Francesco Cavallini

Cari genitori, va bene la scuola e lo sport, ma non vi crucciate troppo se i vostri figli decidono di passare parte del loro tempo libero davanti ai videogame. Quella videoludica è un’attività che va dosata con moderazione, ma altrimenti non crea problematiche di sorta. E non è neanche vero che rende asociali, anzi. Lo sviluppo di internet ha permesso la creazione del multiplayer online, in cui chiunque può decidere di interagire con persone magari distanti migliaia di chilometri (facendo tra l’altro spesso e volentieri anche un utile esercizio di inglese). E per evitare stanchezza e doloretti vari, ci sono le solite precauzioni. Basta la giusta luce, una postura adeguata e soprattutto che ci siano delle pause durante la sessione di gioco. Esattamente come un lavoro.

eSports: leghe, tornei ed eventi

Ecco, per alcuni si tratta di vero e proprio lavoro. Anzi, di sport, perchè è così che ora vengono considerati i videogame. Volendo essere più precisi, dovremmo chiamarli eSports, o Giochi Elettronici Competitivi, GEC. Che è l’esatto nome del network che si occupa dell’organizzazione e della gestione degli eSports in Italia. E dove c’è sport, ormai è quasi consequenziale che ci sia business. Ma che business può esserci intorno ai videogame, se non quello legato all’acquisto delle console, dei computer o dei giochi? Beh, va applicato lo stesso ragionamento che differenzia la partita di calcio tra amici e quella di campionato. L’organizzazione di leghe, tornei ed eventi. Eventi a cui il pubblico è ben felice di assistere, in assiepati palazzetti dello sport o comodamente da casa, grazie allo streaming (attraverso cui si hanno ovviamente ricavi pubblicitari). Accade quindi che una partita di FIFA, il celeberrimo gioco di calcio, attiri su Youtube mille volte più spettatori di un match di Serie B. O che un’azienda decida di sponsorizzare una squadra virtuale, piuttosto che una vera.

Nessuna tipologia di gioco è esclusa

Ma non c’è solo il calcio, anche se i giochi di sport la fanno un po’ da padrone nell’immaginario collettivo. Basta accordarsi e si possono organizzare tornei di qualsiasi videogame. E sono tanti, molti appuntamenti di solito assiepati nei fine settimana, tra convention di fumetti e location scelte per l’occasione. Dagli MMORPG, i giochi di ruolo online, agli sparatutto in prima persona, che di solito fanno la gioia dei papà, oltre che dei figli, praticamente ogni tipologia di gioco trova il suo nucleo di appassionati. Per chi è un po’ più avanti con gli anni non manca la possibilità di sfidarsi al celeberrimo Super Mario Bros, mentre i più giovani preferiscono immergersi nelle ambientazioni fantasy o apocalittiche dei titoli più recenti.

Campionati, mondiali e persino le Olimpiadi

Ma quindi, e la domanda è lecita, esistono campionati? Addirittura i mondiali? Certo. Anzi, i Mondiali 2017 di League of Legends (uno dei giochi più apprezzati e conosciuti) sono in corso e, neanche a dirlo, hanno un foltissimo pubblico che si alza agli orari più improbabili per assistere alle sfide attraverso la diretta in streaming. Dove si arriverà, alle Olimpiadi? Possibile. Il Comitato Organizzatore della candidatura parigina alle Olimpiadi 2024 (poi assegnate alla Ville Lumiere) ha presentato tra le proposte quella di inserire gli eSports tra gli eventi dimostrativi, iter che potrebbe portare alle prime medaglie all’edizione successiva dei Giochi, quella che si svolgerà a Los Angeles nel 2028. E quindi, cari genitori, non rimproverate i vostri figli se scelgono con moderazione di dedicarsi ai videogame. Anzi, coltivate il loro talento. Potreste avere dentro casa un futuro campione a cinque cerchi!