Patrizio Cacciari

Ha fatto parte di quella che viene considerata la Generazione di Fenomeni. E con la maglia azzurra della Nazionale di pallavolo vanta qualcosa come 284 presenze e 13 titoli complessivi. Pasquale Gravina, classe 1970 , di successi se ne intende. Oggi è amministratore delegato della Trenkwalder Formazione, e nei giorni scorsi è intervenuto a Roma all’interno dell’evento Unirete 2016, dove ha tenuto una conferenza sul tema dell’innovazione nel mondo dello sport, toccando diversi aspetti, dalla leadership al gioco di squadra, sia in campo che in azienda. Ricette alla base di ogni successo.

Lo sport può essere il volano della ripresa italiana?
“Lo sport può essere il volano certamente, è un’industria che oggi propone intrattenimento ma che ha anche dei significati economici rilevanti nell’economia del nostro Paese. Noi siamo un popolo latino, passionale, che guarda molto all’aspetto ludico dello sport, che invece andrebbe utilizzato maggiormente anche come sostanza e opportunità di crescita per dargli un ruolo ancora più pesante nel processo di cambiamento”

L’Italia è un paese che crede ancora nei suoi giovani?
“L’Italia non lo so, ma io nei giovani ci credo molto. Quando sento dire che i giovani d’oggi non solo all’altezza, etc…, mi sembra di ascoltare la solita filastrocca di chi non riesce a stare al passo con la modernità. I giovani hanno potenziale, vanno orientati, bisogna dargli sostegno e opportunità, ma ognuno si deve predisporre a un percorso di coinvolgimento, attento e di duro lavoro, affinché i successi siano duraturi e non estemporanei”.

Qual è oggi il ruolo della famiglia nello sport?
“La famiglia è il primo nucleo centrale educativo, ma lo sport viene subito dopo, perché anche lì si incontra un nucleo educativo in cui si sviluppa cultura. Credo che sullo sport lo Stato e l’impresa possano agire comunicando il loro modo di agire, ma qui il paese deve ancora fare dei passi importanti. Lo sport come linguaggio in Italia viene utilizzato poco. E’ ancora confinato in un ambito troppo autoreferenziale, di aneddotica ed emozionale, quando invece potrebbe avere ben altra rilevanza culturale”.

 

pasquale gravina