Matteo Muoio

Alessandro Melli era un attaccante degli anni ’90, grande in provincia e che ha contribuito a rendere grande la sua. E’ cresciuto nelle giovanili del Parma, con i ducali è salito dalla B e ha preso parte al primo ciclo vincente degli emiliani nell’ultima decade del secolo scorso: una Coppa Italia, una Coppa delle Coppe e una Supercoppa Europea. Campione d’Europa U.21 nel ’92 e argento olimpico nello stesso anno, conta pure due presenze in Nazionale maggiore nel ’94. E’ passato per il Milan di Capello senza lasciare traccia e se n’è tornato al Parma, poi il Perugia e una nuova promozione, infine il ritiro ad Ancona, a 32 anni, tormentato dai guai fisici. Al Parma si è tolto belle soddisfazioni pure da team manager, ruolo che ha ricoperto dal 2005 fino al fallimento della società emiliana. La nuova proprietà non gli ha dato la possibilità di tornare; lo scorso anno ha aperto una scuola calcio a Colorno e dal giugno 2016 è responsabile delle giovanili del GS Felino, formazione di Prima Categoria. Tra un impegno e l’altro, lo abbiamo raggiunto telefonicamente per una bella chiacchierata sul Parma, tra campo e dirigenza e i ricordi della carriera.

Nevio Scala con Lorenzo Minotti, Thomas Brolin e Alessandro Melli

Intervista esclusiva ad Alessandro Melli

Come team manager, a Parma, hai vissuto il dramma del crack Ghirardi-Leonardi, la rinuncia di Taçi e la farsa Manenti. Come hai vissuto quell’anno?

“Male, come tutti, come qualsiasi dipendente e qualsiasi tifoso del Parma. Da dentro si viveva malissimo: non c’erano soldi e in tanti persero il lavoro. Per me poi, che il Parma ce l’ho nel cuore, fu una batosta anche dal punto di vista emotivo oltre che professionale. C’ho messo mesi a metabolizzarlo, il dispiacere c’è sempre ma diciamo che il tempo ha aiutato”.

Il Parma è ripartito dalla D, risalendo subito in Lega Pro. A novembre però un nuovo caos, con l’esonero di Apolloni, il licenziamento del ds Galassi e le dimissioni del presidente Scala. Quanto pensi che servirà ai ducali per tornare nel calcio che conta?

“Il Parma è ripartito con delle figure storiche del club e sono stati bravissimi a tornare subito tra i professionisti. Quest’anno hanno avuto qualche problema, c’è stato un cambio di gestione totale, difficile da assorbire come pure da attuare. Non penso la società lo abbia fatto a cuor leggero, probabilmente c’era qualcosa che non andava. All’inizio i risultati sono arrivati, nelle ultime settimane si sono fermati. A gennaio i punti di distanza dal Venezia capolista erano 3, ora sono diventati 10. Comunque credo sia una società solida e ben strutturata, e come ogni società giovane ha bisogno di tempo per capire come muoversi e pure come sbagliare, un processo inevitabile nella vita di qualsiasi individuo o struttura”.

Melli calciatore. Al Parma, ovviamente, hai legato i ricordi più belli. Il gol all’Anversa in finale di Coppa delle Coppe è stato il più importante della tua carriera?

“Direi di sì, perchè è un gol internazionale, in una finale, quindi ha un valore, un peso specifico più importante di altri. E’ quello che mi ha dato più soddisfazione per il prestigio che portava in dote, però ce ne sono altri che da un punto di vista emotivo e passionale sono più importanti per me”.

Melli e i compagni del Parma festeggiano la vittoria sull’Anversa a Wembley

Ad esempio?

“Quello alla Reggiana. Nel 1990 col Parma centrammo la prima storica promozione in A proprio contro i cugini, segnammo io e Osio. Essendo io di Parma, un gol così, in una partita così, fu un’emozione indescrivibile, un momento di passione pura. Certo una promozione in A magari non è una Coppa delle Coppe, ma quello è un gol che da ragazzo, quando andavo in curva, avevo sempre sognato di fare”.

Nel ’94 sei passato al Milan nell’affare Gullit, ma in rossonero non è andata benissimo. Hai qualche rimpianto?

“Rimpianti ce ne sono, come penso ognuno di noi ne abbia. Quell’anno ho avuto un paio di infortuni importanti che hanno condizionato la stagione: mi sono rotto la caviglia, ho avuto fastidi al ginocchio ed ero arrivato con un problema di fibrosi. Non sono arrivato a Milano nel mio migliore momento di forma e questo ha determinato molto. Ero spesso indisponibile, quando c’ero non stavo al meglio e la concorrenza era incredibile. Quel Milan era una corazzata, quindi o stavi al massimo e provavi a giocarti il posto oppure le chances erano ridotte al minimo. Purtroppo fa parte della carriera di un giocatore: ci sono dei periodi in cui non stai bene, dei momenti no, e per me al Milan fu così”.

Melli a pranzo con Galliani, ottobre 1998

Per lo stesso motivo ti sei ritirato così presto?

“Fondamentalmente sì. Ad Ancora mi ero rotto l’anca e mi accorgevo di non essere più il giocatore di prima. Negli altri ruoli magari riesci pure ad arrangiarti, ma davanti se non stai bene la palla non la vedi mai. Non mi andava di fare brutte figure su campi dove mi avevano visto esprimermi ad un altro livello e ho preferito chiudere”.

Quest’anno la Serie A sta mettendo in mostra diversi 9 di livello, difficilmente si ricorda una ressa del genere per il titolo di capocannoniere. L’attaccante che ti piace di più del nostro campionato?

“Belotti mi piace moltissimo. E’ un attaccante vecchio stampo: corre, lotta, si sacrifica, non ha paura e segna in tutti i modi. Mi ricorda molto Vieri. Magari dal punto di vista “estetico” non è bellissimo da vedere ma è incredibilmente efficace. Un grandissimo giocatore”.

 

Melli e Guidolin, stagione 2009-2010