Elisa Ferro Luzzi

Bernardo Corradi ha giocato nella Lazio dal 2002 al 2004. Due soli anni nella Capitale per l’ex attaccante, ora commentatore per Mediaset Premium, ma entrambi importanti e che gli hanno permesso di conquistare un posto nella Nazionale di Trapattoni che disputò gli Europei in Portogallo. Erano i tempi del passaggio dalla gestione Cragnotti a quella Lotito, l’epoca di Ugo Longo e del piano Baraldi, l’era della Banda Mancini che nonostante le difficoltà societarie riuscì a centrare la Champions e a conquistare la Coppa Italia in finale contro la Juventus. Corradi era uno degli uomini di punta del Mancio, in quelle due stagioni ha segnato 20 gol di cui uno alla Roma il 21 marzo 2003 (1-1 il risultato finale). Ha giocato insieme a Simone Inzaghi: sulle pagine de Il Posticipo ci racconta che derby sarà quello di domani e anche qualche segreto dell’attuale tecnico biancoceleste.

Intervista esclusiva a Bernardo Corradi

Corradi sventola la maglia sotto la Sud dopo aver segnato nel derby

Corradi sventola la maglia sotto la Sud dopo aver segnato nel derby

La Lazio arriva al meglio all’appuntamento con il derby, la Roma sulla carta è più forte ma dovrà fare a meno di un giocatore importante come Salah. Che partita sarà?
«Quando si giocano partite del genere gli amanti del calcio sperano che le squadre siano al 100 %, la perdita di un singolo protagonista può far sì che ne venga meno lo spettacolo. Salah è un giocatore che sta facendo molto bene e che fino ad ora aveva fatto la differenza quindi per la Roma sarà una perdita, ma Spalletti ha armi sufficienti nello spogliatoio per mettere in difficoltà la Lazio. Che comunque è una squadra in forma, sta bene ed è una squadra concreta che riesce a mettere in campo ciò che l’allenatore le chiede».

Chi sarà l’uomo derby?
«Il risultato di un derby è difficile da pronosticare, figuriamoci l’uomo decisivo. Per la Lazio i giocatori che faranno la differenza sono quei tre là davanti: Keita è fresco di nomina come calciatore catalano più promettente, è un giocatore che fa la differenza come la sta facendo Immobile. Per la Roma sicuramente Dzeko darà qualcosa in più».

Dopo anni sarà anche un derby valido ai fini della classifica, in generale che possibilità ha questa Lazio? Dove può arrivare?
«Questa per la Lazio può essere una partita decisiva non tanto per i tre punti visto che ad inizio stagione si era partiti con altre aspettative: una vittoria nel derby potrebbe costringere sia la società che lo stesso Inzaghi ad uscire allo scoperto e a cominciare a credere credere in qualcosa di diverso. Fino ad ora hanno fatto bene a pensare partita dopo partita, ma un successo del derby potrebbe mettere in evidenza che la squadra può ambire a qualcosa di diverso. Chiaro è che di fronte ha una Roma che sta bene, una Roma che dalla metà campo in su fa benissimo e può contare su uno Dzeko in grande spolvero. L’unica cosa che in questo momento la Roma ancora non riesce a mettere a punto è questo disequilibrio tra la fase di possesso e di non possesso e a volte si trova un po’ sbilanciata».

Corradi Lazio

Bernardo Corradi e Simone Inzaghi alla Lazio nel 2003

Quali sono i segreti della Lazio di Inzaghi? Quanto si vede la sua mano su questa squadra?
«Simone è molto bravo nel preparare le partite e devo dire per un allenatore giovane che si affaccia al calcio dei grandi riuscire a preparare le partite bene sia una grande dote. Ma soprattutto ha la freddezza di aggiustare il tiro a partita in corso. Secondo me una grande dote per un allenatore è quella, appunto, di saper leggere la partita in corso e Simone ha proprio questa caratteristica».

Il tifo, rispetto a quando giocavi tu, è molto cambiato: l’Olimpico spesso è vuoto a causa delle barriere e delle imposizioni della questura. Per questo derby però la Nord si preannuncia di nuovo piena mentre la Sud rimarrà vuota. Quanto influiscono i tifosi in una stracittadina?
Nei ricordi che ho io dei derby, c’era una grandissima trepidazione e lo stadio arrivava a contenere anche 70-80 mila persone. Giocare in uno stadio pieno ti dà una carica importante, a volte ti può mettere qualche pressione in più ma sono quelle pressioni positive che ogni giocatore dovrebbe riuscire a trasformare in energia. Credo che Simone sulla panchina della Lazio, anche se non è stata una scelta inizialmente voluta perché l’allenatore designato era un altro, sia un’arma che ha aiutato l’ambiente tutto perché lui è laziale dentro, è una vita che è lì, conosce tutto e tutti. E poi contano sempre i risultati: la Lazio sta facendo bene, è normale che la gente ritorni allo stadio anche se uno dovrebbe seguire la squadra a prescindere, la maglia e non l’allenatore in panchina piuttosto che il giocatore».