Adriano Stabile

Francesca Cavallin ha vissuto un misto di serenità e responsabilità nel lavorare alla fiction “Di padre in figlia”, in onda da domani, martedì 18 aprile, su Rai Uno, per quattro puntate (le altre andranno in onda il 25 aprile, il 26 e il 2 maggio). Lei, veneta di Bassano del Grappa, si è ritrovata a girare a due passi da casa, proiettata nella storia dei Franza, famiglia che produce grappa in alcune distillerie che si trovano proprio nella cittadina in provincia di Vicenza.

A tu per tu con Francesca Cavallin

I protagonisti di “Di padre in figlia”, per la regia di Riccardo Milani, sono Alessio Boni e Cristiana Capotondi, rispettivamente padre padrone (Giovanni Franza) e figlia con tanta voglia di emanciparsi (Maria Teresa Franza). Nel cast anche Stefania Rocca (la moglie succube di Giovanni Franza), Matilde Gioli (Elena Franza, sorella di Maria Teresa), Demetra Bellina e Roberto Gudese (gemelli e fratelli minori di Elena e Maria Teresa) Alessandro Roja e Domenico Diele.

Francesca Cavallin interpreta Pina, una prostituta che avrà modo di riscattarsi, amante di Giovanni Franza, ma capace successivamente di conquistare l’amicizia di sua moglie Franca. Attrice nota al pubblico televisivo (è salita alla ribalta grazie a “Vivere”, per poi lavorare in fiction e serie tv come “Il generale Dalla Chiesa”, “Coco Chanel”, un paio di episodi di “Don Matteo”, “Il bene e il male”, la sesta e la settima stagione di “Un medico in famiglia”, “Tutta la musica del cuore”, “Adriano Olivetti. La forza di un sogno” e il recente “Rocco Schiavone”) si è confessata in esclusiva a “Il Posticipo”, raccontandoci la sua passione per lo sport e il suo rapporto con i social network.

Cavallin Schiavone

Francesca Cavallin e Marco Giallini, protagonisti di “Rocco Schiavone”

Come vivi la vigilia della messa in onda della prima puntata di “Di padre in figlia”?
«Stavolta con più tensione rispetto ad altri lavori perché io sono di Bassano del Grappa e quindi se ho sbagliato questo ruolo sono finita (ride, n.d.r.). Per me c’è un valore affettivo nei confronti di questo ruolo e di questo progetto perché sono orgogliosa e felice che finalmente la mia Bassano sia stata ritratta. Avere l’occasione di girare lì, non in dialetto ma comunque nella mia inflessione, è qualcosa di rarissimo e quindi, al primo ciak a Bassano, mi sentivo come se fossi al primo ciak della mia vita».

Ti sei sentita assolutamente a casa?
«Sì, mi sentivo a casa. La storia è ambientata in un arco temporale che va dalla fine degli anni ’50 agli anni ’80 ed è stato un viaggio nel tempo anche per me. Non conoscevo la Bassano fino agli anni ’70, ma quella dei primi anni ’80 l’ho vissuta da bambina e la ricordo benissimo. Gli anni precedenti li ho vissuti attraverso gli occhi e i racconti di mia madre e delle mie nonne. È difficile da spiegare, ma è stata un’emozione immensa, che sento ancora adesso quando ne parlo. È stato un regalo per me».

Raccontaci Pina, il tuo personaggio in “Di padre in figlia”.
«All’interno di questa storia di emancipazione femminile il mio personaggio è quello che parte dal gradino più basso perché è una prostituta. La salita è davvero ardua e difficile per lei, però mi piace perché tutto quello che le succede è provocato dalla sua grandissima determinazione, perché lei lo vuole. Pina desidera riscattarsi e crede in se stessa, vuole fare la sarta, ci riuscirà e avrà grandi successi anche con la mitologia greca, che è la sua passione. Pina è una donna colta che ti sorprende. È un esempio e farà da traino per un altro personaggio femminile della storia (Franca Franza, interpretata da Stefania Rocca, n.d.r.) insegnandole l’indipendenza, a leggere e a scrivere. È un esempio forte di solidarietà femminile, di consapevolezza e di emancipazione, non tanto rispetto agli uomini, ma rispetto a se stesse. Questo è un messaggio molto bello».

«Ho praticato il nuoto per moltissimi anni e non sono fanatica del calcio. Mi emoziono guardando una corsa e le partite di tennis. I social network? Sono maldestra, trovo codardi i criticoni da tastiera»

Di padre in figlia

Cristiana Capotondi e Alessio Boni in “Di padre in figlia”

Qual è il tuo rapporto con lo sport. Lo pratichi?
«Sì, sin da quando ero bambina. Ho praticato nuoto per moltissimi anni e quando ero piccola ho fatto soprattutto ginnastica artistica, pallavolo e sci. Amo lo sport e adoravo la mia squadra di pallavolo femminile. Non sono una fanatica del calcio, ma sono molto curiosa e mi appassiono particolarmente quando ci sono le Olimpiadi o gli sport anche meno conosciuti. Mi emoziono guardando una corsa e trovo meraviglioso guardare le partite di tennis. Sono una fruitrice dello sport e mi piace praticarlo, soprattutto quando scio con i miei figli».

Su Instagram gira una tua gif divertente contro lo spreco idrico (vedi la foto sotto). Che rapporto hai con i social network? I personaggi famosi sono a rischio?
«C’è qualche rischio, ma dipende dall’uso che ne fai. I social media sono inevitabili al giorno d’oggi. Io li uso poco e in modo maldestro. Non sono proprio un asso dei social, vengo continuamente rimproverata dal mio ufficio stampa. Cerco di usarli con parsimonia, in maniera divertente e senza postare cose troppo private. Se ti esponi troppo, racconti molto di te e sei perentorio in ciò che dici offri il fianco alla critiche. Però non amo granché la categoria delle persone che stanno chiuse nella propria stanzetta a criticare sempre gli altri. Mi intristisce, trovo ci sia pochezza: è così facile e codardo attaccare verbalmente standosene al sicuro. Però chi fa il mio lavoro deve essere consapevole di questo gioco che ci può esporre alle critiche. Serve intelligenza per schermarsi, proteggersi e accettare ciò che viene detto. Serve soltanto un po’ di buon senso, di misura e di grazia».

Contro lo spreco idrico #salvalagoccia ! Invito @matildegioli a partecipare!! #waterworldday #greencrossitalia

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