Patrizio Cacciari

Sorridono quando qualcuno prova dirgli che adesso saranno loro a suggerire la formazione a Guardiola. Mario Savo, performance analyst, Matteo Consonni, responsabile programma accelerazione e innovazione dell’Università di Leiden in Olanda, Gian Piero Cervellera, professore di informatica applicata all’Università di Siena, e Jeshua Maxey, designer. Sono loro il poker d’assi (3 + 1) a maggioranza italiana che ha convinto il Manchester City di Pep Guardiola durante il #HackMCFC, un concorso dedicato ad analisti e tattici, diviso in diverse categorie, in cui si sono aggiudicati il premio “Players Player”. La figura del Match Analyst (di cui ci siamo occupati in questa settimana) ancora non è riconosciuta dalla Figc, come ha fatto notare Mario Savo in un suo recente articolo su Rivista Undici: “Spero che questo nostro risultato possa spingere la FIGC verso un riconoscimento totale della figura del Performance Analyst e che questa disciplina possa diffondersi e svilupparsi senza più alcun freno in Italia. Personalmente, mi occupo ormai da diversi anni di ricerca e formazione in questo ambito e ho incontrato tantissimi ragazzi interessati. Tanti di loro hanno grande talento e tante potenzialità, spero solo che non vadano sprecati”.

Tornando invece alle giornate di Manchester, nei cinque minuti di esposizione finale del progetto, è stato Matteo Consonni, a convincere, riuscendo a descrivere al meglio la sintesi del lavoro. Nelle sue parole l’emozione di una simile esperienza è ancora tangibile.

Matteo, adesso cosa succede?
Dipenderà molto da noi, da come riusciremo a portare avanti il progetto. In Italia c’è stato molto clamore per questo evento, ma in realtà nel nostro settore appuntamenti del genere sono all’ordine del giorno. Il calcio e il contesto del City hanno fatto da cassa di risonanza.

Come ci siete riusciti?
Il segreto è stato nella composizione del nostro team, in cui ciascuno è riuscito a mettere le proprie competenze specifiche al servizio del gruppo.

Quanti erano i partecipanti al concorso?
Circa 30mila persone avevano fatto domanda per poter prendere parte alla selezione. In 70 sono stati scelti e invitati nel quartier generale. In poche ore abbiamo studiato 5 milioni di dati che si riferivano a 10 partite del Manchester City, con l’intento di sviluppare un modello di analisi completo e convincente.

Com’è stato lavorare così a contatto con un top club?
Tutto si è svolto nella struttura del Manchester City, abbiamo dormito e lavorato per due giorni in una struttura all’avanguardia, la premiazione è avvenuta nel campo di allenamento al chiuso, dove abbiamo anche dato qualche calcio al pallone, una bella emozione.

Quando il progetto sarà completato, ragionando per assurdo, Guardiola riceverà un vostro messaggio su what’s app il sabato mattina con la migliore formazione da schierare? Si arriverà a questo?
Non si arriverà mai a questo, ma la tecnologia e la raccolta dati sono il futuro e stanno già rivoluzionando diversi campi della nostra vita. Sarà così anche per gli sport professionistici. Anche se il fattore umano resterà centrale.

Quando inizierete a lavorare con il Manchester City?
In realtà il passaggio non è così immediato. Nei prossimi mesi approfondiremo il nostro prototipo. Raccolta, analisi e visualizzazione dati. Da questi tre concetti, sintetizzati, gli allenatori avranno a disposizione uno strumento che tra calcoli e probabilità darà un apporto matematico alle scelte che dovranno prendere.

La Serie A guarda alla tecnologia applicata alle prestazioni sportive?
In Italia i club sono ancora molto indietro, il mio consiglio è quello di investire in questo campo.

Sei giovane e vivi ad Amsterdam, segui ancora il nostro campionato?
Ho un passato da abbonato e sono un tifoso sfegatato dell’Inter. Il mio sogno? Nemmeno a dirlo, aiutare i nerazzurri a vincere grazie al nostro progetto. Sarebbe fantastico”.

Guardiola