Adriano Stabile

Filippo Galli ha fatto del Milan la sua vita: nato a Monza 53 anni fa, ha militato per tredici stagioni nella prima squadra rossonera tra il 1983 e il 1996, senza considerare la precedente esperienza nelle giovanili. Nella sua bacheca ci sono cinque scudetti vinti, tre Coppe dei Campioni/Champions League e tutti gli altri trofei della prima parte dell’epopea berlusconiana. Peccato soltanto che un pezzo della sua vita calcistica sia stata frenata dai tanti infortuni e dalla crescita di Alessandro Costacurta, che gradualmente gli ha tolto spazio. Galli, che dal 2009 è responsabile del settore giovanile del Milan, ci racconta in esclusiva cos’è il derby di Milano, a pochi giorni dalla stracittadina in programma a San Siro domenica sera.

Il derby di Milano raccontato da Filippo Galli

Filippo Galli derby milano

Filippo Galli è nato nel 1963 e ha giocato 13 anni nel Milan

Quale è l’atmosfera del derby di Milano nei giorni precedenti? Che ricordi ha dell’aria che si respirava in città e nello spogliatoio quando lei era calciatore?
«Il derby è una partita diversa dalle altre, le motivazioni per un incontro del genere arrivano da sé. Alla vigilia c’era sicuramente tensione e una particolare concentrazione: il derby era sentito tra i giocatori, anche perché c’era un gruppo con un’identità forte, con me, Baresi, Maldini, Costacurta, Evani, tutti giocatori cresciuti nel Milan, e anche Tassotti che era arrivato in rossonero giovanissimo dopo aver giocato nella Lazio. Per le strade di Milano la situazione era più tranquilla, il derby qui non si vive come a Roma. Inizialmente, quando sono arrivato in prima squadra nel Milan, i derby sono stati difficili per noi. Poi con la vittoria grazie al gol di Hateley in stacco su Collovati (2-1 per il Milan il 28 ottobre 1984, n.d.r.) e con l’arrivo di Berlusconi (nel 1986, n.d.r.) i nostri risultati sono migliorati».

Anche il derby di Milano, come quello di Roma, pesa tanto fino alla gara di ritorno?
«Per come l’ho vissuto io direi di no. Perdere brucia e dà fastidio, chi lo vince è felice soprattutto per il fatto di dare una gioia ai tifosi, ma a Milano non si può campare di rendita soltanto con il derby. È comunque una partita che dà punti come le altre, molto sentita ma senza particolari strascichi. Una volta giocato il derby pensavamo già alla partita successiva».

Quale derby è rimasto nel cuore di Filippo Galli in modo particolare?
«Oltre a quello già ricordato, vinto grazie ad Hateley, ci sono sicuramente quelli del primo anno di Sacchi (il 1987-88, n.d.r.), li vincemmo tutti e due (1-0 all’andata con autorete di Ferri e 2-0 al ritorno grazie ai gol di Gullit e Virdis, n.d.r.). Facevamo un gran bel gioco, fatto di tanto pressing e infatti mi ricordo un gol realizzato rubando palla alla difesa dell’Inter (quello di Virdis, che soffiò la palla a Passerella il 24 aprile 1988, n.d.r.). Eravamo una squadra che trascinava ed entusiasmava il pubblico, vivere il derby con quell’atmosfera era ancora più bello».

«I più forti avversari dell’Inter? Rummenigge per la potenza e Altobelli per la sua furbizia. E una volta Liedholm mi mise a uomo su Matteoli»

Filippo Galli

Filippo Galli a 21 anni, nel 1984-85

Lei era un ottimo difensore, ma quali erano gli avversari più impegnativi dell’Inter?
«Ricordo Rummenigge per la sua potenza e Altobelli per la sua scaltrezza e furbizia in area di rigore. In precedenza, in una stagione in cui Liedholm mi faceva marcare a uomo gli avversari più forti come Platini e Maradona, in un derby  fui messo a uomo su Matteoli. Anche Liam Brady era un campione». 

Quali erano i suoi compagni che sentivano più il derby?
«Sicuramente gente come Maldini, Baresi, Costacurta e Tassotti, che è un milanese adottato, anzi un brianzolo visto che abitava a Lissone, vicino Monza. Come dicevo prima avevamo un grande senso di appartenenza al Milan e quindi vivevamo la partita in maniera particolare». 

Successivamente, nella Reggiana, ha affrontato i derby contro Piacenza e Bologna.
«Sì, è vero, ma l’altro derby speciale che ho giocato non è con la Reggiana».

«Con la maglia del Brescia ho giocato anche il derby con l’Atalanta. È  una gara ad alta tensione per la rivalità tra le due città e le due tifoserie»

Filippo Galli

Filippo Galli nel 1998, a 35 anni, con la maglia del Brescia

E qual è?
«E’ Brescia-Atalanta. Ho giocato a Brescia (dal 1998 al 2001, n.d.r.) e quella è una sfida davvero calda. È una partita che assume toni di tensione alta per la rivalità tra le due città e le due tifoserie. Quello sì che era un derby che lasciava strascichi in caso di vittoria o sconfitta, anche se non era una vera e propria stracittadina».

Il 15 maggio 1997,  con la Reggiana, ha segnato un gol all’Inter a San Siro. Se lo ricorda?
«Sì, certo. Fu abbastanza fortuito: ci fu un tiro e toccai il pallone con la punta del piede. Perdemmo 3-1,  segnai il gol del momentaneo 2-1. Ci fu una certa gioia perché facevo gol all’Inter, ma non più di tanto perché quella Reggiana era condannata alla retrocessione in Serie B».

Il derby di domenica sera potrebbe essere l’ultimo del Milan con Berlusconi alla presidenza, le dispiace?
«È chiaro che mi dispiace, anche oltre l’affetto che ho per lui e il rapporto personale che abbiamo. Il presidente ci ha regalato 30 anni di storia straordinaria perché ha portato un nuovo modo di pensare il calcio e di intendere un club con un’organizzazione unica e una programmazione straordinaria, facendo tanti investimenti importanti. Ha lasciato un segno indelebile nella storia del Milan, che peraltro è la squadra di cui sono sempre stato tifoso, sin da bambino».

Filippo Galli

Filippo Galli nel 1996, anno in cui ha lasciato, da calciatore, il Milan