Luigi Pellicone

A Tu per tu con Marco Bellinazzo, giornalista di punta del Sole 24 Ore. Si parla di calcio. Però in modo diverso. Spaziando fra geopolitica, eurocentrismo e terrorismo, per poi analizzare pregi e difetti del nostro sistema calcio. L’autore del libro “I veri padroni del calcio” spiega perché la A è stata colonizzata e quali siano condizione e prospettive delle nostre big.

Intervista esclusiva a Marco Bellinazzo

Il calcio non è più “eurocentrico”. Emiri e cinesi, petrodollari e yen, hanno spostato gli equilibri geopolitici. Il pallone, in questo senso è un “driver” di consenso statale? E quanto è reale il pericolo di infiltrazione terroristica legato al calcio?

L’Europa in generale, l’Italia in particolare, sono state “colonizzate”. Entrambe non recitano più un ruolo dominante nello scacchiere geopolitico mondiale. Alcuni dei nuovi padroni provengono da paesi islamici ma è bene porre immediatamente l’accento sulla differenza di incisività legata agli integralismi. L’Islam e il calcio hanno un rapporto di amore e odio”.

Una contraddizione legata al fondamentalismo?

Gli arabi amano il calcio. Così come larga parte dei mediorientali. Ben diverso, invece, è quanto accade nelle roccaforti integraliste. In quel contesto il calcio è considerato un segno distintivo occidentale, quindi associato all’“impuro”. Chi lo pratica, di conseguenza, è un “infedele” e va “punito”. Non a caso l’attentato di Parigi era previsto dentro lo stadio. Questo clima carico d’odio si è diffuso anche in alcune aree dell’Africa e della Turchia, nonché in diverse zone del Golfo. Si tratta però di zone circoscritte. Emblematico quanto accade in Iran. Gli sciiti rappresentano una componente sana. La Nazionale è qualificata per i mondiali e si prova anche ad aprire le porte dello stadio alle donne. Lì, il calcio è vissuto come emancipazione sociale”

marco bellinazzo

Il volume di Marco Bellinazzo

Torniamo in Italia: la Serie A, per fatturato, è un campionato periferico. Cosa l’ha allontanata dagli altri modelli Europei?

La crisi economica ha influito enormemente su un sistema basato sul “mecenatismo”. Un concetto superato da anni, sopravvissuto sino a che la liquidità della Grandi Famiglie ha permesso loro di investire. L’avvento dei diritti Tv ha “drogato” il nostro campionato, complice l’approssimazione della politica sportiva. Le società si sono accontentate dei proventi televisivi, perdendo di vista i nuovi trend e rinunciando ai valori aggiunti: stadio di proprietà, strutture, brandizzazione del marchio su scala internazionale. Altrove, specialmente in Inghilterra, Spagna e Germania, hanno operato diversamente. Risultato? Siamo rimasti indietro nel fatturato e lo sviluppo del calcio si è fermato”.

E così, ci hanno colonizzato. Tre “big” italiane sono in mano proprietà straniere. Fra Milan e Inter è derby cinese. Chi ci ha guadagnato di più?

Un podio immaginario premia l’Inter, destinata, a breve-lungo termine, ad affermarsi come unica rivale della Juventus. Il gruppo Suning è solido, offre prospettive importanti e soprattuto ha una politica industriale riconosciuta dal governo cinese. Il Milan è legato a un investitore: Li Yonghong è un intermediario che ha ricevuto soldi in prestito da Elliot, un fondo di investimento americano. Il finanziamento è legato ai risultati: se il Milan li ottiene, si schiudono prospettive rosee. Aumenteranno gli introiti e anche il governo cinese considererà con occhio diverso l’operazione di Li. Se i rossoneri fallissero l’obiettivo sportivo, si apre un discorso diverso: Li deve comunque saldare il prestito. Resta da capire come. Se con l’ingresso di nuovi soci o con altre vie, identificabili in nuovi acquirenti”.

Il progetto quinquennale della Roma americana è giunto al settimo anno. Zero titoli e quali prospettive?

La Roma paga, come le milanesi, una zavorra derivante da un modello di business insostenibile. Lo sviluppo commerciale non supporta i costi di gestione del club. Pallotta è stato penalizzato dalla burocrazia, che ha rallentato la costruzione dello stadio, l’asset principale del suo progetto. La società paga, poi, lo scarso successo commerciale. L’arrivo di Monchi è significativo: si traduce in una modifica gestionale importante. La Roma spenderà meno e in modo diverso i propri soldi”.

(photo credits: Twitter ufficiale AS Roma)

Il Napoli è un esempio virtuoso?

De Laurentiis ha una rosa competitiva, costruita senza costi eccessivi. Vediamo come resiste al ritorno delle milanesi. Sinora il Napoli ha avuto una crescita costante ma troppo lenta. Rischia di fermarsi nel momento in cui Milan e, sopratutto, Inter, accelereranno. Quindi o gli azzurri si adeguano o saranno costretti ad incrementate i ricavi attraverso la Champions e la realizzazione di plusvalenze”.

Resta la Juventus: la più “europea” della Serie A

Un capitolo a parte. Una big a livello europeo. Una società che fattura 400 milioni di euro annui. Una cifra che le garantisce, in Italia, la pole position per almeno altri 5/10 anni. L’unica alternativa reale è l’Inter, ma non a brevissimo tempo. Nel calcio moderno, in cui gli albi d’oro delle competizioni coincidono con i fatturati, il più ricco vince. Vero, ci possono essere delle eccezioni, come il Leicester in Premier, ma si parla comunque di exploit destinati al ridimensionamento. La Juve può perdere un campionato, ma conserverà un predominio pressoché inattaccabile”.

Nel calcio dei ricchi, c’è ancora spazio per i sogni? L’ultima frontiera del tifo è l’azionarato popolare. Marco Bellinazzo è favorevole o contrario? 

É una realtà che si lega alla territorialità. Una soluzione di emergenza quando il fallimento è dietro l’angolo. Se applicato sull’ordinario, il crowfunding diviene velleitario, specialmente in Italia dove nn vige alcuna regolamentazione. Le strutture associative all’estero sono profondamente diverse, nonché legate alla giurisprudenza. Il crowfunding è una possibilità, ma servirebbe un approccio culturale diverso, che comunque come italiani, non ci appartiene”.