Paolo Valenti

La Pro Recco come la Juventus, Tempesti come Buffon. Anzi, meglio, perchè la bacheca del portierone del Settebello (con cui ha vinto i Mondiali 2011, oltre a un argento e un bronzo olimpici) dice dodici, come gli Scudetti consecutivi conquistati dalla società ligure. E poi dieci Coppe Italia e cinque Champions League, tanto per non farsi mancare nulla. Per il sesto anno consecutivo la Finale Scudetto ha messo di fronte Pro Recco e AN Brescia, le due realtà che dominano la pallanuoto italiana e che si sono contese anche l’ultima Coppa Italia in un match tiratissimo, terminato ai rigori. In attesa di affrontare la Final Six di Champions League, l’estremo difensore dei liguri ci ha raccontato di sé, del campionato appena concluso e di una disciplina, la pallanuoto, che è da sempre una delle eccellenze sportive del nostro Paese.

Stefano Tempesti e Alessandro Campagna con il bronzo di Rio 2016

Intervista esclusiva a Stefano Tempesti

Dodici scudetti consecutivi, eppure l’emozione è sempre la stessa…
L’emozione c’è ed è fortissima. Magari si può pensare che vincere per dodici anni di seguito possa quasi diventare noioso, ma quando ti alleni tutto l’anno, lotti per un obiettivo e vedi gli avversari che si avvicinano sempre più ma alla fine riesci a primeggiare, stavolta anche in maniera così netta al contrario di quanto successo in Coppa Italia, è una gran soddisfazione. Ed è una soddisfazione per tutti, per la società, per i tifosi, perchè non ci siamo solo noi, che siamo i primi ad esporci, ma c’è tutto un mondo dietro che ci segue e al quale abbiamo il dovere ed il piacere di rendere conto attraverso dei risultati importanti come questo.

Pian piano però i vostri avversari accorciano su di voi. La prossima stagione sarà ancora più incerta?
Ogni stagione è sempre incerta. Quest’anno basta vedere la finale di Coppa Italia, che è finita ai rigori, ma anche lo scorso anno abbiamo sofferto tantissimo, ogni anno può sempre succedere di tutto. Fino ad ora però abbiamo sempre dimostrato di avere quel qualcosa in più che poi ci permettere di dare la zampata finale e superare i nostri avversari. Il 13-6 della finale Scudetto è un risultato bugiardo, troppo largo, non rispecchia le reali capacità di una squadra come il Brescia. Ma agli avversari si deve il massimo rispetto e quindi è giusto continuare a giocare al 100% e a impegnarsi anche quando la partita è già incanalata.

A trentotto anni e dopo una carriera piena di successi, cosa si prova ad andare ad allenarsi giorno dopo giorno?
Ogni anno che passa è sempre più un piacere ed un divertimento, perchè dentro di te hai la consapevolezza che questi sono gli ultimi anni e quando vedi avvicinarti la fine di un qualcosa che ami cerchi di goderti ogni attimo sempre di più. Quandi hai vent’anni hai tutta una carriera davanti e quindi ci sono delle cose che possono pesare un po’, mentre ora ti approcci ad ogni cosa pensando che possa essere l’ultima, come questa potrebbe essere stata l’ultima finale scudetto per me. Non si sa mai cosa può succedere nel corso di un anno, quindi ci metto sempre tanto entusiasmo e sempre più passione, divertendomi di più.

Sport diversi, ma stesso ruolo, portiere. Stefano Tempesti si sente più simile a Zoff o a Buffon?
Ho avuto la fortuna di essere presente in entrambe le epoche, ho visto l’addio di Zoff e seguito tutta la carriera di Buffon, entrambi capitani della nazionale ed entrambi campioni del mondo. Forse direi Buffon, perchè è un mio coetaneo e l’ho vissuto più a pieno, quindi mi sento un po’ più vicino a lui.

In fondo la pallanuoto è un po’ un calcio che si gioca in acqua, eppure ha un seguito molto ridotto. Come si spiega?
Si spiega con il fatto che tutti seguono il calcio, che i bambini vogliono giocare a calcio, che i giornali parlano solo di calcio, perchè questo è quello che chiede il mercato. È quindi normale che ci sia tutta questa differenza. Non ci sono dubbi che il nostro “prodotto” possa e debba essere promosso in maniera diversa e migliore, ma non possiamo pensare che un giorno si possa arrivare a mettere una piscina in uno stadio di calcio, perchè è un’utopia irraggiungibile. Il calcio è più diretto, più facile. Nessun bambino dirà mai a un genitore “portami in piscina a giocare a pallanuoto”.

