Luigi Pellicone

Che volto avrà la Lazio 2017/2018? Lo abbiamo chiesto a Guido De Angelis. La “voce” della Lazio apre una finestra sul mondo biancoceleste alla vigilia della partenza per il ritiro di Auronzo di Cadore. All’alba della nuova stagione, in cima alle Alpi, si respira “lazialità” a pieni polmoni, ma si scorge un panorama ancora poco chiaro.

Intervista esclusiva a Guido De Angelis

Guido De Angelis, la Lazio andrà sulle Dolomiti. Assaggio di un campionato ad alta quota?

“Beh, è un presto per dirlo. Aggiorniamoci quando il mercato sarà chiuso. Molto, se non tutto, dipenderà dalla gestione di Tare e Lotito. É tutto in divenire e queste settimane possono consegnarci due tipi di Lazio. Una con Biglia e Keita. L’altra senza. Qualora partissero, sarà necessario rimpiazzarli con elementi di qualità e gestire l’inevitabile delusione della gente Se resteranno, rappresentano una base importantissima per allestire un organico ancora più importante”

L’anno scorso la Lazio ha lottato a lungo per il quarto posto. Centrarlo nel 2018 significa Champions League…

La lotta per l’Europa che conta è ricca di pretendenti. Il Milan e l’Inter si sono rinforzare e renderanno molto più complicata la corsa alle prime posizioni. Prima di pensare al quarto posto mi concentrerei sul primo, vero obiettivo stagionale. Il 13 agosto si gioca la Supercoppa italiana. Ennesima finale con la Juventus. È ora di vincere, anche per acquisire consapevolezza da grande”.

Lazio grande Lazio. Cosa manca per ritornare a volare?

Partiamo dalla base. Un portiere, senza dubbio. La solidità del pacchetto difensivo si lega alla permanenza di De Vrij. Se l’olandese non parte, la Lazio è a posto. A centrocampo, invece, servirebbe qualcosa di diverso. Più personalità e qualità in più. A prescindere, beninteso, dal destino di Biglia. L’argentino è un gran bel giocatore, ma forse non ha le stimmate da leader internazionale. In attacco, se parte Keita, c’è mezzo reparto da ricostruire. Altrimenti è sufficiente un attaccante in grado di far rifiatare Immobile”.

Keita Balde e Ciro Immobile, protagonisti nell’ultimo campionato

La panchina invece non si tocca. Inzaghi è un valore aggiunto e un laziale vero…

Simone Inzaghi è quasi…maggiorenne. Festeggia diciassette anni in maglia biancoceleste. Questa squadra ha bisogno di lui. Così come la gente. Le ultime bandiere in campo sono state Nesta e Di Canio. É passato tanto, troppo tempo senza un punto di riferimento. Inzaghi può esserlo in panchina. E nonostante abbia detto che non si sente ancora una bandiera, può diventarlo. I tifosi si sono identificati in questo ragazzo dall’immagine pulita che con umiltà e coraggio si è preso una responsabilità enorme, centrando risultati insperati”.

Adesso, però, viene il difficile. Ripetersi è sempre complicato. La storia recente della Lazio è scritta in…altalena. Un anno positivo, l’altro da dimenticare….

Inzaghi ha chiesto certezze. Il tecnico, lo scorso anno ha realizzato un piccolo capolavoro. Se saltano Biglia e Keita, non possiamo chiedergli gli “straordinari”. Attenzione, però. L’asticella delle attese e delle pretese si è alzata di parecchio. E qualora sorgessero difficoltà il rapporto fra i tifosi e Inzaghi potrebbe incrinarsi. Il calcio, purtroppo, sa essere spietato. Ecco perchè la Lazio ha il dovere di consegnarli una formazione all’altezza. Chiedere un altro miracolo, con una squadra impegnata su tre fronti, è pretendere troppo”.