Patrizio Cacciari

[Nota importante: l’intervista a Elisa Santoni è stata realizzata venerdì 22 luglio 2016, prima del Silenzio Olimpico in vigore dal 27 luglio al 24 agosto 2016]

 

Fa parte degli 8 Ambassador scelti dal Coni per rappresentare i colori italiani alle Olimpiadi di Rio 2016. Ventinove anni non ancora compiuti, Elisa Santoni, è la leggenda della Ginnastica ritmica italiana. Ben 5 ori mondiali, un oro europeo, un argento e un bronzo rispettivamente ad Atene 2004 e Londra 2012, per un totale complessivo di medaglie che la rende tra le atlete più vincenti di sempre. Solo Pechino 2008 ancora chiede giustizia (per chi fosse interessato può approfondire quel torto sportivo incredibile). Elisa Santoni si trova a Rio da meno di 48 ore, in bella compagnia. A leggere i nomi dei suoi colleghi Ambassador c’è da emozionarsi: Juri Chechi, Fiona May, Carlton Myers, Antonio Rossi, Andrea Lucchetta, Alessandra Sensini, Massimiliano Rosolino. La storia dello sport olimpico italiano.

Elisa, quando leggi il tuo nome accanto agli altri, che cosa provi?
Sembrerà strano, ma ancora non mi ci sono abituata. Ho iniziato la mia carriera da atleta molto giovane e posso dire che alcuni di loro erano i miei idoli di quando ero bambina. Leggere il mio nome in quella lista ancora mi fa effetto.

Sei alla tua quarta Olimpiade (Atene 2004, Pechino 2008, Londra 2012), la prima da dirigente. Come cambiano le sensazioni?
Le emozioni ci sono anche se diverse, non avverto lo stress emotivo e l’adrenalina che può avere un atleta alla vigilia delle Olimpiadi, ma la sensazione molto diversa che avverto è la mancanza delle mie compagne di squadra. Ma sono felice ugualmente.

Di cosa ti occuperai in Brasile?
Oltre al ruolo di Ambassador, sarò impegnata al Villaggio Olimpico tutto il giorno, al fianco degli atleti in gara, non sono quelli della ritmica.

La prima Olimpiade non si scorda mai?
La prima è sempre la più bella, poi è andata anche benissimo (grazie al secondo posto di Atene 2004 la squadra della ritmica è diventata per tutti le “Farfalle d’argento”, ndr). Ero molto giovane, forse alcune sensazioni oggi le avrei vissute in altra maniera.

Nel tuo caso anche la seconda Olimpiade non si scorda mai…
Il quarto posto di Pechino 2008 fu una sconfitta impossibile da dimenticare per come è avvenuta. Dopo sia io che le mie compagne attraversammo un periodo molto difficile, ma riuscimmo a ricaricarci e a farci forza. Dopo Pechino abbiamo vinto tante medaglie. Quella esperienza cementificò il nostro rapporto di squadra. Anche se quell’ingiustizia non si cancella.

A Londra invece come andò?
Per me fu la più difficile. Venivo da un infortunio, affrontai una dura preparazione. Inoltre stavo vivendo un periodo di tensione con la mia allenatrice, insomma non ci fu un’atmosfera molto tranquilla. Vincemmo il bronzo, un grande risultato, ma in quella occasione avremmo potuto far meglio.

A Rio 2016 la nazionale italiana di ritmica parte per una medaglia?
Siamo sempre molto competitive, la squadra è completamente nuova, ci sarà da valutare anche l’influenza dei nuovi codici di gara, che rischiano di portare il livello generale verso un appiattimento. Siamo tuttavia una squadra con un alto livello competitivo, per scaramanzia non faccio pronostici.

Nella tua carriera la Russia è stata la vostra grande avversaria. Leggere le notizie di questi giorni cosa ti provoca?
Un brutto capitolo, inconcepibile per uno sportivo. Mi sembra anche assurdo che vengano coinvolte tutte le discipline (è di poche ore fa la notizia che saranno le singole federazioni a valute l’esclusione degli atleti russi, ndr). Nella ginnastica ritmica il doping è un fattore irrilevante a livello di prestazione. Magari si è parlato di diuretici utilizzati per perdere peso, ma insomma, ci andrei molto causa con le accuse.

Quando rientrerai in Italia?
Alla fine delle Olimpiadi, sarò in Brasile per un mese al fianco degli azzurri, seguirò tutto fino alla fine, non solo la ritmica.

La medaglia d’argento ad Atene 2004