E invece perchè un bambino dovrebbe dedicarsi alla pallanuoto?
Perchè la pallanuoto è una disciplina con un’etica ferrea, uno sport ancora puro, dove conta solamente la prestazione dell’atleta, sia dal punto di vista sportivo che da quello umano. Non si punta al risultato, perchè laddove non girano soldi è più semplice puntare alla purezza dello sport. Il calcio, per sua fortuna, ha intorno a sè un business, che però un po’ lo inquina e fa venire a mancare alcuni valori importanti che invece nella pallanuoto, come in tanti altri sport minori, sono ancora presenti.

Ci sono quindi degli sport che ti piace seguire da spettatore nel tempo libero?
Sono uno sportivo che non segue lo sport, nel senso che lo pratico ed è il mio lavoro, ma non ho la passione di seguirlo da spettatore. Mi piace il bel gesto tecnico, un bel gol nel calcio o un gran colpo nel tennis, nella pallavolo o nel basket. Sono un grande ammiratore di chi riesce a compiere gesta uniche, come uno splendido sorpasso in Formula 1, ma non sono un appassionato spettatore.

Abbiamo detto che sono gli ultimi anni di carriera. C’è già un’idea di quando smettere?
No, anzi, spero mi facciano smettere il più tardi possibile. Sicuramente spero di avere la maturità di saper decidere da solo quando sarà il momento, piuttosto che farmelo dire da qualcun altro. Allo stesso modo, quando mi verrà chiesto di farmi da parte non potrò fare altro che accettarlo e ringraziare tutti, perchè quello che ho ricevuto da questo sport non l’ha ricevuto nessuno. Quindi già da ora sono certamente grato per quel che ho avuto, indipendentemente da quello che mi riserverà il futuro.

Possiamo quindi dare un suggerimento a Totti, che sta vivendo questo momento così travagliato?
Ogni atleta deve cercare in tutti i modi di allungare la propria carriera il più possibile, perchè quello che fai oggi non potrai farlo mai più. Non puoi permetterti di smettere qualche anno e poi ricominciare, come invece si può fare in tanti altri lavori. Quindi, se Francesco sente ancora questo fuoco dentro, è giusto che lotti in tutti i modi per continuare, anche a costo di andare via dalla Roma, perchè a parte il valore sportivo fenomenale di Totti, lo sportivo quando smette smette per sempre.

Quali sono i progetti di Stefano Tempesti dopo la fine dell’attività agonistica?
Ancora non ce ne sono di precisi. Sono anni che faccio progetti e mi metto in testa tante idee diverse, ma quello che sarà dopo lo vedrò nel momento in cui smetterò. Dipenderà da dove mi troverò, da quali opportunità mi verranno offerte. Se poi non ci saranno, deciderò cosa fare e come organizzarmi.

Usciamo per un attimo dallo sport. Cosa ci facevi nel 2013 sul palco dell’Ariston a presentare Sanremo assieme a Fabio Fazio?
Mi hanno chiamato, mi hanno offerto di farlo ed è stata un’esperienza molto bella. Sono contento di essere entrato nella storia, il primo pallanuotista a presentare Sanremo. È stata una proposta che ho accolto con grande piacere, perchè è una di quelle cose che ti capita di fare una volta nella vita.

Chiudiamo con una nota geografica. Com’è il rapporto di un toscano con la gente di Recco?
Recco è ormai casa mia, vivo qui da quattordici anni e sono diventato uno di casa, tutti quanti si rapportano a me come se fossi del luogo. Ovviamente ho altre origini, e sono molto legato anche a Prato e a Firenze, la città in cui sono nato e quella in cui sono cresciuto. Qui ho la mia compagna e i miei due bambini e sono felice, nonostante il fatto che la mia famiglia abiti lontano. Il vantaggio di vivere in una cittadina di diecimila abitanti è che le persone mi vedono tutti i giorni, ho un rapporto continuo con loro. Porto i bambini a scuola, vado a fare la spesa e ho l’opportunità di instaurare un rapporto umano molto stretto con la gente. Ormai sono uno di Recco, anche se non sono nato qui.

Sanremo 2013, Fabio Fazio, Luciana Littizzetto, Stefano Tempesti e Chiara