uno, due giocatori per squadra, serve una crescita collettiva. Di sicuro quello che volevano ottenere era l’attenzione su questo nuovo movimento e ci sono riusciti, poi è chiaro che se continuano con questi investimenti avranno solo ritorni e soddisfazioni. Però da qui a fare un campionato che abbia appeal internazionale ce ne vuole”.

Cinesi a Milano. All’Inter Suning sembra avere le idee chiare ed è già molto attiva, al Milan la situazione è ancora poco chiara ma pare che a marzo il closing si farà. Di loro che idea si è fatto?

“Non ho ancora avuto rapporti con Suning ma mi dicono sia molto forte e ben strutturata, per quanto riguarda il Milan bisogna attendere”.

Un’ultima considerazione sul nostro calcio. Nell’ultimo biennio in Italia si sta dando spazio a parecchi giovani, l’età media del campionato si è abbassata. Magari se ne parla poco ma rispetto a 4 o 5 anni fa ci sono molti più giovani in campo, italiani e non. Qualcosa sta cambiando o è un fattore casuale?

“Mi auguro non sia un fattore casuale perché i nostri ragazzi non hanno nulla da invidiare a tanti giocatori che arrivano qui. I nostri vivai sono competitivi, spero sia un programma destinato a continuare con forza nel tempo”.

Vialli al Chelsea, uno dei primi trasferimenti all’estero di D’Amico