Patrizio Cacciari

Deluso dalla prestazione della sua squadra, qualche giorno fa Paolo Tramezzani, ex secondo di Gianni De Biasi sulla panchina della Nazionale albanese che venerdì affronterà l’Italia di Ventura, e attuale allenatore del Lugano, aveva portato i suoi giocatori in visita alle 6.00 di mattina in una fabbrica di vernici e pittura a Davesco (un quartiere di Lugano).  Mi sembrava giusto – ci racconta – avvicinare i ragazzi alla realtà, per fargli capire che i sacrifici sono importanti a prescindere”. Educato e pacato, preferisce andare oltre: “Non è stato nulla di sensazionale, se n’è parlato anche troppo“. Classe 1970, originario di Castelnovo ne’ Monti, in provincia di Reggio Emilia, Tramezzani è cresciuto nelle giovanili dell’Inter e in Serie A, oltre a quella nerazzurra, ha vestito le maglie di Piacenza e Atalanta. Sempre da calciatore ha collezionato una esperienza al Tottenham, dove ha giocato poco a causa di un grave infortunio. Ha chiuso la carriera da giocatore nel 2008 con la Pro Patria in Serie C.

intervista paolo tramezzani lugano

Paolo Tramezzani con la maglia del Piacenza nel 1997.

Intervista esclusiva a Paolo Tramezzani

Come sta andando la sua esperienza in Svizzera?
Mi trovo bene, è un campionato che già conoscevo perché la metà dei giocatori dell’Albania, giocano in questa lega. E’ un campionato di un buon spessore tecnico e individuale. Il Basilea, che sta dominando, è una squadra di livello europeo.

Da giocatore aveva mai pensato di diventare un allenatore?
Dico la verità: in realtà no. L’idea è arrivata grazie a De Biasi, che mi ha permesso di fare una grandissima esperienza al suo fianco nella Nazionale albanese. Prima come scout e poi gli ultimi due anni come direttore tecnico delle nazionali giovanili.

Il calcio albanese è in salute?
Il campionato è in crescita. Si punta molto sulla valorizzazione dei giovani attraverso le Academy. Molti giovani sono attratti dagli altri campionati e hanno parecchio mercato, ma non hanno fretta di andare all’estero, si lavora bene.

Venerdì la sfida con la Nazionale azzurra…
Conosco molto bene Ventura, l’ho avuto come allenatore. Sono convinto che sia la persona giusta al posto giusto. Sta lanciando molti giovani, il suo progetto ha bisogno di tempo. Farà bene. Su De Biasi cosa dire? Gli sarò sempre riconoscente. Sarà una bella sfida, per alcuni giocatori dell’Albania è un derby visto che giocano in Italia (Strakosha, Ajeti, Veseli, Hysaj, Basha e Memushaj, ndr) anche se ci saranno parecchie assenze.

Come vede la Serie A?
Sta provando a ripartire, a rilanciarsi. L’Atalanta è la squadra simbolo di questa stagione. Un modello straordinario e coerente. Una nota di merito per l’allenatore Gasperini, esempio straordinario di coerenza. Più in generale, ovviamente la Juventus è un passo avanti a tutte le altre. La cosa che mi ha veramente sorpreso è la lotta per la salvezza, già decisa in pratica prima della sosta di Natale. Spero inoltre che il prossimo anno Napoli, Inter e Roma riescano a essere competitive per lo scudetto fino in fondo.

C’è qualcosa da cambiare quindi?
Sono tradizionalista. La formula attuale secondo me è quella giusta. Sulla lunga distanza i valori vengono sempre fuori, insomma vince chi merita. Viene premiata la continuità di rendimento. Play off e play out non mi piacciono, possono essere spettacolari ma portare a risultati anomali.

Quando la vedremo su una panchina italiana?
Non lo so (sorride). Per ora resto concentrato sull’esperienza che sto facendo. Sono arrivato da poco e il mio obiettivo qui a Lugano è la salvezza. Ora siamo in una zona di classifica più tranquilla ma devo rimanere concentrato. Ho altri due anni di contratto e mi piacerebbe rimanere qui anche per lavorare dall’inizio della stagione.