Elisa Ferro Luzzi

Mancano pochi giorni all’inizio delle Olimpiadi di Rio. Le varie delegazioni stanno partendo per il Brasile, pronte a lanciarsi nella nuova ed affascinante avventura che va in scena ogni quattro anni e che è il sogno nel cassetto di ogni atleta che si rispetti. Cosa significano davvero le Olimpiadi per uno sportivo, per un paese e per una popolazione? Ve lo raccontiamo attraverso “Olimpiche – Storie immortali in cinque cerchi”, il libro di Luca Pelosi, giornalista e speaker di Roma Radio, la radio ufficiale della AS Roma. Ma anche maratoneta, con 20 Maratone all’attivo

 

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Storie di amicizia, amore, coraggio e saggezza: di questo si parla nelle 194 pagine di Olimpiche, comprese le interviste a sportivi famosi come Jury Chechi e Sara Simeoni. I cinque cerchi olimpici, che rappresentano l’unione dei cinque continenti, in questo caso diventano per l’appunto il cerchio dell’amicizia, il cerchio del coraggio, il cerchio della saggezza e quello della giustizia. Per ogni cerchio ci sono quattro-cinque storie: tra queste, c’è quella dell’amicizia tra Jesse Owens e Luz Long, uno afroamericano e l’altro tedesco in un’epoca in cui Hitler riversava la sua follia anche sui Giochi Olimpici. Oppure la storia dei due astisti cinesi che fecero fondere le loro medaglie perché non accettavano di non essere arrivati pari, o quella di Lawrence Lemieux, il velista che perse l’oro per salvare la vita a due avversari che rischiavano di annegare.

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Luz Long e Jesse Owens

Un bel mix di messaggi positivi, di storie di uomini, donne e paesi che le Olimpiadi hanno contribuito a far crescere e migliorare. Tante le frasi dell’autore che fanno venire in mente di prendere, uscire di casa e andare a correre. Oppure di iniziare a praticare una delle tante specialità olimpiche. Anche per trovare o ritrovare degli amici, un amore o magari la forza prima fisica e successivamente mentale di affrontare le avversità della vita. Come dice bene Pelosi, “Bisognerebbe sempre far provare a parlare lo sport”. Intanto, noi facciamo parlare lui:

Come è nata l’idea di “Olimpiche”?
Sono sempre stato appassionato di sport: ho praticato calcio, tennis, rugby, pallacanestro e pallavolo. Ho fatto anche l’arbitro di calcio, negli ultimi anni mi sono dedicato al podismo. Per quanto riguarda gli altri sport, li seguo praticamente tutti. Nella vita ho approfondito diverse storie in tal senso, diciamo che il libro è una mia naturale estensione.

Qual è la storia che ti è piaciuto più scrivere?
L’importante è partecipare. E’ la storia di Derek Redmond, atleta britannico specializzato nei 400 metri piani. Ai Giochi olimpici di Barcellona 1992, durante la semifinale, mentre era a poco meno della metà del giro di pista, si strappò il bicipite femorale della gamba destra ma, pur di raggiungere il traguardo, proseguì prima saltellando sulla gamba sinistra e poi appoggiandosi a suo padre che lo raggiunse dagli spalti. Mi ricordo di aver assistito in diretta a questo episodio, la storia mi ha colpito molto ed infatti è stata una delle prime che ho scritto. Il messaggio principale che vorrei dare con questo libro è che nello sport, come nella vita, c’è sempre la possibilità di rialzarsi e vincere.

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Quanto ha influito il fatto di essere un maratoneta nella stesura di questo libro?
Lo spirito del maratoneta in questo libro è sempre presente: se c’è una cosa che mi ha insegnato la corsa è che il senso dello sport è cercare di migliorarsi ogni volta. Lo sport, come dice Gelindo Bordin (il primo italiano a vincere l’oro olimpico nella Maratona nel 1988 a Seul, ndr) nella prefazione, è un momento culturale fondamentale e per questo da tutelare, proprio perché racconta il senso più giusto e sano della sfida uomo contro uomo

Stanno per aprirsi i Giochi Olimpici di Rio. Come vedi gli italiani?
Spero vadano meglio delle Olimpiadi invernali. Vorrei vedere delle medaglie importanti soprattutto negli sport di squadra. Mi piacerebbe che la Pellegrini concludesse al meglio la sua carriera, ma soprattutto vorrei vedere Schwazer almeno partire

Perché il calcio alle Olimpiadi non è troppo seguito? Diversi club europei si sono rifiutati di mandare i propri giocatori a Rio.
E’ giusto che il calcio lasci un po’ la scena agli altri sport, poi c’è anche una certa resistenza della Fifa che vuole dare più risalto ai Mondiali. Però è anche vero che il Brasile è ossessionato dalla medaglia olimpica, l’unica che manca nel Palmares della Seleçao, tant’è che si è fatto di tutto per avere Neymar a disposizione per la competizione.

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