Matteo Muoio

Doppio ex di Roma e Lazio, uno dei pochi, ora Sebastiano Siviglia allena la Primavera della Ternana dopo l’esperienza nel settore giovanile biancoceleste. E’ probabilmente con l’aquila sul petto che il tecnico calabrese ha vissuto le migliori annate da calciatore: una Coppa Italia – quella del 2009, primo trofeo dell’era Lotito -, la Supercoppa Italiana di Pechino e una stagione da capitano. Era arrivato nell’estate 2004, nel giorno passato alla storia come quello dei 9 acquisti in meno di 24 ore.  Tre anni prima, invece, sbarcava sull’altra sponda del Tevere; prelevato dall’Atalanta insieme al compagno Pellizzoli, fu uno dei primi colpi della Roma campione d’Italia. La competizione spietata e un brutto infortunio compromisero la sua esperienza in giallorosso, che si chiuse appena 12 mesi dopo con il magro bottino di 5 presenze. Sull’imminente derby di Coppa Italia non si sbilancia, poi ci racconta della nuova avventura alla Ternana e tanto della sua Lazio, tra campo e panchina.

Siviglia Lazio

Empoli-Lazio, stagione 2005-2006. Siviglia e Vannucchi

Intervista esclusiva a Sebastiano Siviglia

Partiamo dalla nuova esperienza con la Primavera della Ternana. Come sta andando?

“Molto bene. Stiamo programmando per ricostruire un settore giovanile che qualche anno fa è stato praticamente smantellato, con l’obiettivo di portare sempre più elementi del vivaio in prima squadra. E’ un percorso faticoso quanto gratificante; ci sono delle difficoltà e lavoriamo al massimo per superarle, il tempo dirà se siamo sulla strada giusta”.

Vieni da due anni nelle giovanili della Lazio, con i Giovanissimi. Un bilancio del biennio? Tra i ragazzi che hai allenato c’è qualcuno che pensi possa arrivare in prima squadra?

“Per quanto mi riguarda è stata un’esperienza ultra positiva; la società ha assecondato il mio desiderio di allenare i giovani, sono stati due anni splendidi, poi non si sono trovati i presupposti per continuare insieme e ho preso altre strade. Dovessi farti un nome, sicuramente Manolo Portanova, un 2000. Arrivò al mio primo anno e io spinsi tanto perché entrasse a far parte del nostro gruppo. Inizialmente il Generale Coletta era molto perplesso, poi Manolo si è rivelato il miglior giocatore della sua annata. Oggi è già in Primavera e sta facendo benissimo, ha pure all’attivo un paio di gol. E’ una mia grande soddisfazione, perché all’inizio non tutti riconoscevano il suo talento, ora sta dimostrando di poter fare il calciatore ad un certo livello”.

Il tuo ingresso nelle giovanili, poi, coincise con quello di Joop Lensen per il progetto Accademy e la conclamata rivoluzione del settore. E’ veramente cambiato qualcosa? A livello di infrastrutture non si è mosso nulla…

“Guarda, io sono via da quasi due anni e non so, ad oggi, cosa succeda.  Joop è arrivato al mio primo anno ed effettivamente voleva portare una nuova metodologia sul modello olandese e tedesco, per creare un vivaio in grado di fornire sempre più elementi alla prima squadra. L’intenzione era quella, ora non saprei dirti come stanno andando le cose”.

Derby in semifinale di Coppa Italia, tu sei un doppio ex. Come vedi quest’anno le due romane e chi ti sembra favorita?

“La Roma è sempre una squadra di ottimo livello e lotta per i vertici, rispetto alle annate passate la vedo più compatta e concreta. La Lazio sta facendo una stagione incredibile, frutto dello straordinario lavoro di Inzaghi. Poi mi sembra che quest’anno ci sia più sinergia tra i vari reparti, squadra-staff tecnico- dirigenza, sono tutti uniti e lavorano al meglio per centrare qualche obiettivo importante, come può essere la Coppa Italia. In partite così  i valori quasi si azzerano, vince chi c’arriva meglio mentalmente e fisicamente e adesso entrambe le squadre stanno benissimo. Sulla carta non vedo una favorita, tra le due la Lazio è quella che ha più motivazioni”.

Chi può risultare decisivo?

“La Roma ha tanti giocatori forti, su tutti Dzeko e Nainggolan quest’anno si stanno esprimendo su livelli altissimi. La Lazio ha un tridente pazzesco: Keita, Immobile e Anderson sono in grado di rompere gli equilibri in qualsiasi momento, sono talmente bravi che citarne uno solo sarebbe un torto per gli altri due. Penso che come reparto offensivo la Lazio sia tra le prime 3 in Italia, squadre di vertice come Inter o Milan davanti non stanno messe così bene”.

Siviglia calciatore. Alla Lazio tante stagioni e tanti bei ricordi, qualche anno prima una parentesi poco fortunata alla Roma. Cosa non è andato? 

“All’epoca era una squadra fortissima, l’anno prima avevano vinto lo scudetto. Nel mio reparto avevo davanti dei grandi giocatori, tutti nazionali, e per me non fu facile impormi. In più patii un brutto infortunio che mi tenne fuori quasi quattro mesi, senza probabilmente avrei potuto dare molto di più. In termini numerici, avendo giocato così poche partite, non fu un’esperienza felice. Rimane comunque una tappa importante, perché da lì sono ripartito da realtà più piccole come Parma, Atalanta e infine Lecce, fino a guadagnarmi la chiamata della Lazio, dove ho vissuto le annate più belle della mia carriera. Ho giocato e vinto tante partite, sono stato capitano di un gruppo fantastico ed ero innamorato dell’ambiente. Mi sento tuttora legatissimo alla società biancoceleste”.

Siviglia con la maglia giallorossa, stagione 2001-2002

Tu sei arrivato alla Lazio nella prima estate dell’era Lotito, precisamente l’ultimo giorno di mercato, quello dei 9 acquisti. Che impressione hai avuto all’inizio? Avresti mai immaginato di toglierti certe soddisfazioni?

“Io ero felice della mia scelta, sapevo che non era una situazione semplice ma ero pronto e disponibile. La società si è accorta del mio impegno, tanto che l’anno dopo sono stato riconfermato. Ero arrivato in prestito, come tanti. Non pensavo ai problemi, pensavo a risolverli, questo atteggiamento mi ha permesso di vivere sei anni così importanti”.

I tre momenti più belli dei tuoi anni alla Lazio.

” I momenti, i  ricordi più belli, sono legati alle vittorie. Quelle nel derby, e tra queste prendo il 3-0 del dicembre 2006 con le reti di Ledesma, Oddo e Mutarelli. Poi la Coppa Italia del 2009 contro la Samp, primo trofeo della gestione Lotito, e qualche mese dopo la Supercoppa di Pechino. Un’impresa, contro l’Inter che quell’anno avrebbe poi centrato il triplete. Anche se mi dispiace lasciare fuori il primo giorno che misi piede a Formello, fu un’emozione indescrivibile”.

Siviglia contro Milito nella Supercoppa di Pechino, agosto 2009