Luigi Pellicone

Francesca Manzini è sulla cresta dell’onda. In radio, con RDS, e sul grande schermo, nel film “Benedetta follia”. Bravissima sul lavoro. E  deliziosa come persona. Appuntamento telefonico all’ora di pranzo. Puntualissima e gentile, ha subito una richiesta: «Dammi del tu, ti prego».  Un modo gentile per rompere il ghiaccio. E quando si è sciolto, emerge una donna, prima ancora che un’artista, di rara sensibilità. Francesca è poliedrica, si può parlare di tutto: cinema, spettacolo, arte e cultura. Ovviamente, anche di sport. Con garbo, naturalezza e grazia, Francesca vive il momento che ha sempre desiderato con serenità. E racconta anche la parte più intima di sè: il rapporto con Cristiano, il suo compagno. E con Maurizio, il padre, non solo il team manager ma anche un simbolo della Lazio. Un rapporto complesso, il loro, combattuto, lottato e poi sbocciato in un legame profondo, di amicizia e stima.

«Sto vivendo tutto ciò che ho sempre sognato»

Francesca qual è il segreto del successo?
Sinceramente, non lo so. Non ho mai sgomitato per arrivare in alto, ho atteso con calma e serenità che arrivasse il mio turno. E mi stupisco anche di questo. Nella vita di tutti i giorni sono impaziente. Nel lavoro, invece, pondero tutte le situazioni. Sto vivendo tutto ciò che ho sempre sognato, ma è accaduto tutto con una naturalezza che non riesco a spiegare. Nelle mie interpretazioni riporto spesso le “tragedie” della quotidianità. E riesco a far ridere.

Hai imitato tanti personaggi: quali sono stati i più complessi?
In generale, i personaggi più facili da imitare sono quelli con caratteristiche specifiche. Mara Venier ha una voce inconfondibile, cosi come la Ventura ispira quasi a riprendere fiato fra una frase e l’altra. La Littizzetto è stata complicata perchè è da “scomporre” e reinterpretare. Ambra e la Raggi invece sono state le più difficili in assoluto. Non ho trovato immediatamente la chiave comica, essendo entrambe piuttosto misurate, composte e lineari.

«L’amore per la Lazio si intreccia con quello per mio padre»

Parliamo di calcio. E dell’amore per la Lazio…
Beh, si apre un mondo. L’amore per la Lazio si intreccia con quello per mio padre. In realtà, amo i biancocelesti in quanto prolungamento fisico di papà. Possiamo dire, come suggerisce il mio compagno Cristiano, che sia nata in…Culla Nord. Amo mio padre e, come continuum, la Lazio. Ci scherzo su: il nostro rapporto è come il 26 maggio.

Beh, il 26 maggio è una data importante.
Sì, ma è la vittoria più attesa, sofferta, sperata della storia della Lazio. Un po’ come il pieno sbocciare del nostro rapporto. Papà (e qui sorride) è molto anni ’40. Da piccola ne avvertivo un po’ l’assenza ma lui si giustificava dicendo che non mi mancava nulla. Io, invece, sentivo il bisogno di lui. E quasi mi infastidiva, l’aquila di cui mi parlava, perchè lo portava via da me. Il nostro rapporto è stata una partita lunga e difficile come quella finale di Coppa Italia.

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La Coppa Italia 2013 vinta dalla Lazio

E si è chiuso in modo trionfale come quel giorno?
Sì. La mia sfida più grande, da ragazza, è stata farmi amare quanto lui amava la Lazio. In realtà mi ha sempre voluto bene, e io ho capito che i biancocelesti avrebbero fatto sempre parte di noi. Seguire la Lazio mi ha aiutato a capirlo, conoscerlo. Il mio più grande successo è aver instaurato con lui un rapporto di amicizia, prima che di sangue. Ci stimiamo come persone, al di là del rapporto padre – figlia. E questo mi ha permesso di dargli un piccolo dispiacere. Cristiano somiglia a Totti ed è milanista, ed ho recitato con Verdone che è della Roma. Spero che al prossimo pranzo non mi cacci di casa.

«Simone Inzaghi è un ragazzo straordinario, sul piano umano prima che tecnico»

La Lazio è una componente importante della tua vita. Hai un aneddoto comico?
Ovvio. E risale, ancora una volta, al 26 maggio. Festa post vittoria. Floccari e Marchetti mi si avvicinano con una bottiglia di liquore. Io, che fatico anche con l’acqua gassata, declino l’invito. Ma c’era anche papà e non potevo esimermi. Provo a bere e questa enorme bottiglia mi scheggia un incisivo. Non che avessi tutta questa bella dentatura, però, sai com’è. Ho provato ad andare dall’odontoiatra ma non c’è stato verso. Mi era stato quasi imposto che quella scheggiatura fosse quasi una medaglia. Un segno distintivo. Un ricordo indelebile della vittoria. L’ho riparato solo qualche mese fa.

Dal 26 maggio all’attualità. Ti piace la Lazio di oggi? E chi imiteresti?
Mio padre! No, scherzo, troppo facile. Dico Simone Inzaghi. E non solo per la sua simpatia. A volte, e accade spesso, quando chiamo papà mi risponde e mi chiede di imitarlo. Guarda, non ci capisco molto di calcio, ma penso di saper interpretare le persone. E Simone è stata una rivelazione. In tutti i sensi. Un ragazzo umile, straordinario. Sono rimasta colpita, anzi, allibita dalle sue qualità umane prima che tecniche. Ha un viso pulito e grande personalità. Trasmette disciplina e serietà. E la squadra, per impegno, amore e dedizione, rispecchia l’allenatore.