Luigi Pellicone

Roma, Hotel Hilton, Campionati Mondiali Paralimpici di scherma. Una ventenne dallo sguardo vispo e le idee chiarissime non smette di stupire. Medaglie su medaglie. Ori su ori, come se piovesse. No, non può scendere la pioggia se dai tuoi occhi vedi sempre e solo l’arcobaleno. Non esiste diversità, è sport. Lo sport che la diversità la combatte e la cancella. E lo si capisce in questa atmosfera di festa, ma anche di competizione. Perchè olimpica o paralimpica, è pur sempre una sfida. Come quelle che molti dei partecipanti hanno dovuto affrontare. Ma se sono in pedana, a lottare per una medaglia, è perchè le hanno superate. E quindi prima a questa festa di sport si partecipa (e si vince), poi ci si lascia andare.

E la vittoria è ancora più radiosa quando a portarla è un sorriso così raggiante. Che, nonostante le avversità non smette mai di illuminare chiunque la circondi. Beatrice Vio. B come Brava, bella, brillante. Come le due medaglie d’oro vinte ai mondiali paralimpici di scherma. V come vincente. C’è poco da fare. Così, ci si nasce. Una ragazza che sprizza una gioia contagiosa. Urla in pedana e sorride fuori. Si gode l’ennesima medaglia, ma pensa già al futuro. Vuole l’olimpiade. Prima, però, il Messico. Una bella vacanza, con le sue amiche e compagne di squadra. Loredana Trigilia e Andreea Mogos. Insieme, campionesse.

Il Posticipo intervista Bebe Vio. Una chiacchierata che lascia in eredità la convinzione che campioni si nasce. E si vince. Anche il destino. Sfidandolo e uncinandolo con il sorriso.

Intervista a Bebe Vio

Bebe la vittoria più bella?
Non è la vittoria più bella, perchè l’oro olimpico è una emozione indimenticabile. Sicuramente però è la più voluta, cercata. Vincere insieme è più difficile, ma anche più bello. Non basta allenarsi. Serve chimica, complicità, mutuo soccorso. Avevo tanta voglia di vincere per chiudere il cerchio dopo l’Europeo. Mi sono allenata con rabbia ed entusiasmo. Sulla pedana è bastato…tirare.

Hai vinto tutto il vincibile. Quando hai capito di essere una campionessa?
In realtà non lo capisci. Anzi, nel momento in cui credi di esserlo, sei fregata. È l’atteggiamento che ti rende campione: quando ti alleni più degli altri, ma con uno spirito diverso, divertendoti anche, mentre cerchi di guadagnare ogni giorno quel quid in più che può fare la differenza. Io mi alleno divertendomi, con la voglia di spaccare il mondo.

Bebe Vio ormai è un simbolo trainante dello sport italiano. Cosa provi? E dove vuoi arrivare?
In realtà mi sento trainata. Da chi mi sta vicino. Compagne di squadra, amici, persone care. Le vittorie, tutte le vittorie, nascono anche da chi ci circonda. Mi vedo meglio in tuta che in TV, anzi, credo che sia fondamentale non perdere di vista il senso di responsabilità che deriva dalla popolarità. Questi mondiali hanno visto la presenza di tanti bambini e diverse atlete del mondo olimpico. Ecco, il mio sogno è che non ci sia un Comitato Olimpico e uno Paralimpico. Vorrei esistesse lo sport dove ci si diverte, ci si allena e si vince quando hai un cuore più grande degli altri.